lunedì 7 giugno 2010

Tangentopoli atto secondo

Giacomo Gabellini

"Uso i partiti allo stesso modo di come uso i taxi: salgo, pago la corsa, scendo".
Enrico Mattei

Lo straordinario ebreo renano Karl Marx scrisse che "La Storia si presenta sempre due volte; la prima come tragedia, la seconda come farsa". Nel desolante panorama italiano la tragedia ha avuto luogo poco meno di venti anni fa, in occasione della stagione in cui infuriarono le inchieste del pool di magistrati milanesi volte a far luce sul malaffare strisciante della cosiddetta "tangentopoli". Contrariamente a quanto sostengono gli isterici urlatori odierni (Travaglio, Grillo e compagnia cantante), la campagna giudiziaria definita "Mani pulite" (sulla quale ho già espresso la mia opinione) produsse l'effettivo smantellamento del sistema italiano, a beneficio dei grandi poli finanziari italiani e statunitensi, veri e propri burattinai di tutta la grottesca commedia. Questa fu la tragedia.

Vi sono ora forti indizi a supporto della tesi, sostenuta ampiamente da chi scrive, secondo cui sia in fase di preparazione un secondo colpo di spugna giudiziario, architettato dagli stessi "mandanti" della prima "tangentopoli" e finalizzato alla totale soppressione di quel briciolo di autonomia nazionale rimasta. Ecco comparire la farsa. Il brillante, schietto ed acuto economista Gianfranco La Grassa, in un suo recente intervento, ha individuato alcuni fatti estremamente rivelatori in proposito, come il vergognoso e scellerato attacco a Finmeccanica. La tecnica adoperata dai suoi accusatori è sempre la solita, e consiste essenzialmente nel lavorare ai fianchi l'azienda, gettando discredito sulla sua immagine e spianando il terreno ai consueti avvisi di garanzia recapitati ai vertici dirigenziali, risolvendo un problema politico per via giudiziaria. Finmeccanica è stata regolarmente tacciata di "immoralità" dalle colonne de "L'espresso" (in mano al duo luciferino Scalfari - De Benedetti) , vero e proprio braccio armato della grande finanza, per aver siglato accordi con compagnie russe vicine a Vladimir Putin (anch'esso oggetto di forti attenzioni dei soliti noti) e per aver raggiunto un'intesa con il presidente bielorusso Lukashenko, definito "ultimo dittatore d'Europa".

In un secondo momento sono arrivate invece le inchieste della magistratura, chiamata come sempre a far "luce sulla vicenda". Sia chiaro che chi scrive non si sogna nemmeno di negare la corruzione sistematica imperante in Italia, ma non per questo ritiene accettabile che la scusa della corruzione di qualche singolo individuo fornisca ancora una volta la carta vincente ai pescecani nostrani e internazionali per mangiarsi quel poco di sano rimasto dopo la tragedia di "Mani pulite". La vicenda riguardante Finmeccanica va inscritta nel novero di "strane coincidenze" avvenute negli ultimi tempi, che hanno visto Berlusconi recarsi in Israele e da lì attaccare direttamente Mahmoud Ahmadinejad, ledendo profondamente i fondamentali rapporti con l'Iran e il deterioramento dei rapporti tra Eni e Gazprom, per la gioia dei vari giullari filoatlantici alla Andrè Glucksmann. Le vicende in questione mettono a nudo la disarmante, totale subordinazione della classe politica italiana, tenuta in pugno dai grandi poli finanziari e del tutto incapace di ideare e portare avanti un progetto politico decente. Si continua ad elargire beatamente montagne di finanziamenti pubblici ad aziende completamente parassitarie come la Fiat e si punta dritti al completo smantellamento di quel poco di autonomia rimasta. 
Eni e Finmeccanica operano peraltro in settori strategici come l'energia e i trasporti, essenziali per la stabilità economica italiana. 
Enrico Mattei fu il primo a capirlo, ma la stoffa di cui era fatto non è nemmeno paragonabile a quella dell'attuale accozzaglia di servi e rinnegati, gente che dal marxismo estremista è passata al liberismo più sfrenato e all'apologia dei bombardamenti umanitari e del sionismo.
Il contesto

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