venerdì 25 giugno 2010

Libertà dalla scelta

Massimiliano Viviani

La libertà che sta a fondamento del mondo moderno è principalmente libertà di scelta. Sia in ambito sociale che individuale, l'uomo moderno deve poter essere libero di scegliere la propria strada e il proprio destino. La possibilità di scegliere è alla base di qualsiasi forma di libertà, così come la intendiamo oggi. Ma la libertà di scelta, in sè, assume spesso una forma rigida, caratterizzata da un numero di opzioni definite a priori, offerte da un sistema più grande che è il sistema tecnico materialista nel quale viviamo. La scelta solitamente si compie all'interno di queste opzioni predefinite. Tale forma di libertà in fondo rispecchia la stessa rigidità di quella tecnologia che con i suoi automatismi e la sua pervasività ha distrutto il mondo tradizionale per creare il deserto...

Per chiarire il senso autentico della libertà di scelta potrà essere utile considerare, per esempio, la libertà offerta da un mezzo di locomozione; e non a caso, dato che la mobilità costituisce una delle più grandi conquiste del mondo moderno in fatto di libertà. La libertà di spostamento data da un animale -per esempio un cavallo- è molto diversa da quella apparentemente illimitata offerta da un'automobile. Tuttavia essa, con tutta la sua potenza, può soltanto seguire la vie decise a priori dal sistema. Fuori dalle strade e dalle autostrade, il simbolo della moderna emancipazione è impotente. Può andare solo dove decidono gli altri. Un cavallo al contrario è sì meno potente e meno veloce, ma può accedere praticamente ovunque: nelle città, per le strade, sulle scalinate, nei prati, nei campi, per i boschi, sulla spiaggia, attraverso le paludi....quale automobile può garantire la stessa libertà?!
E' chiaro che l'esempio riportato sopra fornisce una lettura sintetica e schematica del concetto di libertà in rapporto al mondo moderno, ma esso è tuttavia eloquente e la sua semplicità rende bene l'idea. L'uomo moderno dovrebbe riflettervi perchè nella semplicità spesso risiede la verità più pura. L'inebriante libertà offerta dalla tecnica è una chimera -anche perchè lo stesso mondo omologato fa perdere senso alle varie opzioni che si somigliano sempre più- allo stesso modo delle false scelte e opportunità precotte che il sistema economico ci propina e che non hanno più un vero significato. La libertà diventa così "libertà di usufruire della tecnica", di utilizzare prodotti, mezzi, automatismi e opzioni, scelti precedentemente da altri. Non importa se la velocità e la quantità esaltano la percezione della libertà e la rendono inebriante, perchè in realtà si tratta di pura illusione.
In realtà quindi l'uomo moderno sceglie ben poco, non più di quanto scegliesse in passato l'uomo premoderno. Il progresso, come sua consuetudine, ha agito eliminando ciò che ha ritenuto dannoso e ampliando ciò che ha ritenuto utile, dimenticando che l'essenza dell'uomo e del mondo si basa su equilibri sottili e delicatissimi che non si possono rompere e sezionare come pare e piace. Perchè in questi equilibri sta anche ciò che è dannoso -o che tale si crede- inutile e doloroso. E nel caso della libertà, essa mai è stata considerata in astratto, svincolata dal rapporto con la necessità (intesa come necessità naturale, e non come costrizione o violenza). E' la necessità che definisce la libertà, che la rende viva e autentica. Se la necessità scompare, scompare anche la vera libertà. Come un fiume che, non più contenuto dai propri argini, si perde in mille rivoli e poi si secca. Se voglio essere libero in tutto, alla fine divento uno schiavo. Se desidero ottenere sempre di più, se non accetto i limiti della necessità -quelli naturali del cavallo per tornare al nostro esempio di prima- ma voglio potenziare la mia libertà oltre i limiti stessi, ottengo paradossalmente una condizione di maggiore fragilità e insicurezza.
La libertà definita dalla necessità è principalmente libertà dello spirito. Essa si nutre di riferimenti immutabili e di certezze solide piuttosto che delle innumerevoli opzioni frutto dell'analisi infinita e del dubbio perpetuo, tipici della mentalità moderna. E' libertà limitata ma autentica: libertà di non essere corrosi nell'intimo, di restare integri, di vivere non condizionati. Libertà di essere sciolti da bisogni inutili e di essere autosufficienti. E' libertà "da" più che libertà "di". Tutto ciò si traduce nella possibilità concreta di essere padroni del proprio quotidiano, possibilità che all'uomo moderno è preclusa: la modernità ha concesso la libertà di avere molto ma solo in prestito, perchè in un attimo si può perdere tutto e cadere nella più nera miseria e nella più sconsolata solitudine. Del resto tutti sanno che basterebbe un black-out prolungato per far precipitare l'umanità intera al paleolitico. E' importante allora che la vita sia generosa, ma più importante ancora è che quello che concede sia in pieno e definitivo possesso della persona: valori immutabili, una famiglia certa, un lavoro per tutta la vita, un mestiere che permetta di agire direttamente sul mondo senza l'odiosa intermediazione di macchine e alienanti automatismi.
La modernità invece ha introdotto una straordinaria possibilità di scelta, ma tra opzioni che non dipendono più dall'uomo. Inoltre esse troppo spesso sono simili tra loro e solitamente qualitativamente peggiori che in passato, in cui si era meno liberi di scegliere, ma in generale tra cose più gratificanti. Per fare un esempio, essere costretti a fare il lavoro del padre e della famiglia può in sè risultare fastidioso in alcuni casi, ma tale incomodo è in ogni caso ampiamente ricompensato dalla soddisfazione di imparare un'arte o un mestiere che diventa elemento distintivo della personalità, in cui le possibilità di accrescere le proprie conoscenze e di metterle in pratica sono certamente molto maggiori di quelle offerte dal lavoro industriale, anonimo e meccanizzato, pure se tale lavoro viene scelto in tutta libertà e con la massima dovizia di informazione. La scelta tra moltissime opzioni scadenti non le fa diventare migliori.
Senza dimenticare oltretutto che la scelta di per sè è portatrice di ansia e di angoscia, tipica dell'approccio numerico e quantitativo verso la realtà. E a buon diritto: che cosa c'è di più angosciante che scegliere tra opzioni omologate, e la cui diversità è poco più che un nome? Perchè è chiaro che se le cose del mondo fossero di per sè varie e differenziate, non ci sarebbe bisogno di scegliere e sarebbe la propria natura a portare l'uomo in una direzione piuttosto che in un'altra. La difficoltà della scelta e l'ansia che ne scaturisce sono già di per sè la dimostrazione che la scelta si compie sempre tra opzioni tutte simili, sicchè il senso stesso della scelta svanisce. Anche qui la libertà moderna si riduce a ben poca cosa.
La libertà di scelta è oramai diventata indispensabile come male minore per vivere decentemente in un mondo in sè disumano come quello moderno, nel quale siamo intrappolati. Eliminarla brutalmente sarebbe una forma di violenza ancora peggiore; al massimo si potrebbe pensare una drastica riduzione dell'esplosione quantitativa e una sua saggia gestione. In ogni caso, la libertà di scelta non rappresenta certo un valore in sè. Invece non è raro oggi sentire molta gente ripetere a gran voce che è meglio essere liberi all'inferno che servi in paradiso. Io, come del resto ben sapevano i nostri antenati, mi permetto di sostenere il contrario.

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