giovedì 17 giugno 2010

La memoria corta dei petrolieri

Massimo Mazzucco
Ricordate i primi giorni, subito dopo l’esplosione della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico? Di fronte alle prime accuse di irresponsabilità, incompetenza e superficialità, che iniziavano ad accumularsi contro i responsabili della BP, questi si giustificavano dicendo che “un incidente del genere non si era mai verificato prima”, e che “siamo di fronte ad una situazione completamente nuova per noi”. La stessa musica veniva ripresa in coro dai media mainstream, e gli stessi difensori dell’industria petrolifera, che andavano in TV per protestare contro il blocco temporaneo delle nuove perforazioni, dicevano che “in fondo, in 60 anni di trivellazioni, è la prima volta che accade una cosa del genere.”

A parte che “una prima volta” come questa dovrebbe bastare per chiudere definitivamente qualunque altra trivellazione nel mondo, ma la verità è tutt’altra...


Il 3 giugno del 1979 esplose un pozzo di trivellazione profondo due miglia, nella baia di Campeche, ...


... nel Golfo del Messico. Anche in quel caso la piattaforma marittima, di proprietà della PEMEX (Petroleos Mexicanos), prese fuoco ed esplose, affondando per intero. Il pozzo iniziò a riversare in mare petrolio al ritmo di 30.000 barili al giorno. Si cercò ripetutamente di chiudere la falla, utilizzando sia i sommozzatori (la testa del pozzo era a soli 50 m. di profondità), sia un sottomarino “tascabile”, ma tutti i tentativi fallirono.

La marea di petrolio iniziò a dirigersi verso le coste del Messico e del Texas, dove furono approntate barriere di ogni tipo, compreso la creazione di piccole isole artificiali. Nonostante questo, l’impatto ecologico fu devastante per tutta la regione, e la Pemex dovette spendere circa 100 milioni di dollari per ripulire tutte le coste inquinate.


Fu necessario scavare non uno ma due pozzi secondari, prima di riuscire a fermare del tutto la fuoriscita di petrolio. Questo avvenne il 23 marzo del 1980, a quasi un anno di distanza dall’esplosione iniziale.

I dati dell’incidente stanno dappertutto, e persino Gianni Riotta, che sembra fidarsi solo di Wikipedia, avrebbe potuto trovarli con grande facilità. Ma la memoria dei petrolieri, e dei media mondiali a loro asserviti, in certi casi sembra diventare particolarmente corta.


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