lunedì 14 giugno 2010

Un altro mondiale perso per goleada



L’altra faccia del mondiale. 
Il mondiale di calcio nasconde tutto quello che il capitalismo vuole: l’attacco sionista al convoglio con aiuti umanitari, le sanzioni all’Iran, le svalutazioni in America Latina, l'avanzando degli Usa nella destabilizzazione di tutto ciò che possono nel mondo, e certamente, la povertà mondiale, la disoccupazione in Europa; e gli europei mangiano spazzatura come si mostrava ieri nell’articolo di InSurGEnte. 
Ma esistono persone che continuano a lottare per (almeno) mostrare al mondo le condizioni nelle quali sopravvive, mentre altri spendono enormi quantità di denaro in un Circo installato (oggi) in SudAfrica. Ma questo circo…. è solo una funzione.

Questa partita nessuno la vuole giocare: l' abbiamo persa?

Un’organizzazione di un centinaio di persone senza tetto di Khayelitsha, la più grande baraccopoli di Città del Capo, cerca di costruire un accampamento di miseria di fronte alle porte del lussuosissimo stadio di Green Point. Mthobeli Qono, lo sbrindellato portavoce annuncia che “portiamo materiali, gli stessi che usiamo per le nostre case (lamiere, cartone, legno…) per mostrare al mondo le condizioni nelle quali viviamo e le promesse non mantenute”.
Si riferisce alle promesse del Governo di costruire loro un tetto degno.
Vogliono dire al mondo che a 12 km da un edificio, dove si sono investiti più di 400 milioni di euro, si vive tra i brandelli della fame....



Ovviamente la polizia impedisce che i manifestanti arrivino a mettere un qualche legno di fronte al centro della stampa internazionale.  Risultano quanto meno curiose le manifestazioni del Governo, che proclama, apertamente, che ignorerà i grandi problemi del paese durante il prossimo mese:
  • “Non accetteremo attacchi xenofobi contro gli stranieri durante la Coppa del Mondo davanti a tutti i giornalisti del pianeta”, non si possono infastidire i turisti durante questo mese e distruggere la nostra immagine internazionale”, non si potrà….” Sono tutte frasi uscite dall’Esecutivo con la sorprendente uscita di “durante il campionato, che è pieno di giornalisti”.
Ma molti hanno visto giustamente in questo modo, agli occhi del mondo, la possibilità di reclamare e mettere alle strette l’avversario. Due settimane fa, a Khauelitsha è iniziata una battaglia campale per colpa di alcuni bagni di lamiera che il consiglio comunale aveva costruito nel comune per i residenti che non dispongono di bagni nelle loro case.
La stessa notte che li hanno messi sono stati distrutti da alcuni vicini, che annunciavano di andare in città e “seminare caos e terrore” (letteralmente) per rivendicare migliori condizioni di vita.

In questo caso, chiedono che i bagni pubblici siano di cemento e non di latta. L’ultimo capitolo è la chiusura della N-2, la strada che unisce l’aeroporto con Città del Capo e sono stati evacuati con balle di gomma dai poliziotti.
Sullo sfondo di questa denuncia c’è qualcosa di più delle condizioni sociali. I leader della protesta sono membri della gioventù dell’ANC, il partito del governo che controlla tutto il Sudafrica meno questa provincia, in mano alla DA della bianca Hellen Zille.

Quella stessa notte, e per la prima volta nella storia, mentre si distruggevano i bagni, la DA ha stravinto in elezioni locali nel comune di Guguletu, dove  quasi tutta la popolazione è nera e con scarse risorse.
I lavoratori dei trasporti hanno anche deciso che la Coppa del Mondo era il momento perfetto per richiedere migliorie.

Fino alla fine di maggio, le locomotive sono state ferme per uno sciopero che minacciava di essere il primo grande ostacolo dell’organizzazione.
Più tardi, dopo lunghe trattative, si è riuscito a raggiungere un principio di accordo, anche se i leader sindacali continuano a dire che l’”accordo non è soddisfacente”.
Lo stesso è successo con i tassisti ed i proprietari minibus, che ha finito per lanciare una pioggia di pietre quando hanno cercato di spiegare loro che l’affare poteva andare a quel paese perché gli europei erano abituati a girare le città in grandi autobus.

Alla fine, quasi 1000 miliardi di euro investiti, secondo molte associazioni, sono andati a finire nelle zone più ricche, se non in mani private, e il preventivo iniziale era un 150% più basso.

“A me i Mondiali non cambieranno la vita”, spiegava a questo giornale l’unico sudafricano che ieri alle 12 non stava saltando e facendo suonare la sua vuvuzuela.

Tradotto per Voci Dalla Strada da VENESA

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