martedì 8 giugno 2010

Israele: terrorismo di stato

Gianni Lannes

Italia Terra Nostra condanna senz’appello lo stragismo del governo israeliano ai danni dei pacifisti imbarcati sulla Freedom Flotilla (la nostra amica Monia Benini per fortuna è salva). Il messaggio è chiaro: morte certa a chi tenta di portare aiuti  umanitari ai Palestinesi reclusi a Gaza. I sionisti hanno trasformato la Palestina in un lager. Una precisazione: noi occidentali siamo sempre ciechi e sordi dinanzi alle mattanze di civili dell’altro mondo. Da oltre 60 anni il braccio armato di Israele commette impunemente stragi. Ne sa più di qualcosa l’Italia, dove gli 007 di Tel Aviv godono di impunità istituzionale, complici i governi e l’intelligence di “casa nostra”, almeno dal 1949.
Il campionario è ampio: dal traffico internazionale di armi ad Argo 16, dall’assassinio a Roma dell’intellettuale palestinese Wael Zwaiter (ordinato da Golda Meir), al sabotaggio della motonave Lino, compresa la strage di Ustica.


E che dire del rapimento Vanunu, il tecnico reo di aver rivelato l’armamentario atomico: 300 bombe nucleari; e più recentemente 4 sommergibili a propulsione ed armamento atomico forniti dalla Germania? La presenza inquietante che avanza è il modello militarista, vale a dire il potere crescente della macchina bellica senza controllo pubblico (un mix di gerarchia, affarismo, populismo) ad ogni latitudine del globo. Le crisi finanziarie sono un corollario pilotato dalle solite cosche economiche. Il potere in divisa è fondato sul monopolio della forza e la diffusione ad oltranza della “democrazia” vigilata e condizionata dagli Usa. Le caste con le stellette stanno accrescendo sempre più il loro potere, influenzando ogni giorno le scelte politiche. La sovranità popolare è sempre più erosa. Altro che colpo di Stato.

Attualmente le democrazie rappresentative corrono il rischio di un mantenimento solo apparente di forme democratiche che coprono la sostanza oligarchica. Come è noto Eisenhower, presidente uscente e militare di carriera lasciava la carica presidenziale mettendo in guardia i concittadini dal potere militare-industriale, che avrebbe potuto insidiare la democrazia Usa. Domanda cruciale. Di fronte al continuo saccheggio del terzo mondo, all’inquinamento planetario, all’esaurirsi delle risorse vitali (in primis l’acqua), come impedire che il sistema “democratico” ceda il passo a quello autoritario? La libertà di informazione è vitale e va difesa concretamente. Ricerca, selezione e analisi sono vitali per il giornalismo investigativo.

Pochi si sono accorti di quanto ha scritto il generale Carlo Jean (l’ufficiale a capo della Sogin che nel 2003 per incarico del governo Berlusconi voleva imporre alla Basilicata un deposito unico di scorie nucleari)  sulla rivista Geopolitica: “Occorre smettere di considerare la pace come una specie di diritto acquisito, garantito dall’art. 11 della Costituzione, ma di fatto delegato ad altri. Occorre considerare le Forze Armate come strumenti di guerra anziché come mezzi indispensabili per qualsiasi pace possibile”.

E infatti, l’Italia fa la guerra (Afghanistan, Iraq, ex Jugoslavia, eccetera) supina ai voleri Usa e e movimenta armi grazie alle banche e al Vaticano. Sia chiaro: i Palestinesi hanno diritto all’autoderminazione nella loro terra, ovvero la Palestina. E noi? Per dare un segnale potremmo boicottare sin d’ora le merci israeliane, ma soprattutto impedire ai rifiuti (in particolare radioattivi) di quel paese di sbarcare nello Stivale, favoriti dal Pecorella di turno al potere. Su la testa… ora e sempre.

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