venerdì 16 luglio 2010

Banchieri d'assalto

Gianni Petrosillo
Immaginate che io sia un rapinatore ma di quelli perbene che non sparano sulla gente, un bandito gentiluomo ed eroico come certuni che si vedevano una volta al cinema. In quanto lestofante sarei tenuto a svolgere la mia prestazione nel posto di lavoro più adatto, che so’ una banca per esempio, cercando di alleggerirla di qualche migliaio di dollari o euri per rimpinguare le mie tasche. Diciamo pure però che, per una sorte accanita e malevola, la polizia riuscisse ad arrestarmi e a condurmi di fronte alla legge. A questo punto, davanti alla bilancia starata della giustizia rischierei, almeno in Italia, una pena dai 3 ai 10 anni, più le aggravanti se il giudice dovesse attribuirmele. Non sono un avvocato o un magistrato ma credo, più o meno, che le cose stiano così....



Se nondimeno, come uomo irriducibilmente incline al crimine, appena più furbo di un gangster romantico e un po’ svagato, invece di svaligiarla la fondassi una banca, magari associando all’operazione qualche altro genio della truffa addestrato nelle migliori università economiche del mondo, le cose andrebbero diversamente? Forse sì. Per essere sicuro di sfondare nel ramo potrei accomunare all’onorata società anche qualche politico influente e, perché no?, tentare col tempo di piazzare alcuni miei dipendenti ai vertici degli organi economici dello Stato.

Nel frattempo, al fine di consentire alla mia banca di prosperare e moltiplicare il denaro tramite il denaro potrei inventarmi tutta una serie di prodotti sintetici del tipo subprime o cdo ad alto rischio, ben impacchettati per nascondere ai clienti le eventuali fregature. Supponiamo che così operando riuscissi ad accumulare svariati miliardi di dollari mandando in rovina organismi pubblici e privati.

Tutto ciò fino al punto in cui qualcuno s'incazza seriamente perché a causa mia cominciano a saltare i pilastri stessi del sistema che non regge all’urto di tali manovre da casinò. Che faccio? Minaccio di chiudere i battenti, di licenziare il personale, di far avvitare su stessa la contabilità mondiale. I politici allora, molti dei quali sono miei sodali ed hanno approfittato della mia benevolenza durante i tempi di vacche grasse, s’inventano un piano di risanamento e mi prestano altro denaro per porre rimedio ai guasti che io stesso ho generato. Restituisco qualcosa alle persone per mostrare la mia contrizione con una partita di giro nella quale non faccio altro che dare con la sinistra ciò che ho appena ricevuto con la destra.

Tuttavia, i soldi che lo Stato pantalone mi presta sono tanti e l’abitudine inveterata ad arraffarli fa riemergere in me le cattive inclinazioni. L’istinto non si può reprimere e pertanto uso una parte di quel denaro per premiare i miei manager d'assalto, veri uomini del caos che meritano un verde rispetto in contanti. Citibank, Bank of America, Goldman Sachs, e Morgan Stanley si sono appropriate, con questo ragionamento, di 20 mld di dollari appena due settimane dopo lo stanziamento di 700 mld voluto dal Presidente Obama per salvare gli istituti più grandi del sistema bancario americano, in ossequio alla logica perversa del too big to fail (troppo grandi per fallire).Ad ogni modo, una lezioncina esemplare, nulla di vessatorio s'intende, ai banchieri felloni la si doveva pur dare, più che altro per evitare che la gente si riversasse nelle piazze a sfasciare la testa a tutti. Non qualcosa di realmente pesante ma almeno un buffetto repentino come si fa con i bambini discoli che hanno rubato la marmellata. Niente galera né persecuzioni ovviamente. Pensiamo, vediamo, mediamo, abbindoliamo, ci siamo…abbiamo trovato: commineremo una multa. E così che Goldman Sachs se l’è cavata anche questa volta sborsando 550 milioni di dollari per i danni immani causati ai cittadini statunitensi. In cambio i truffatori legalizzati restano tutti al loro posto e proseguono ad incassare super bonus. Questa è la giustizia fatta su misura per chi comanda.

Mi sovvengono le parole di Bertolt Brecht: Cos'è lo svaligiare una banca rispetto al fondarne una?
Conflitti e strategie

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