sabato 28 agosto 2010

Il Partito di Repubblica, il Colonnello e il doppiopesismo dei compromessi

Debora Billi
Si sa, in vacanza càpita di avviare discussioni con nuovi amici, magari attorno ad una tavolata tra salsicce e cocomero. Così, eccomi qualche giorno fa ad accapigliarmi con un simpatico sostenitore del "Partito di Repubblica". Sinceramente, non mi ero resa conto di come la testata giornalistica rappresentasse per molti (anche persone accorte e con un passato politico o sindacale) un vero partito, un organo a cui abbeverarsi quotidianamente con religiosa attenzione, invocando Scalfari come Presidente della Repubblica e mitizzando l'operato dei giornalisti addetti. Evidentemente nel Belpaese proprio si ama la mediacrazia, e si è disposti a passare dal politico televisivo a quello della carta stampata senza porsi alcun dubbio in proposito. Tant'è.
La teoria di base dell'amico in questione (e di altri che la pensano come lui) è la seguente: dobbiamo liberarci di Berlusconi ad ogni costo. Facciamo accordi con Fini, chissenefrega se è/era fascista; facciamo accordi con Casini, e amen se ha amicizie sospette e parentele caltagironiche; facciamo accordi con la Lega, dovremo promettergli il federalismo ma pazienza, tutto pur di cacciare il nano....
"A quando i sacrifici umani?" gli ho chiesto. Se non sei d'accordo, allora, le alternative sono poche: o sei un qualunquista che si disinteressa di politica e pensa solo alla pagnotta, oppure un radical chic che a frigo pieno fa il noglobal e se ne frega delle sorti della classe operaia. E' difficile non menare chi ti fa simili accuse avendoti conosciuto da mezz'ora.
Inutile cercare di capire come Bersani o i giornalisti di Repubblica intendano risolvere i problemi della "classe operaia", perché a ciò penseremo "dopo", ovvero quando il Berlusca sarà finalmente dimenticato e sorgerà il sol dell'avvenire (sempre con Bersani e D'Alema al governo, evidentemente, insieme a Bossi Fini e chiunque altro si presenti). Inutile anche tentare di far capire che la crisi in atto non è colpa di Berlusconi, ma è una crisi "sistemica", a cui chi verrà dovrà dare risposte: non appena parli di crisi del sistema finanziario e produttivo ritorni ad essere un radical chic che se ne frega delle casse integrazione o, anatema, un grillino fatto e finito. Non c'è scampo.
Poi l'amico del PdR cala l'asso: all'estero sì che sono gente seria. Guarda la Merkel! La Merkel! Confrontala con Berlusconi! Io la confronto subito, e trovo un bel punto in comune: la Merkel, e la Germania in generale, pensa al suo futuro energetico e stringe accordi con Putin, esattamente come fa il Berlusca. Cosa pensa Repubblica di Putin? Cosa scrive sul nano cafone che mostra i cactus e il vulcano al suo amico dittatore comunista che guida il trattore? Dubito che sui giornali tedeschi si trovino analoghe osservazioni sulla Merkel e Putin, sui gasdotti che garantiranno al popolo germanico il riscaldamento in casa. Siamo sicuri che vogliamo parlare della Merkel e delle scelte energetiche dei nostri Paesi?
Poi stamattina leggo un'altra esternazione del Vangelo di Repubblica. E che ti trovo? Un bell'articolone che racconta di come quel cafone del Berlusca faccia loschi affari con quel cafone di Gheddafi. Repubblica tiene a sottolineare come le sue autorevolissime fonti, quali la CIA e Freedom House, considerino Gheddafi un tremendo dittatore (e vorrei vedere che dicessero il contrario, proprio loro), e che il colonnello libico vuol mettere le mani nei nostri tesori, come l'ENI (toh, ecco il motivo del contendere!) alla quale ha avuto la sfrontatezza di concedere lo sfruttamento dei pozzi libici per altri 25 anni. Che orrore! Per tacere di altre losche attività quali le commesse libiche ad Ansaldo e Finmeccanica. Il fatto che anche gli inglesi, i greci, i turchi e (ehhh!) i russi facciano ora affari con Tripoli non è altro che la dimostrazione di questa vergognosa pastetta, da cui dobbiamo liberarci il prima possibile. Chi ci libererà? Lascio alla vostra immaginazione, su chi tra i politici nostrani -e non- desideri vedere l'Italia finalmente liberata dal gas di Putin, dal petrolio di Gheddafi, dall'indipendenza dell'ENI, e sappia trovare alternative più gradite.
Perché fare compromessi sottobanco con Bossi va bene, con Fini anche, con Casini pure, ma con chi ci fornisce l'energia proprio no. Se sono amici di Berlusca via dalla nostra vista, piuttosto moriamo di freddo, andiamo a piedi, trivelliamo la Val d'Orcia e il Curione, avveleniamo la Basilicata... ma certi "compromessi" giammai!  
Petrolio

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