mercoledì 7 luglio 2010

Stiamo segando il ramo

Stefano Montanari
Ai tempi della mia frequentazione universitaria -  e parlo degli anni a cavallo tra i mitici Anni Sessanta e i meno mitici Anni Settanta – nelle sue lezioni sugli antibiotici l’ottimo professore di Farmacologia citava certi dosaggi. Oggi, a distanza di un quarantennio, quei numeri sono cresciuti a dismisura e diversi medicinali di quella categoria sono di fatto scomparsi dallo scaffale del farmacista.
Il perché di tutto questo è abbastanza semplice e la cosa era razionalmente prevedibile fin dall’inizio, visto che i meccanismi d’azione e le conseguenze derivate da quegl’impieghi erano conosciuti abbastanza bene: i ceppi di batteri patogeni
contro cui si agisce diventano sempre più resistenti per un’ovvia selezione naturale fino, addirittura, in certi casi, a diventare del tutto indifferenti all’aggressione....
A ben guardare, nel giro di pochi decenni si sta spuntando un’arma che aveva dimostrato di essere potentissima nei riguardi di parecchie malattie infettive.
Tanto per non fare che un esempio, io ricordo bene, per averci lavorato a lungo, la frequenza delle malattie reumatiche che attaccavano le valvole cardiache, una frequenza oggi crollata verticalmente proprio grazie agli antibiotici.
Ma, ahimè, come spesso accade, anche qui l’Uomo ha dimostrato tutta la sua genialità da una parte e tutta la sua mancanza di saggezza dall’altra, brandendo quell’arma ad ogni piè sospinto e curandosi solo del risultato momentaneo.
Chi ha figli piccoli avrà forse incrociato un pediatra che, di fronte ad una normalissima faringite o ad una altrettanto normale bronchitella, prescrive bombardamenti di antibiotici, magari in cocktail con un cortisonico. Il che costituisce un abuso terapeutico che ha come unica ragione per il medico il togliersi dai piedi una mamma che pretende la guarigione immediata del bambino per rimandarlo all’asilo al più presto e poter tornare alle sue faccende.
Per ciò che mi riguarda, quando i miei figli erano bambini, io mi sono affrettato a cambiare pediatra alla prima prescrizione di antibiotici e mai una sola volta ne ho somministrati. Quanto ai risultati, posso assicurare che ambedue i ragazzi (ora 29 e 27 anni rispettivamente) godono di ottima salute.
Insomma, come tutti farmaci, nessuno escluso, (fu il primo concetto che mi si diede alla lezione uno di Farmacia), anche gli antibiotici sono veleni, e veleni dal comportamento subdolo. Per questo vanno usati con somma intelligenza e con oculata parsimonia sempre e solo in caso di reale necessità.
Però gli antibiotici sono un business colossale, così come lo sono gli antiblastici, per esempio, e le case farmaceutiche non hanno alcuna intenzione d’inaridire una mammella così generosa. Ecco, allora, che, come fosse un bene voluttuario, se ne producono continuamente di nuovi (che dureranno lo spazio di un mattino) e che il loro uso viene spinto fino alla follia più evidente.
Quanti antibiotici si producono annualmente? E chi lo sa? I dati disponibili oscillano tra le 90.000 e le 180.000 tonnellate, quantità che consentirebbero più o meno una ventina di trattamenti l’anno per ogni abitante del Pianeta. In mancanza di un numero sufficiente di pazienti, l’uso spropositatamente più massiccio lo si fa in zootecnia, con il risultato che noi ci mangiamo carni “medicate”, qualcosa di non propriamente desiderabile.
Tra i tanti effetti collaterali di questa follia collettiva c’è la distruzione alla cieca di un numero imprecisato e imprecisabile di ceppi di microorganismi non patogeni ma sensibili ad uno dei mille antibiotici, e questi minuscoli esseri viventi sono tra gl’innumerevoli protagonisti del mantenimento di un equilibrio ecologico delicatissimo di cui siamo in gran parte all’oscuro ma sul quale, in definitiva, basiamo la nostra vita. E questo si aggiunge ad una sorta di dominanza da parte di altri ceppi modificati dal loro confronto con i farmaci, con tutto quanto questo aggravio allo sbilanciamento fa conseguire.
La cosa curiosa è che tutto quanto riportato sopra in forma semplificatissima e sicuramente parziale, perché ci sarebbe altro da aggiungere, non rappresenta la conoscenza di qualche setta segreta ma è nozione comune di migliaia di scienziati che pubblicano i dati sulle riviste scientifiche.
Con tutto questo, noi continuiamo imperterriti a tagliare dalla parte del tronco il ramo su cui stiamo a cavalcioni.

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