giovedì 10 giugno 2010

Sconfitti

Andrea Marcon

L’ultima nefandezza compiuta da Israele ha inevitabilmente avuto grande risalto mediatico e ha suscitato forti condanne, indignazione e sdegno in tanti. Noi compresi, come testimonia questo blog. Non torno sull’episodio in sé, perché solo i servi in malafede o gli idioti irrecuperabili possono anche solo lontanamente giustificare l’ennesimo atto criminale commesso dall’unica nazione capace di gareggiare con gli Stati Uniti d’America nel concorso dei veri “Stati canaglia”.
Ma proprio il fatto che, invece, anche in questo caso, i soliti professionisti della difesa aprioristica del regime sionista siano riusciti anche solo a rendere oggetto di discussione ciò che doveva semplicemente e inesorabilmente essere condannato, è la testimonianza della nostra sconfitta. “Nostra” non solo come nemici della politica repressiva messa in atto da decenni ai danni del popolo palestinese ma, più in generale, come piccoli ma indomiti difensori della verità.
Se anche questa volta i media di regime, i politici camerieri, gli pseudo-intellettuali al servizio di Israele sono riusciti a buttare nel solito polverone di accuse, repliche, giustificazioni, attenuanti, corsi e ricorsi storici questo ignobile massacro, significa che non c’è veramente più speranza di smuovere le coscienze attraverso l’informazione. Perché questi cani da guardia del Sistema non hanno bisogno di censurare né di negare: sono riusciti in decenni di mistificazioni e lobotomizzazioni a togliere alla cosiddetta “gente” l’energia e la voglia se non di indignarsi, sicuramente di far seguire all’indignazione qualche fatto concreto e determinante….


Manifestazioni, proteste ufficiali, persino campagne di boicottaggio di prodotti israeliani: rimangono episodi marginali o comunque di esclusivo appannaggio di una parte politica, quella alla quale si contrappone – sullo stesso piano – la schiera dei difensori dell’”unica democrazia del Medioriente”. Qualche settimana di chiacchiere inutili, qualche sasso scagliato contro individui subito pronti ad atteggiarsi a vittime dell’”ennesimo rigurgito di pulsioni antisemite”  e poi calerà la consueta coltre di silenzio, in attesa del prossimo atto criminale israeliano.
Ma prima sarà arrivato un presunto attentato terroristico, un discorso o un atto di Ahmadinejad che avranno suscitato – questì sì – unanime preoccupazione e sdegno, un petardo palestinese (subito ribattezzato “razzo qassam”) che avrà “gettato la paura sui martoriati coloni israeliani”, o altre disgustose amenità in stile Fiamma Nirenstein atte a dar vita al solito polverone che tutto avvolge, nasconde, uniforma.
E tutti o quasi torneremo alla nostra vita. Certo più facile di quella di un abitante di Gaza, ma comunque sufficiente a distrarci da quanto accade da quelle parti.

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