mercoledì 11 agosto 2010

L'uomo che sapeva tutto.

Debora Billi
Mentre scrivo, non so ancora se Cossiga è passato a miglior vita o continua a tenere duro. In ogni caso, non ho intenzione di scrivere coccodrilli: non sono in grado e se ne trovano sicuramente di ottimi.
Però voglio scrivere di lui, da tempo me lo ripromettevo, perché il suo è stato un percorso "esemplare" per un importante uomo politico italiano, esemplare seppur con una piccola eccezione.
Il ricordo più remoto è quello del manganellatore, di Kossiga con la K (e la doppia ss nazista), del Ministro degli Esteri più giovane nella storia della Repubblica incaricato di reprimere la più tosta rivolta giovanile che l'Italia abbia mai visto. Kossiga è quello che ha sulla coscienza Giorgiana Masi, tanto per dire, e probabilmente non solo lei. In seguito lo ricordo Presidente, e ricordo come su "Il Male" fosse dipinto come un totale inetto: chiamato "il signor Cossiga Francesco", era ritratto in perenne veste da camera a bere tisane soporifere....
Praticamente inesistente. Poi si risvegliò d'un tratto, e divenne "il picconatore" della Prima Repubblica, terrorizzando l'intera classe politica con le sue "esternazioni" (quanti neologismi coniati per lui, nevvero?). Si dimise serenamente nel 1992, mission accomplished. La Prima Repubblica era stata smantellata, come da copione.
Atlantista e gladiatore, fu capo di Gladio e lo rivendicò sempre con la massima sfacciataggine. Bisognava pur proteggere la penisola dal pericolo comunista, no? Qualcuno doveva pur farlo! Cossiga non perse più la sua lingua chiacchierona, ritrovata al Quirinale. Ed è questo che l'ha reso diverso dagli altri suo sodali, democristiani e non. Negli anni successivi, ogni sua intervista ha rappresentato una specie di codice Da Vinci tutto da decifrare, con messaggi trasversali a tizio e a caio, con diversi piani di lettura che neanche la divina commedia. Ricordo che per anni, in TV, si rifiutò di nominare Berlusconi preferendo usare l'appellativo di "innominabile", salvo poi rivalutarlo e risvalutarlo più e più volte per misteriosi motivi; ricordo la scandalosissima intervista sui sistemi per disarmare la piazza, quando dichiarò candidamente che è sufficiente infiltrare elementi violenti per orientare l'opinione pubblica e poter manganellare impunemente: un'intervista talmente preziosa che passò quasi sotto silenzio, Rete a parte; ricordo come Roberto D'Agostino ringraziò Cossiga che considera suo principale consigliere, e non stupisce così che Dagospia sappia sempre tutto in anticipo e pubblichi cose tanto scottanti senza battere ciglio.
Cossiga era l'uomo che sapeva tutto, e si è sempre premurato di rendercene edotti. Amava moltissimo il suo ruolo che probabilmente è stato decisivo in tanti passaggi della nostra storia, e doveva mordersi la lingua per non sbandierarlo a destra e a manca. Godeva altresì di protezioni a noi inimmaginabili, che gli consentivano di dire e sottintendere a piacimento. Chissà quanta gente ha vissuto preoccupata a causa sua.

Cossiga, naturalmente, non ha parlato. Non lo ha fatto, come non lo hanno fatto tutti gli altri "che sanno". Ma qualcosa ci ha fatto capire, molti indizi li ha lasciati, specialmente su chi ha realmente diretto la politica di questo Paese negli ultimi cinquant'anni. Era un grande fidipù, per dirla alla Stefano Benni, si divertiva a prenderci in giro, ma quando parlava lasciava cadere tante piccole bricioline per la gioia di noi dietrologi. A noi mancherà, il signor Cossiga Francesco.
Crisis

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