martedì 29 giugno 2010

Perchè smacchiare i pellicani?

Romolo Gobbi
Il pellicano marrone è stato per lunghi anni in pericolo di estinzione e solo l'anno scorso è stato cancellato dalla lista delle specie a rischio di estinzione. Dopo l'esplosione della piattaforma della BP al largo della Louisiana, il 20 aprile, una marea di greggio si è spinta fin verso le coste, che sono il loro habitat naturale, mettendo di nuovo in pericolo i pellicani bruni. Dopo pochi giorni erano già "792 gli uccelli marini, duecento le tartarughe marine, trenta i delfini, senza contare altre decine di specie trovate senza vita a causa del greggio". Alcuni pellicani sono stati recuperati ancora vivi, anche se paralizzati dal petrolio che li ricopriva, e sono stati ripuliti, usando solventi chimici: "Uno tiene bloccato il becco del pellicano, che ha un'apertura d'ali fino a 2,4 metri, l'altro fa pulizia accurata, usando una soluzione al metilene per togliere il grasso e poi un sapone speciale e una spazzola delicata per liberare ad una ad una le penne dalla crosta"....
Dopo un simile trattamento, i pellicani sbiancati sono stati rimessi in libertà, sperando in una loro sopravvivenza, anche se precedenti esperienze di lavaggio chimico avevano dato risultati negativi: "il più negativo è quello sulla chiazza di greggio in California del 1990: due anni dopo, meno del 10% dei pellicani recuperati fu ritrovato vivo, ma nessuno aveva più procreato".
Più difficili, e meno visibili, i tentativi di limitare il diffondersi della "marea nera", usando altre sostanze chimiche da sciogliere nell'acqua marina: "il pentagono pensa di aggredire la marea da più parti con dissolventi chimici dal cielo, sottomarini per bloccare la fuga e incendi controllati". Il presidente "Barak Obama manda i C-130 a bombardare la marea nera nel Golfo del Messico... Robert Gates ordina a due C-130 di base a Young-Stown, nell'Ohio, di decollare 'appena possibile' per lanciare sostanze chimiche tre volte al giorno su aree di circa 100 ettari di superficie marina, al fine di 'aggredire, far separare e polverizzare' il greggio che copre le acque". Non si sa quali risultati abbia dato l'intervento delle forze armate USA, ma un grido d'allarme è stato subito lanciato dagli esperti, secondo i quali: "i solventi che usano sono peggio del petrolio". Le ricerche fatte dopo il disastro di ExxonValdez nel 1989 in Alaska, sull'uso dei dissolventi chimici: "li hanno collegati a problemi di salute nella popolazione, inclusi danni al sistema nervoso e respiratorio, al fegato e ai reni". Senza contare gli effetti sulla catena alimentare; infatti altre ricerche "hanno dimostrato che i disperdenti possono accumularsi nei molluschi, uccidere le uova dei pesci e i PAH si accumulano nelle cozze, danneggiano gli embrioni delle aringhe e del salmone rosa". Bisogna ricordare che Venice in Louisiana, una delle zone più minacciate, è considerata "la capitale mondiale della pesca".
Secondo Richard Charter, esperto di biologia marina e di perdite di petrolio, i disperdenti devono venire utilizzati con cautela, ma "in questo momento tutto è finalizzato a togliere questa macchia di petrolio dalla nostra vista e dalla nostra mente. Adesso possiamo usare qualunque risorsa, chiamare i Marines e la Guardia Nazionale, ma la macchia è così grande che difficilmente qualunque tipo di intervento potrà cambiare significativamente qualcosa".
Poichè le macchie grandi sono molto visibili e non si possono facilmente sbiancare, come è stato fatto con i pellicani, tutte le autorità americane hanno ostacolato "il lavoro dei giornalisti, impedendo l'accesso alle aree più colpite dal disastro". Secondo il New York Times: "I giornalisti hanno tentato più volte di avvicinarsi alle zone del disastro ambientale provocato dall'esplosione della piattaforma della BP nel Golfo del Messico il 20 aprile, ma sono stati allontanati non solo dalla BP e dai suoi dipendenti, ma anche dalle forze dell'ordine locali, dalla guardia costiera e dalle autorità federali".
Invece, molto spazio viene dato ai media per illustrare i vari tentativi di arginare la falla prodottasi nell'oleodotto a 1550 metri di profondità. Un primo tentativo venne fatto, ai primi di maggio, calando una cupola sulla falla: "una struttura in metallo e cemento, alta 12 metri e pesante 78b tonnellate, doveva incapsulare ciò che resta del tubo della piattaforma e aspirare l'85% del petrolio". L'esperimento fallì. Altre proposte vennero scartate prima ancora di essere messe in opera: "calare in fondo al mare un container più piccolo, che presenta meno rischi di ostruirsi come è accaduto alla cupola di 70 tonnellate ... tagliare l'oleodotto danneggiato e gettare cemento nella bocca del tubo aperto". Secondo Thad Allen, numero uno della guardia costiera e responsabile delle operazioni di soccorso, si potrebbe sparare in profondità un "colpo di spazzatura", ovvero una specie di pallottola gigante, fatta di brandelli di gomma, palle da golf e detriti di vario genere, per chiudere il buco e fermare l'emorragia.
Per difendere le coste dalla marea nera è stata avanzata dalla "Matter of trust", una organizzazione no-profit, la proposta di ricorrere a barriere fatte con capelli umani, il che "ha dato il via ad una gara di solidarietà ecologica da tutto il mondo, con oltre 370 mila saloni di parrucchieri per uomo, donna e animali, coinvolti grazie al tam tam su Facebook". Non sono mancate proposte più terribilmente realistiche: "la Komsomoloskaya Pravda, l'ex quotidiano della gioventù comunista russa, ha suggerito una "Armageddon marina", con esplosioni nucleari controllate, che farebbero spostare le rocce, facendo chiudere la falla. Secondo l'ammiraglio Thad Allen, l'uso di cariche nucleari, utilizzata in passato dal regime sovietico per incidenti simili, non è auspicabile: "A mio avviso si tratterebbe di un rischio molto grande".
Un ultimo tentativo di "tappare quel maledetto buco", secondo le parole di Obama, è stato fatto alla fine di maggio con l'operazione "Top Kill, ovvero, un blob di oltre 22 tonnellate di fango e liquidi densissimi, che sarà sparato dentro il pozzo"; ma dopo aver inghiottito l'iniezione di fango, la massa nera ha ripreso ad uscire a pieno regime: "il baby sta vomitando la pappa". A questo punto, il 30 maggio, l'amministrazione Obama si è decisa a dirigere ulteriori tentativi, in particolare, il presidente ha dichiarato che sarà avviata una nuova procedura grazie alla quale il tubo di estrazione del petrolio sarà tagliato dai robot e una struttura di contenimento vi verrà applicata sopra". La decisione di Obama è arrivata comunque tardi per recuperare credibilità politica, ma soprattutto è giunta tardi per far ricredere gli americani sul tanto strombazzato primato tecnologico degli USA: "gli americani hanno piena fiducia nel fatto che a lungo termine la tecnologia risolverà tutto: cioè, qualunque cosa succeda, troveremo un modo per ripararlo; ma quello che sta succedendo li sta smentendo".
A ristabilire la fiducia degli americani, non è neanche servita la tattica di Obama di monetizzare la tragedia, scaricando la colpa sulla BP e chiedendo e ottenendo rimborsi stratosferici.
E non è ancora finita... 

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