martedì 22 giugno 2010

Lesotho, l’altra faccia del mondiale


Matteo Fagotto

L'economia del piccolo regno africano è soffocata dalle nuove norme sui transiti imposte dal Sudafrica. Anche a causa della Coppa del Mondo.
Il primo "Mondiale d'Africa" rischia paradossalmente di diventare indigesto per il continente. E non sto parlando delle scarse possibilità di qualificazione alla seconda fase delle cinque squadre africane, ma di una notizia che, tra i festeggiamenti e l'euforia per la Coppa del Mondo, è passata quasi inosservata. E di cui sta facendo le spese il piccolo e povero regno del Lesotho.
Indipendente ma circondato interamente dal Sudafrica, il 1 giugno scorso il Lesotho si è svegliato con una brutta sorpresa....
Le nuove misure di sicurezza imposte da Pretoria con l'avvicinarsi dei Mondiali prevedono infatti il rifiuto dei permessi di transito temporanei che gli abitanti del Lesotho hanno sempre usato per andare a lavorare in Sudafrica. Per uno stato che, a livello economico, è totalmente dipendente dal più grande vicino, i nuovi provvedimenti hanno provocato un'immediata crisi economica.
Abitato da quasi due milioni di persone, il Lesotho sopravvive grazie alle decine di migliaia di lavoratori che, ogni mattina, attraversano la frontiera col Sudafrica per recarsi nelle miniere o nelle fattorie del Free State. Una forza lavoro silenziosa, ma che contribuisce al benessere del Sudafrica e permette alle famiglie dei Basotho (così sono chiamati gli abitanti del Lesotho) di sbarcare il lunario. I nuovi provvedimenti hanno messo fuorilegge i permessi temporanei, prima rinnovabili ogni sei mesi, costringendo ogni abitante del Lesotho che volesse andare in Sudafrica a utilizzare il passaporto, un documento pressoché sconosciuto nel Paese. Le autorità, senza fondi e senza strutture, non ne hanno emesso neanche uno negli ultimi cinque anni, e devono smaltire un arretrato di richieste che arriva fino a otto anni fa.
In pratica, gli abitanti del Lesotho sono intrappolati nel loro piccolo stato. Una tragedia, se si pensa che il Paese è dipendente dal Sudafrica anche per l'approvvigionamento alimentare, e che la nuova normativa verrà mantenuta in vigore anche dopo i Mondiali. Per risolvere l'emergenza il governo ha richiamato dalle vacanze i propri parlamentari, ma difficilmente la diplomazia del piccolo stato riuscirà a fare qualcosa. Pretoria sull'argomento è irremovibile, e ha anzi ricordato che il Lesotho ha avuto mesi di tempo per prepararsi alla nuova normativa. A risentirne non sono solo i lavoratori, ma anche i piccolo imprenditori che, in Lesotho, producono tessuti e abbigliamento, unica esportazione del Paese assieme all'energia idroelettrica. Le file ai posti di frontiera sono diventate infinite, con un'attesa media tra le quattro e le sette ore.
Che fare? Per i lavoratori, la scelta è tanto semplice quanto brutale: o morire di fame in Lesotho, o continuare ad andare in Sudafrica entrando illegalmente nel Paese, rischiando così di venire deportati. La crisi ha sconvolto la piccola monarchia del Lesotho, tanto che sempre più persone sarebbero favorevoli all'annessione del "regno dei cieli", come viene chiamato dai suoi abitanti, nel più grande Sudafrica. Ultimo paradosso, il provvedimento ha in pratica tagliato fuori il Lesotho da qualsiasi possibilità di approfittare economicamente della Coppa del Mondo. Pochi avranno la possibilità di vedere le sue valli e i suoi panorami montani mozzafiato: quale turista si sobbarcherebbe infatti una coda di potenzialmente quattordici ore, tra entrata e uscita?

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