lunedì 4 ottobre 2010

Ex compagni che sbagliano

Giacomo Gabellini
Desta un certo scalpore prendere atto della frenesia che ruota attorno al presidente della regione Puglia Nichi Vendola. Il suo estro stilistico, la sua dialettica avvocatesca e pseudoraffinata e la sua storia di ibrido politico permanente, comunistissmo e cattolicissimo allo stesso tempo, sono tutti fattori che hanno persuaso molti italiani schierati in buona fede a sinistra a identificare costui quale uomo di un possibile riscatto.
Ma chi è Vendola? E' un signore che si è trincerato dietro un fiume impressionante di parole belle e accattivanti, cercando di nascondere sotto il tappeto una realtà fatta di favori e favorini, rapporti strettissimi con determinati centri di potere legati allo smaltimento dei rifiuti e alla sanità, un vile ecologismo di facciata dietro il quale si cela una regione che produce più del 90% della diossina italiana..... Volendo poi scendere sull'infimo terreno di certa gentaglia che si continua a riempire la bocca di libertà di stampa e altre idiozie consimili, va sottolineato il fatto che il signor Vendola ha ripetutamente cercato di zittire il giornalista Carlo Vulpio che stava portando avanti un'indagine sulla malasanità in Puglia, in cui si accusava Vendola di aver esercitato "pressioni" affinché a determinati candidati specifici venissero assegnati diversi ruoli dirigenziali in campo ospedaliero. Il curriculum di Vendola, ovviamente, non si ferma qui. Qualche settimana fa questo soggetto ha inscenato, durante una trasmissione andata in onda sulla Rai, una patetica commediola allo scopo di gettare fango sulla figura di Vladimir Putin, ricordato come "Il figlio del cuoco di Stalin" (quindi?), accusato di aver giocato un ruolo rilevante nell'assassinio di "Più di duecento giornalisti" (sic!), e tacciato di totalitarismo, tutto condito dalla solita retorica di bassa lega atta a scuotere i "nobili" sentimenti di quelle "anime belle" che riempiono le fila del "popolo di sinistra", gente interessata solo ed esclusivamente a proclamare la propria estraneità dal "male" ovunque esso si manifesti. Non uno dei partecipanti alla zuffa verbale (tra i quali vi era un certo Sallusti) si è prodigato di far notare a questo isterico sensazionalista che in realtà Putin centra ben poco con l’assassinio di Anna Politovskaja, e che ha risollevato un paese allo sbando, la cui transizione economica sui dettami noliberali da "Shock Therapy" avevano lasciato sul terreno svariati milioni di morti per indigenza e comportato un aumento della mortalità (secondo l'autorevolissima rivista medica "Lancet") pari al 13% in un arco di tempo di poco superiore ai dieci anni. Una popolazione martoriata dalla scellerata politica propugnata da Boris El'cin, fondata sulla svendita totale dell'ingente patrimonio industriale e minerario ereditato dalla vecchia e defunta Unione Sovietica. Fu uno sparuto pugno di oligarchi e svariate compagnie americane (Exxon Mobil in primis) a trarre gli enormi benefici da questa infame situazione. Una volta salito al potere, Putin ha messo immediatamente in riga gli oligarchi, intimando loro di non azzardarsi ad interferire nei piani di ristrutturazione economica che si accingeva a tradurre in realtà. Risultato: Roman Abramovich non proferì parola di protesta, cosa che gli permette tutt'ora di portare avanti i propri interessi senza fastidi, mentre il signor Boris Berezovskij e i tanti altri riottosi, sono stati, nella migliore delle ipotesi, costretti ad espatriare, mentre Mikhail Khodorkovskij è stato sbattuto in galera, luogo in cui rimarrà presumibilmente per decenni. Una volta risolta la questione oligarchi, Putin ha fatto in modo che i giacimenti petroliferi svenduti ai privati (i "soliti noti") rientrassero nel patrimonio dello stato, e che tutte le compagnie operanti in settori strategici (idrocarburi, trasporti, armamenti) tornassero, talvolta parzialmente, in mano pubblica. Tra le altre cose, ciò ha consentito a Putin di ridurre, nell'arco dei suoi due mandati, del 22% (dal 36% al 14%) la percentuale di cittadini russi che vivevano al di sotto della soglia di povertà. Sono dati inoppugnabili che avrebbero senza dubbio ridotto al silenzio un umanitarista convinto (quando gli fa comodo) come Vendola. Tuttavia si preferì, come al solito, nascondere la realtà e scendere sull'infimo terreno di discussione su cui ragionava il signorino, cercando di rovesciare merda sulla sua persona. Comunque sia, è innegabile che Vendola piaccia molto a se stesso, e sorge talvolta il sospetto che creda seriamente alle cose che dice. E’ uno di quei politici attanagliato da sindrome da accerchiamento (si crede il rifondatore della sinistra in Italia) che ama molto far notare alle folle adoranti il “rumore dei nemici”. Al riguardo, viene in mente un bel passo di Carl Schmitt, il quale scrisse che “L’autoinganno fa parte della solitudine. Il solitario pensa con se stesso e parla con se stesso, e nel soliloquio, come è noto, parliamo con un pericoloso adulatore”. Che il “popolo di sinistra” non si renda conto di questo la dice lunga sul degrado che ha subito quell’ideologia.

1 commento:

eMANUELA ha detto...

il popolo di sinistra si rende conto di molte più cose di quanto non si creda...e, tra queste, la prima presa di coscienza riguarda la propria stanchezza di essere escluso dalla vita pubblica. l'esclusione è diretta conseguenza della divisione e la divisione non si sana col veleno dell'invettiva.