venerdì 3 settembre 2010

Il miracolo di Portland

Massimo Mazzucco
Nella preparazione di alcuni materiali che pubblicheremo per l’11 di settembre, sono emersi alcuni dettagli che offrono una nuova riflessione sulla curiosa epifania della cosiddetta “versione ufficiale” dei fatti. 
Come molti ricorderanno, uno degli aspetti più paradossali della vicenda fu il viaggio compiuto da Atta e Al-Omari da Boston a Portland, nel Maine, il 10 di settembre. Su questo argomento, e sul carnevale di contraddizioni che ne sono emerse, David Ray Griffin ha scritto un divertente articolo, nel quale mette in evidenza i continui “aggiustamenti” apportati alla versione ufficiale per tenere in piedi una storia completamente priva di senso. 
Nessuno infatti ha mai saputo spiegare perchè i due terroristi, che dovevano dirottare un aereo in partenza da Boston il mattino seguente, siano andati fino a Portland il giorno prima, prendendo poi una coincidenza talmente stretta con il volo di Boston, il mattino seguente, da rischiare di mandar a monte tutto il piano. Di fatto, la valigia di Atta non fece in tempo ad essere caricata sul volo in partenza da Boston, e se il volo di ritorno da Portland avesse tardato solo di un’ora, nemmeno Atta e Al-Omari sarebbero riusciti a salire su AA11, e quindi a dirottarlo. (Vi immaginate che figuraccia, gli attentati dell’11 settembre con una sola Torre colpita?)....


In realtà, abbiamo capito tutti benissimo perchè i due abbiano fatto questo strano viaggio: senza questa “variante” sul programma, la valigia di Atta non sarebbe mai potuta ”restare a terra” a Boston, e quindi gli investigatori non avrebbero mai potuto trovare gli “indizi” che ci avrebbero portato alla rapida identificazione di tutti i terroristi. (Regola n. 1 del terrorista provetto: porta sempre con te una valigia contenente un Corano, un testamento, una divisa della American Airlines e un manuale di volo dei Boeing 767. Così se per caso la polizia ti ferma per strada, mentre vai all’aeroporto, tu dici che di lavoro fai l’assistente di volo, che il testamento lo porti sempre dietro per scaramanzia, e che i manuali del Boeing ti servono durante il volo per far ripassare al comandante le procedure di atterraggio. E se ti chiede anche a cosa serve il Corano, tu digli che lo usi sempre come ispirazione prima di andare a puttane, farti di coca e giocare d’azzardo).

Non solo il motivo del “viaggio” a Portland è evidente, ma sappiamo anche che l’FBI, quando si cimenta nel disseminare “indizi” di questo tipo, tende spesso ad esagerare (basti pensare alla quantità industriale di documenti di identità dei terroristi che sono emersi dalla buca – altrimenti vuota - di Shanksville: roba da aprire un locale ufficio dell’anagrafe per espatriati sauditi). Nel caso di Portland i nostri federali hanno pensato bene di “supportare” la presenza di Atta e Al-Omari con la serie di immagini, ricavate dalle telecamere di sicurezza, che ci mostrano i due futuri martiri bighellonare come turisti qualunque nella cittadina del Maine, la sera del 10 settembre.

Fra le 20 e le 21 i due compaiono davanti alle telecamere di un locale Pizza Hut. Alle 20:31 le loro immagini vengono registrate da un bancomat della KeyBank. Alle 20:41 da un altro bancomat della Fast Green, alle 21:15 si vedono i due che fanno benzina da Jet Smart, e infine alle 21:22 l’immagine di Atta viene catturata da una telecamera del Wal-Mart di Scarborough.

E qui scatta la riflessione di cui parlavamo all’inizio: secondo voi, come ha fatto l’FBI a recuperare tutte queste immagini, in soli 3 giorni di tempo? A Portland – come in tutte le altre città americane – ci sono ormai telecamere di sicurezza dappertutto. Ogni singolo negozio, ogni locale pubblico, ogni ristorante, pizzeria, drogheria, distributore di benzina, supermercato, farmacia, fruttivendolo, negozio di ottica, di calzature, di alcolici, di elettrodomestici, di tendaggi, eccetera eccetera… ha come minimo mezza dozzina di telecamere che sono in funzione 24 ore su 24. Se qualcuno ha voglia di fare i conti, io con le iperboli non sono mai stato pratico.

Come faceva l’FBI a sapere che Atta e Al-Omari avessero mangiato proprio da quel particolare Pizza Hut, quella sera, e non ad esempio dal McDonald’s che sta dall’altra parte della città? O in uno qualunqe delle centinaia di posti di ristoro che ci sono fra le due località? Come facevano a sapere che i due avessero fatto benzina proprio a quel distributore di Jet Smart, quella sera, e non ad esempio a quello della Exxon che c'è di fronte?

Non potevano saperlo, ovviamente, perchè “le foto ancora non le avevano viste”.

Questo vuol dire che, per aver scovato quelle immagini, qualcuno all’FBI deve essersi guardato tutte le registrazioni di tutte le videocamere di sicurezza che sono in funzione in tutti i locali pubblici della città. Roba da iniziare oggi e finire nel 2057, dopo aver subito almeno tre esaurimenti nervosi e quattro operazioni di sostituzione totale della cornea.

Tutto questo, naturalmente, non stride nemmeno un pò con il fatto che nessuno sia invece riuscito a rintracciare una sola immagine dei 5 terroristi che si imbarcano all’aeroporto di Boston. In quel caso il volo lo conosci, la porta di imbarco la conosci, il percorso dal check-in all’imbarco lo conosci, e quindi le telecamere da analizzare sarebbero al massimo una ventina.

Che dite, troppo facile? Sarà forse per quello che non ci hanno nemmeno provato?
Luogocomune

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