giovedì 8 luglio 2010

Terremotati. Ogni manganello produce una Valsusa.

Debora Billi
Hanno fatto il giro della Rete, gli aggiornamenti da Roma dove un corteo di cinquemila terremotati le ha prese di santa ragione dai manganelli delle forze dell'ordine. Cinquemila: mica pochi, anzi tantissimi, se consideriamo che L'Aquila non è certo una metropoli e che non tutti hanno la forza o la possibilità di andare in trasferta a manifestare.
Non ho voglia di andare a spulciare i collegi elettorali; però ricordo bene che alle ultime elezioni regionali ha vinto il governo in carica. Così come in Sardegna, d'altronde: hanno votato in massa, e un mese dopo gli hanno sfilato il G8 della Maddalena da sotto il sedere lasciandoli con una montagna di cemento inutile e uno scandalo di mazzette. Non che il votare la parte opposta avrebbe sortito chissà che risultati, per carità, ma è la doppia presa in giro che brucia.
Qualcuno, su Facebook, osservava che alle prossime elezioni rivoteranno tutti per gli stessi che oggi li hanno manganellati. Io ho qualche dubbio. Noto, negli anni, che gli italiani li puoi rapinare, depredare, prendere per i fondelli, raggirare, imbambolare, lasciare in braghe di tela e non reagiscono mai; prendili a manganellate, e ti ritrovi comitati cittadini agguerritissimi con le vecchiette stile Calamity Jane, i sindaci noglobal e le maestre elementari che inneggiano alla rivoluzione....

Quando il manganello apre la testa, apre anche la mente. E' doloroso dirlo. E' successo in Valsusa, è successo a Vicenza, è successo a Chiaiano, ed ora probabilmente succederà in Abruzzo.
Il fatto è che in queste nostre finte democrazie il potere indossa sempre una maschera di zucchero. Volti sorridenti, promesse, bugie, rabbonimento dei cittadini, rassicurazioni come se piovesse. Per questo nessuno riesce mai a credere che chi comanda, non appena volta le spalle, pensi solo al proprio interesse fregandosene dei sudditi. "Non è possibile, non possono arrivare a tanto, non è possibile..." Semplicemente, non si riesce a crederlo. Poi, quando ci si trova faccia a faccia con la brutale violenza, quella a cui i tempi moderni ci hanno graziaddio disabituato, si capisce all'improvviso che lo zucchero era appunto solo una maschera e che dietro c'è il solito stolido e cinico volto del potere che pensa solo a se stesso e non ha pietà neppure di un terremotato.
Così, i cittadini ci mettono una pietra sopra e non credono più a niente. Ne nascono aree di disobbedienza perpetua, in cui i cittadini iniziano a informarsi da soli, diventano tutti dottori in pericolosità dell'amianto, gestione dei rifiuti, geologia, oncologia, politica internazionale, ingegneria.
Non ci credete? Guardatevi questo video (fantastico), dove i valsusini zittiscono, quasi parola per parola, i tecnici della Lyon Turin Ferroviaire. Notate l'assoluta sfiducia, fino all'aperto sfottò, verso ciò che raccontano "gli esperti" e "gli addetti". Di "dinamica dei fluidi" e di frese ne sanno più i vecchietti valligiani dei tecnici.
VIDEO PARTE PRIMA
VIDEO PARTE SECONDA
Questo è il risultato del manganello. Pensateci bene, governi, prima di formare le coscienze a suon di botte: perché poi indietro non si torna.

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