sabato 12 giugno 2010

Legge Bavaglio: fine del gossip (per l’informazione importante cambia poco)

Valerio Lo Monaco


Quotidiani in sciopero e radio e televisioni spente: queste le agitazioni promesse in seguito al varo della legge bavaglio. Anche i senatori hanno deciso che la legge è giusta, e anche Napolitano non ha trovato di meglio che di prendersela, di fatto, con chi si appella a lui, ultimo (o quasi) baluardo - il che è tutto dire - per la deriva autoritaria e auto conservatoria della nostra classe politica.
Repubblica on line indica, nella homepage odierna, un lungo dossier sugli audio delle intercettazioni che in seguito a questa legge non potremo più conoscere. La lista è lunga. E i reati ivi inclusi sono gravi. Ciò significa che la legge varata è efficace, che centra il punto per il quale è stata creata, e che si tratta - vale bene ribadirlo - di un vero e proprio attentato alla libertà di informazione. 
Ma c’è una cosa ancora più grave sulla quale riflettere, purtroppo.
Ovvero il fatto che tutta la libertà di informazione applicata invece fino a oggi, tutta la libertà di scoprire e pubblicare atti giudiziari, telefonate compromettenti e loschi giri di affari, non ha sortito alcun effetto sull’opinione comune. O quasi. Certamente non ha sortito alcun effetto pratico....
Il punto è delicato, perché a grosse spanne, la libertà tanto strillata e rivendicata da alcuni giornalisti e dalla parte civile, si è tradotta, nella nostra società, nella tipologia di giornali e televisioni che abbiamo. Si è tradotta in Berlusconi che di fatto impera, in politica, dal 1994. Si è tradotta nella finta opposizione attualmente presente, nella dipartita totale dei partiti e delle forze politiche agli estremi di un finto bipolarismo, nell’assoluta impossibilità di far emergere sul serio delle nuove forze politiche.
Tutta la libertà per la quale oggi si grida all’attentato, si è tradotta in processi che non si celebrano, in scandali infiniti che non hanno impedito a Berlusconi di essere apprezzato dalla metà degli elettori, in una opposizione che non è stata minimamente scalfita dall’affaire Unipol della scalata alle Banche, e di fatto si è tradotta nel continuare a vedere la maggior parte dell’opinione pubblica dividersi tra l’una e l’altra parte, che in quanto ad auto conservazione e lobby affaristiche, praticamente sono pari. Differiscono sui metodi e se vogliamo anche sullo stile, e differiscono soprattutto nel modo con il quale operano indisturbati nel nostro Paese. Ma il risultato, a livello locale come a quello nazionale, converrete, non è poi così differente.
E tutto questo nonostante l’informazione libera - si per dire - che oggi diversi giornalisti, direttori, editori, ordini e cittadini, cercano di “salvare” con mobilitazioni e discese in piazza.
A conti fatti, verrebbe da dire, il varo della legge bavaglio è ininfluente, sul risultato finale nel suo complesso.
Perché mai, o quasi, quotidiani e televisioni hanno pubblicato in passato articoli o commenti veramente liberi - liberi anche dall’agenda setting mondiale e nazionale; mai hanno pubblicato e commentato i temi veramente importanti per capire la realtà; mai una intercettazione tra Draghi e Trichet, mai una tra Obama e il capo della Goldman Sachs. Insomma mai qualcuna tra le notizie veramente rilevanti che andrebbero invece scandagliate e portate all’attenzione pubblica. 
Per queste, l’appannaggio è, con enorme fatica, per mezzi e diffusione, di piccole e piccolissime realtà che, non facendo alcun appello, alcuna raccolta di firme e alcuna manifestazione oceanica di piazza, si dedicano proprio ad affrontare gli argomenti altri veramente degni di nota.
Il gossip, anche se contenente i reati che sappiamo, e giornali ed editori che oggi si battono, sono in verità la foglia di fico per una realtà che i media di massa continueranno, ovviamente, a non voler raccontare.
Il punto chiave allora, e purtroppo, è che questa legge, pur rendendo ancora più difficile la conoscenza della realtà ai cittadini, riguarda un ambito che sulla vita dei popoli ha veramente poco a che fare.
I media di massa il Bavaglio più grande lo avevano anche prima di questa legge. Sui veri motivi della crisi mondiale, per esempio. Sulla incapacità dei governi di affrontarla. Sulla società allo sfacelo che quei media stessi contribuiscono a mantenere. Da oggi non sapremo più delle mignotte del premier. E dei particolari di alcuni appalti truccati. E di alcuni reati di mafia. Ma anche prima, e con tutta la libertà possibile, le escort giravano a palazzo, gli appalti e lo sfacelo erano sotto gli occhi di tutti, e la mafia, di fatto, regnava indisturbata.

2 commenti:

Simone ha detto...

L'articolo è perfetto.
La conclusione che se ne trae è che i bavagli che ora vengono messi all'informazione non sono un liberticidio perché questo è già stato compiuto nel momento in cui sono nati di organi di informazione "intrasistema".
Prima di questa legge infatti la stampa e la tv hano sempre fatto questo tipo di informazione, hanno commentato la partita cercando di capire quale delle due parti dovesse vincere, ma nessuno ha pensato che la partita stessa fosse una farsa e che la vera gara fosse altrove.

La legge bavaglio, semplicemente, impone di tifare per una delle due squadre.

marco cedolin ha detto...

Caro Simone,
le cose credo che in fondo stiano come hai detto tu.
La legge bavaglio, in sè scandalosa, sarebbe un grave problema in un paese dove esiste l'informazione. In Italia dove di fatto l'informazione non esiste, poichè controllata da 4 gruppi editoriali che tutelano interessi superiori, non potrebbe cambiare nulla di sostanziale. Il liberticidio è già stato compiuto.