martedì 14 settembre 2010

I suicidi dell'iPhone

Debora Billi
Si parla molto (beh, un po') in questi giorni dei suicidi in France Telecom. Ma la compagnia telefonica francese non è l'unica dove si verificano certi assurdi episodi.
Gli iPhone che piacciono tanto sono prodotti dalla Foxconn di Shenzhua in Cina. Un'azienda mostruosa che impiega 920 mila dipendenti che dormono, mangiano e montano cellulari e Playstation senza mai uscire dai "campus" (il campo di lavoro) per loro predisposti. Ben 12 di loro, tra quelli che fabbricano gli iPhone, si sono suicidati quest'anno, a dimostrazione che gli operai cinesi non sono quegli indistruttibili robots che noi immaginiamo. Dice BusinessWeek:
un mostro industriale che tratta i suoi lavoratori come macchine, sfruttando masse di lavoro a basso prezzo, principalmente giovani tra i 18 e i 24 anni che vengono dalle campagne, per costruire prodotti come l'iPhone a prezzi quasi impossibili....
I suicidi, che evidentemente non riuscivano più a vivere come robots, si sono buttati dalle finestre dei dormitori dove vivono ammassati anche in letti a castello a tre strati. La risposta della Foxcomm è stata più pragmatica che sindacale: hanno steso reti sotto i palazzi a mò di salvagente, hanno assunto un'agenzia di PR newyorkese per tenere buona la stampa, e solo alla fine hanno concesso un aumento sullo stipendio che ammonta ora a circa 120 euro. Mensili. 
Il comandante di questa galera si chiama Terry Gou, ha un patrimonio personale di 6 miliardi di dollari ed è colui che praticamente produce tutti i nostri cellulari dalla A alla Z, dal case esterno agli speaker alla tastiera ai circuiti. Quasi un monopolio. La fabbrica degli iPhone ne sforna 90 al minuto, mentre un'altro suo stabilimento costruisce addirittura 30 milioni di macchine l'anno per Hewlett Packard.
Non voglio fare qui il lamento per le condizioni dei lavoratori, cinesi o meno che siano. Per quello basta leggere il vecchio No Logo che ci ha raccontato tutto per primo. Voglio però chiedermi quale sia allora il reale valore di oggetti che noi percepiamo come preziosi: queste industrie producono cellulari a pochi euro, e noi li acquistiamo a centinaia di euro con soldi faticosamente guadagnati e risparmiati. Ci sembra che ne valga la pena, ci sembra che davvero siano cose di pregio. Invece, un lavoratore cinese viene sfruttato a morte per produrre una cianfrusaglia da poco, e un lavoratore occidentale fatica per settimane per comprare poi la stessa cianfrusaglia a caro prezzo. Vale per i cellulari, ma vale per i televisori, i vestiti di marca, gli elettrodomestici.
Certe volte non mi capacito dell'assoluta demenzialità di questo sistema, e di come quasi nessuno riesca a percepirla malgrado sia così in bella vista.
Crisis

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