martedì 29 giugno 2010

Il tantalio assassino, dal Congo al gadget

Alfonso Maruccia
Un gruppo di attivisti statunitensi si mobilita con campagne pubblicitarie ed editoriali nel tentativo di responsabilizzare le società produttrici di dispositivi high-tech. I minerali rari finanziano la guerra.
Lo sporco segreto di PC, smartphone e buona parte dei gadget tecnologici più avanzati? Stando a quanto sostiene il gruppo Enough Project, i produttori di dispositivi high-tech sono i principali finanziatori di una delle guerre più cruente e longeve del Pianeta, che si svolge su un territorio africano ricco di minerali indispensabili per la realizzazione dei succitati gadget destinati al mercato dei paesi ricchi.
Enough Project si riferisce a quelli che chiama conflict minerals, minerali rari o preziosi come il tantalio usato nella produzione di alcuni tipi di condensatori: ricavato per la maggior parte dalle miniere australiane, il tantalio è presente anche nel territorio della Repubblica Democratica del Congo per un quinto del totale delle riserve mondiali complessive...
Ma il Congo è anche lo scenario di un lunghissimo conflitto combattuto dalle bande armate che imperversano nella regione, e il tantalio assieme agli altri minerali rappresentano una delle principali fonti di guadagno dei miliziani e di conseguenza un incentivo a continuare a combattere per gli anni a venire.
Intel, Apple, RIM e gli altri grandi produttori di gadget tecnologici sostengono di non avere niente a che fare con le riserve di tantalio del Congo perché così è stato loro garantito dai fornitori di materie prime. Ma per Enough Project una tale giustificazione non sarebbe sufficiente: le grande aziende dell’IT dovrebbero controllare in proprio la reale provenienza dei minerali impiegati nella produzione.
Per far sentire le proprie ragioni, EP organizza proteste nei pressi degli Apple Store statunitensi, realizza campagne di “pubblicità progresso” su YouTube sulla falsariga delle celebre (e ormai defunta) serie di Apple “I am a Mac and I am a PC” e ottiene lo spazio per un editoriale sul New York Times.
Ma la misura più efficace per obbligare l’industria a svelare i suoi segreti più inconfessabili potrebbe venire da un emendamento alla Financial Reform Bill, introdotto dal senatore Sam Brownback e sin qui accettato senza particolari opposizioni. L’emendamento prevede espressamente che le aziende riferiscano presso la Securities and Exchange Commission, con cadenza annuale, l’origine dei minerali usati nella produzione di smartphone, computer e altri prodotti high-tech.

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