martedì 14 settembre 2010

Vita da cani

Simone
Le vacanze estive e il tempo libero trascorso in spontaneità con tante altre persone possono essere momento per le riflessioni più disparate.
E nel mio caso, essendomi trovato in un campeggio con parecchi cani e padroni degli stessi, è stato inevitabile pensare un poco alla vita del miglior amico dell'uomo. Il quale, se è vero che ognuno ha gli amici che si merita, farebbe bene a coltivare ben altre conoscenze.
Comunque la si guardi, il cane viene quasi sempre trattato, se non male almeno in modo sbagliato dal padrone e spesso coloro che trattano meglio il proprio animale sono proprio le persone da cui meno lo si aspetta.
Tanto per iniziare il primo errore che fanno la maggior parte di coloro che prendono un cane è quello di antropizzarlo, di vederlo come una persona a quattro zampe, forzandone le condizioni di vita e le esigenze.... Ecco quindi che il cane viene trattato male proprio mentre si vuole fare il contrario, nella miglior buona fede. Viene educato e trattato come fosse un essere umano sconvolgendo la sua natura e i suoi ritmi. Il cane viene sgridato quando urina per marcare il territorio, viene trattenuto anche brutalmente quando abbaia all'avviso di suoi simili e vorrebbe correr loro incontro solo per soddisfare il bisogno tipicamente canino di socialità e identificazione. Peggio ancora viene punito quando abbaia in generale – perché tutti amano i cani purché siano silenziosi, a quanto pare – quando cerca di mordere – come se il cane non avesse altri strumenti che la bocca per afferrare e conoscere certe cose -, viene trattenuto perché punta un gatto e vorrebbe farlo a pezzi.
Ma la peggior pena che si possa infliggere al cane domestico, così come a qualunque altro animale, è quella pratica assolutamente incivile, barbara e bestiale che è la sterilizzazione. La potenzialità di procreare è un diritto inalienabile di ogni creatura vivente. Impedire in modo coercitivo e irreversibile di esercitare questo diritto è, appunto, una bestialità. Tutti coloro che sterilizzano il proprio cane non si rendono conto della violenza che hanno fatto sullo stesso e considerano invece tranquillamente il “pericolo” che l'animale, specialmente se femmina, porti in casa qualche cucciolata sgradita mentre se è maschio ci si libera di qualche pisciatina di troppo e di un po' di scontrosità. Io dico invece a questi proprietari che nessun dottore ha loro ordinato di prendersi un cane in casa. L'hanno fatto in piena libertà, senza obblighi, pertanto devono dare la massima disponibilità a seguire l'animale anche per quanto concerne l'accoppiamento. Se non hanno tempo di tenere sotto controllo gli ormoni dei loro cani, semplicemente, non li prendano e li lascino a chi può dar loro più tempo e amore. Perché una cosa è impedire momentaneamente a un animale di riprodursi (così come una coppia di persone può scegliere quando avere un figlio per sé, può ben valutare se può permettersi di far fare cuccioli ai propri cani), altra cosa è bloccare per sempre questo primordiale dono della Natura.
In compenso a tutte queste idiozie le famigliole che castrano la natura del cane con questi veti, si compiacciono di offrire allo stesso le peggiori cretinate. Ecco che al cane si offrono pappette che manco fosse un neonato, pensioni estive cinque stelle e all-inclusive per chi non se lo vuole portare in vacanza, strutture in cui si fanno massaggi per cani e persino psicologi... perché, evidentemente, un cane troppo umanizzato inizia a soffrire delle stesse idiozie del padrone.
E dovreste sentire, i proprietari di cani, come si vantano del trattamento che riservano al loro animale, davvero convinti di farne il bene.
A fronte di tutto questo sarebbe bene rivalutare l'espressione “vita da cani”, considerata generalmente in negativo perché, semplicemente, nessun uomo vorrebbe vivere come un cane. Ma è altrettanto vero che nessun cane dovrebbe vivere come un uomo e nemmeno l'ha mai chiesto.
Il cane è quello che è, può essere un elemento della famiglia, ma non è una persona, è un animale con una sua natura fisica e comportamentale specifica. E i cani più felici sono quelli che hanno una vita più vicina alla propria specificità, i cani da caccia, quelli da pastore, quelli da soccorso, tutti gratificati dal compito che secoli di coesistenza naturale con l'uomo ha loro affidato.
I cani felici sono quelli che abbaiano, che marcano il territorio, che mordono anche con forza per giocare e conoscere, sono quelli liberi di fare branco coi propri simili e lottare per la superiorità all'interno dello stesso, liberi di battersi giocosamente col proprio padrone, anche prendendo qualche botta nel correre e saltare.
Il cane non deve essere come lo vogliamo noi, ma come lo ha voluto la Natura.

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