giovedì 10 giugno 2010

Le foto della vergogna nel cellulare dell'alpino


Chi ha visto le immagini non riesce a dimenticarle. Bambine piccolissime violentate e umiliate. Almeno dieci foto raccapriccianti. Erano nel telefono cellulare di un caporalmaggiore del 32° Reggimento Guastatori della Brigata Taurinense, un ragazzo di 28 anni, già impegnato in diverse missioni all’estero e all’interno del centro di identificazione ed espulsione di Torino. Gli agenti delle squadra Mobile ci sono arrivati per caso. Ma adesso l’indagine, coordinata dal pm Francesca Traverso, vuole chiarire tutto: quale sia l’origine del materiale pedopornografico, lo sfondo della violenza. Da dove arrivi e con chi sia stato scambiato. Con un sospetto pesantissimo: che possano essere fotografie scattate direttamente dal caporalmaggiore. Lui però, all’avvocato Katia Lava, ha giurato il contrario:

«Mi sono ritrovato quella roba sul computer navigando su internet. Ne ho fatto una copia perché era mia intenzione consegnare tutto ai carabinieri». La polizia lo ha trovato prima. Ecco come.

Un residente della zona di via Monginevro non sopportava l’odore che proveniva dal garage vicino al suo. Un odore strano, difficile da definire. Ha chiamato il 113. Sono arrivati gli agenti con un mandato di perquisizione. Dentro al box hanno trovato tre piante di marijuana ben coltivate. Sono risaliti al proprietario, quindi all’affittuario: il caporalmaggiore della Taurinense, per l’appunto.



È un ragazzo originario della Sardegna, nell’esercito da dieci anni, residente in un alloggio della caserma Cavour di corso Brunelleschi. Aveva affittato il garage per tenerci le sue cose. È stato arrestato giovedì per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo due giorni di carcere è comparso davanti al gip Elena Massucco per l’udienza di convalida. Tesi difensiva: «Quella marijuana era per uso personale». Accolta. È stato scarcerato. Ma intanto, leggendo il verbale di perquisizione e sequestro, ha capito che la Procura di Torino sta indagando su un’ipotesi di reato molto più grave: detenzione di materiale pedopornografico.

È successo questo. La polizia ha esteso il controllo dal garage all’appartamento del militare. Lì ha sequestrato un computer, alcuni cd rom e il telefonino. Le immagini non lasciano dubbi. Sono di qualità scadente, riprese da distanza ravvicinata. Ci stanno lavorando gli esperti della polizia scientifica.

Il caporalmaggiore è stato sospeso. Ora dorme in un alloggio militare del «polo alloggiativo» Riberi di corso IV Novembre. Ieri per tutto il giorno non è stato possibile rintracciarlo. Al suo avvocato ha chiesto di non rilasciare dichiarazioni, convinto che tutto si chiarirà: «Quelle foto sono finite sul mio computer contro la mia volontà. Stavo semplicemente navigando...»

Anche il pm Traverso non vuole parlare dell’indagine. Massimo riserbo ovunque. Anche un certo imbarazzo. Però la tesi del materiale scaricato accidentalmente da internet sembra convincere poco. Le fotografie erano anche sul telefonino del caporalmaggiore: perché? Gli investigatori vogliono capire innanzitutto se quelle bambine siano state incrociate personalmente dal caporalmaggiore. O magari da un amico del militare. Da dove arriva un simile orrore?
Niccolò Zancan
lastampa.it

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