lunedì 19 luglio 2010

Washington organizza reti studentesche contro Venezuela, Cuba e Iran

Eva Golinger
Nell’ultimo anno, diverse agenzie di Washington si sono impegnate a finanziare, promuovere e organizzare gruppi di giovani e di studenti in Venezuela, Iran e Cuba, per creare movimenti di opposizione contro i loro governi. I tre paesi, due dei quali sono considerati “nemici” dal governo statunitense, sono stati vittime dell’intensificazione delle aggressioni di Washington, che cerca di provocare un cambiamento di “regime” favorevole ai propri interessi.

Nelle ultime settimane, l’offensiva è continuata con la visita effettuata dal dirigente studentesco venezuelano Roderick Navarro in territorio statunitense. Navarro, presidente della Federazione dei Centri Universitari dell’Università Centrale del Venezuela (FCU-UCV), si è recato anche a Miami, per “incontrare il movimento studentesco venezuelano all’estero” e lavorare alla creazione di “una rete internazionale che comprenda gli studenti di Iran e Cuba”....
Secondo Navarro, la rete verrà creata “perché il mondo sappia delle violazioni dei diritti umani che avvengono nei nostri paesi”.

Durante la sua visita, Navarro ha incontrato rappresentanti della Fondazione per la Difesa dei Prigionieri, Esiliati e Familiari (Fundaprefc) di Miami, un piccolo gruppo di venezuelani anti-chavisti che risiedono a Miami; la Rete degli Studenti Venezuelani Uniti (Revu), un altro piccolo gruppo di venezuelani che studiano negli USA; e membri del Direttorio Democratico Cubano, organizzazione di cubani a Miami finanziati da USAID, da National Endowment for Democracy (NED) e da altre agenzie di Washington.

Dal 2005, Washington ha stanziato risorse attraverso NED e USAID per il settore studentesco in Venezuela. Dei 15 milioni di dollari investiti e canalizzati da queste agenzie statunitensi in Venezuela, più del 32% è indirizzato ai giovani. Il suo programma principale mira all’ “abilitazione all’uso delle nuove tecnologie che faciliti l’organizzazione politica delle reti sociali”, si legge nei rapporti di USAID sul suo lavoro in Venezuela.


L’offensiva imperiale

Nell’agosto 2009, Washington ha avviato un’offensiva internazionale utilizzando gli studenti venezuelani come “portavoce” dell’opposizione al Presidente Chávez. Da agosto a settembre, il Dipartimento di Stato ha organizzato la visita negli Stati Uniti di otto giovani politici venezuelani, per denunciare il governo venezuelano e stringere rapporti fra i giovani repubblicani di questo paese e la destra venezuelana. Gli otto giovani venezuelani sono stati selezionati dal Dipartimento di Stato nell’ambito del programma “La democrazia per i giovani leaders politici” del progetto di interscambio “Líderes Visitantes Internacionales – Venezuela”, utilizzato dal governo di Washington per reclutare e formare agenti politici che in seguito promuovano i programmi nordamericani per il Venezuela.


I giovani venezuelani, pagati e accompagnati durante la loro visita negli USA, hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa statunitense, attaccando, denunciando e cercando di screditare il presidente Chávez e la politica del governo venezuelano.

Subito dopo la loro visita negli USA, è stata organizzata una manifestazione attraverso Facebook, dal titolo “Mai più Chávez”, che si proponeva di incitare all’odio e di promuovere la destabilizzazione e il rovesciamento del Presidente Chávez.

Un mese dopo, il 15 e 16 ottobre 2009, Città del Messico è stata la sede del secondo Vertice dell’Alleanza dei Movimenti Giovanili (AYM, la sigla in inglese). Patrocinato dal Dipartimento di Stato, l’evento ha contato sulla partecipazione della Segretaria di Stato Hillary Clinton e di vari “delegati” invitati dalla diplomazia statunitense, come i venezuelani Yon Goicochea (Primero Justicia), il dirigente dell’organizzazione Primera (gruppo fondato da Goicochea), Rafael Delgado, e la ex dirigente studentesca Geraldine Álvarez, ora militante della Federazione Futuro Presente, organizzazione creata da Yon Goicochea con finanziamenti dell’Istituto Cato degli Stati Uniti. Hanno partecipato anche Marc Wachtenheim di Cuba Development Iniziative (progetto finanziato dal Dipartimento di Stato e da USAID attraverso la Fondazione Panamericana dello Sviluppo “PADF”) e altri rappresentanti di Cuba, Iran, Bolivia, Ecuador, Sri Lanka, India, Canada, Regno Unito, Colombia, Perú, Brasile, Libano, Arabia Saudita, Giamaica, Irlanda, Turchia, Moldavia, Malaysia, Stati Uniti e Messico.

La AYM nacque nel 2008 in seguito all’apparizione “…nella scena mondiale di alcuni quasi sconosciuti, generalmente giovani, in grado di dominare le tecniche più recenti, che hanno realizzato cose sorprendenti. Hanno provocato grandi trasformazioni nel mondo, in paesi come Colombia, Iran e Moldavia, avvalendosi di queste tecniche per mobilitare la gioventù. E questo è stato solo l’inizio”.

Il movimento studentesco di opposizione “Manos Blancas” in Venzuela, finanziato e formato dalle agenzie statunitensi; le proteste anticomuniste in Moldavia; le manifestazioni contro il governo iraniano e le proteste virtuali contro il Presidente Chávez sono esempi di come si stia attuando questa nuova strategia. Le nuove tecnologie - Twitter, Facebook, YouTube e altre ancora – sono le loro armi principali, mentre i mezzi tradizionali, come CNN e i suoi consociati, contribuiscono ad esagerare l’impatto reale di questi movimenti, promovendo correnti di opinione false e distorte in merito alla loro importanza e legittimità.

Ciberdissidenza

Nell’aprile di quest’anno, l’Istituto George W. Bush, insieme all’organizzazione statunitense Freedom House, ha convocato un incontro di “attivisti per la libertà e i diritti umani” e di “esperti di Internet” per analizzare il “movimento globale dei ciberdissidenti”.

All’incontro celebratosi a Dallas, Texas, sono stati invitati Rodrigo Diamanti, dell’organizzazione Futuro Presente del Venezuela, Arash Kamangir, iraniano, Oleg Kozlovsky, russo, Ernesto Hernández Busto, di Cuba (vive a Barcellona ed è conosciuto nella rete cubana come “Pájaro Tieso”), Isaac Mao, cinese, e Ahed Alhendi, siriano.

Erano anche presenti membri del governo statunitense e di altre organizzazioni legate alla comunità di intelligence di Washington. Il proposito di questa iniziativa era “coordinare una campagna internazionale attraverso Internet per denunciare i governi di Cuba, Iran, Venezuela, Siria, Russia e Cina” per presunte “violazioni dei diritti umani” e della libertà di espressione.

La stessa settimana, un gruppo di studenti venezuelani è stato invitato alla conferenza annuale del Movimento Mondiale per la Democrazia (WMD, in inglese), un’organizzazione creata e finanziata da NED. Nella riunione, che ha avuto luogo a Giacarta (Indonesia), gli studenti venezuelani hanno denunciato e attaccato il governo del Presidente Chávez, presentandolo come “dittatoriale” e “violatore” dei loro diritti.
Voci dalla strada

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