lunedì 12 luglio 2010

Il grande fratello a stelle e strisce

Emanuela Pessina
BERLINO. E' ufficiale: l’Europa potrà essere nuovamente spiata in nome della guerra al terrorismo. Dopo diversi mesi di trattative, il Parlamento europeo ha sottoscritto in questi giorni a Bruxelles il controverso patto Swift. Gli Stati Uniti avranno libero accesso alle banche dati di milioni di cittadini europei e potranno utilizzarli nella loro campagna antiterrorismo. E, ancora una volta, la privacy e la democrazia vengono sacrificate in nome di una guerra: una guerra ambigua che, come tutte le vere e proprie lotte armate, non ha né buoni né cattivi e in cui tutti sono sia vittime che carnefici.

Il patto Swift prevede innanzitutto uno scambio di dati unilaterale tra Europa e Stati Uniti: i Governi del Vecchio continente concederanno alla Casa Bianca pacchetti di informazioni riguardanti milioni di cittadini europei che verranno poi registrati nelle banche dati dei servizi segreti statunitensi. Qui potrebbero rimanere salvati per ben cinque anni, alla faccia della “legge bavaglio” e di tutte le diatribe italiane al riguardo....


L’accordo prende il nome dall’azienda di comunicazione che gestirà il delicato scambio di informazioni: è Swift, una multinazionale che ha la sua sede principale nel comune vallone di La Hulpe, in Belgio, a 30 chilometri da Bruxelles. Tra parentesi: la praticità delle scelte del neo Parlamento europeo lascia esterrefatti.

E la parte più controversa dell’accordo Swift è proprio il modo in cui il gruppo di comunicazione belga lavora. Swift, infatti, non si preoccuperà di passare le informazioni alla Casa Bianca in maniera precisa e mirata, quindi limitatamente ai singoli individui indiziati, ma a “pacchetti”. Se un sospetto vive a Milano, ad esempio, Swift potrebbe trasmettere ai funzionari statunitensi tutti i nomi dei cittadini che hanno versato soldi in un Paese extra europeo dalla regione Lombardia in un determinato periodo.

A scegliere i criteri di traffico dei dati, tra l’altro, saranno gli Stati Uniti: chi è sospetto, i motivi della presunta colpa di quest’ultimo e il grado di estensione dell’indagine stessa dipenderanno esclusivamente dai canoni statunitensi. A garanzia della correttezza nel trattamento delle informazioni ci sarà, a Washington, un unico e solo funzionario europeo. Nel Vecchio Continente, invece, le richieste d’indagine saranno esaminate dall’Europol, l’Ufficio europeo di polizia, che tutto ha a cuore tranne che l’intimità dei cittadini. Nessun magistrato, quindi, a gestire la nostra privacy quotidiana, ma un organo di polizia non specializzato nella faccenda.

Nonostante la netta maggioranza con cui l’accordo è stato sottoscritto nel Parlamento europeo - 494 voti a favore e 109 contro - la battaglia per la tutela della privacy e della democrazia in Europa non è ancora finita. Al momento, la Comunità Europea non ha un proprio sistema di valutazione per la lotta al terrorismo e quindi si deve affidare a Swift a queste condizioni. La prospettiva dei parlamentari europei è quella di crearne uno nei prossimi 5 anni, così da filtrare razionalmente l’eventuale trasferimento dei dati agli Stati Uniti. E in questo nuovo software di valutazione “nostrano” si cercherebbe di usare più delicatezza nei confronti della privacy dei piccoli.
I tratti del sistema di valutazione europeo dovrebbero essere definiti entro il prossimo anno: l’idea è redigere un accordo strutturale che difenda il singolo cittadino da un eventuale sistema di polizia troppo invasivo. Limitare l’analisi indistinta dei dati “in massa”, ad esempio, e dare una qualità giudiziaria al controllo e alla trasmissione di questi ultimi verso gli Stati Uniti, sarebbero già - seppur piccole - forme di rispetto del singolo. Attenzioni, in realtà, che erano già state considerate a Bruxelles in passato proprio in riferimento alla questione Swift e ora dimenticate.


La situazione, quindi, sarebbe solo transitoria. Ma si può sospendere temporaneamente il trattamento corretto della privacy di milioni di persone - e quindi uno dei valori della democrazia - in vista di un futuro cambiamento? Si potrebbe, forse, in nome della giustizia assoluta. Un valore che però non esiste e che comunque non appartiene alle istituzioni a stelle e strisce.

Quello che appare chiaro, ben più e ben oltre la sbandierata guerra al terrorismo, è che un paese - gli Usa - avrà il monopolio del possesso dati e l’arbitrarietà assoluta sulle modalità del loro utilizzo. Che sarà politico, militare e, cosa che difficilmente verrà ammessa, commerciale. I dati che non verranno considerati utili per la “war of terror” non verranno certo eliminati. Verranno in qualche modo consegnati alle imprese statunitensi che, a loro volta, avranno un vantaggio enorme sulle altre. L’antiterrorismo diventa un business e il business dell’antiterrorismo non conosce crisi.
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