lunedì 11 ottobre 2010

Le bombe di La Russa

Italo Romano
Afghanistan, altri quattro soldati italiani trucidati. Boom! Saltati per aria, quattro giovani vite in più su cui speculare e fare baraonda in Parlamento e in tv. Quattro destini interrotti nel nome della pace o della guerra, tanto oramai sono la stessa cosa. Non eroi, non filibustieri, ma solo carne da cannone. Sono atterrate oggi, in Italia, le salme degli alpini. Dolore misto rabbia, all’aeroporto di Ciampino, da parte di alcuni familiari dei quattro alpini caduti in Afghanistan, non più disposti a subire la tracotante falsità di politicanti da strapazzo dal ghigno facile. “Signor ministro, godetevi lo spettacolo” ha detto uno dei familiari rivolto al ministro della difesa Ignazio La Russa, il ministro del marameo alla “plebe” italiaca.
Lo stesso che, prendendo la palla al balzo, dopo la caduta dei militari italici si é così espresso: “In Afghanistan tutti i contingenti internazionali presenti hanno i bombardieri con l’armamento previsto, cioé le bombe. L’Italia no, per mia decisione. Ora, di fronte a quello che sta accadendo, non me la sento più di prendere questa decisione da solo e chiedo alle Camere di decidere“.....


“Per mia decisione  l’Italia ha stabilito che i caccia venissero utilizzati soltanto con il cannoncino di bordo. Ho ritenuto che noi italiani potessimo farne a meno perché vi è comunque rischio di mettere a repentaglio vite civili: per questo ho pensato finora di dire no. Ma adesso non me la sento più di assumere questa decisione da solo, di fronte a quello che sta avvenendo: voglio che sia confortata o cambiata dalle commissioni parlamentari competenti”. Accetterei qualsiasi decisione, compreso l’impiego delle bombe, se mi convincessero che questo aiuta i nostri ragazzi sul territorio“.
Stesso concetto espresso anche ai microfoni del Tg3: “L’Italia è l’unico Paese in Afghanistan che non ha armato i propri bombardieri e non lo ha fatto per mia decisione, anche contrastando una legittima tendenza a essere uguali agli altri Paesi che mi veniva giustamente sollecitata dai comandi militari”. Adesso, avendo avuto contezza della recrudescenza della violenza e visto il dolore enorme che provoca ogni morte, credo che debba essere verificata questa mia decisione, non vorrei che fosse sbagliata, e a verificarla dovranno essere le commissioni parlamentari“.
Per la serie: la politica del giorno dopo. La viscidità non ha mai limiti. Della truppa di vermi La Russa non è di certo il peggiore.
Lo smorto Fassino, invece di andare ad arare la terra ciarla dal pulpito, con il tono di insigne statista (secondo lui): “Sono favorevole ad una discussione seria e non deviante in Parlamento perché è giusto valutare se l’attuale livello di sicurezza dei nostri soldati in Afghanistan é più o meno adeguato. E’ un problema molto delicato ma credo che sia giusto che il Parlamento valuti se l’attuale livello di sicurezza dei nostri soldati è adeguato o meno“. Fassino ha tuttavia sottolineato la differenza tra un esercito impegnato in una guerra ed un esercito impegnato in missioni di pace: “il Pd valuta in base agli interessi del paese”. Il solito asservimento alle elite mondiali degli uomini del Pd. Per interessi del paese, essi intendono i loro interessi, sia ben chiaro a tutti. Il livello di sicurezza dei nostri soldati si misura in quante bombe hanno in dotazione o nel territorio in cui questi sono obbligati ad operare? Hanno armi molto più potenti di cacciabombardieri, hanno lingue biforcute e come cantava il grande Faber “lingue allenate a battere il tamburo”.
Non poteva di certo mancare la voce della voci, l’essere oscure per eccellenza, Cicchitto: “E’ necessario che le nostre truppe rimangano in Afghanistan perché, se ce ne andassimo troppo in fretta, daremmo un assist ai terroristi. Rimanendo, invece, si evita che il terrorismo possa venire esportato in Europa, negli Usa ed in altri Paesi”. Quello che si pone il ministro La Russa è un giusto interrogativo. Perché, con il salto di qualità ulteriore che sta avendo la lotta dei talebani contro il nostro contingente di pace, duramente colpito anche attraverso la deflagrazione di ordigni che fanno saltare in aria i carri armati, chiedersi se é il caso di fare intervenire l’aviazione e mettere le bombe sui caccia è un interrogativo a cui a mio parere occorre dare una risposta positiva”.
Si è dimenticato di aggiungere che se i soldati vanno via “troppo in fretta” dall’Afghanistan c’é il forte rischio che le nostre strade possano essere infestate da comunisti in cerca di bambini paffutelli, cresciuti nella bambagia del regno del capitale.
Ma non eravamo in missione di pace? A che servono le bombe? Sarebbe ora di chiarire il vero ruolo che ha l’esercito italiano in questo conflitto di civiltà. E’ un diritto dei cittadini essere informati sulla realtà dei fatti. Il Governo fa propaganda orwellianal “la guerra é pace” e con il militante consenso dei media addolcisce la pillola a milioni di persone, indirizzandoli sulla via dell’amore…per le bombe.
Fabio Mini, ex Capo di stato maggiore delle forze Nato, ci offre una chiave di lettura diversa, a riguardo della proposta bombarola di La Russa. Al quotidiano l’Unità dichiara: “Agli Usa non mancano gli ordigni ma non hanno ancora risolto i problemi. E con i blitz aerei aumentano le vittime civili. Le parole del ministro La Russa non rassicurano i nostri soldati né l’opinione pubblica italiana. Quelle parole non spaventano i talebani, ma servono a tranquillizzare le lobby militari-industriali”. Non sono di certo parole di quelli che vengono etichetatti come “i soliti pacifisti”, ma di un membro della alte sfere militari.
Insomma la bombe non sono a difese dei nostri soldati o del popolo italico ma sono un messaggio cifrato, indirizzato alle lobby militari-industrili che da anni spingono per avere nuovi aerei.
Il vero scopo è quello di evitare che i programmi di acquisizione degli F-35 e di altri aerei da combattimento, che sono a rischio perché non abbiamo i soldi e perché la loro utilità è dubbia, vengano accantonati definitivamente“. Ecco rispuntare gli F-35 da 13 miliardi di euro fortemente voluti da La Russa e la cricca di guerrafondai.
Poi l’ex comandante Nato spiega la differenza, per quanto sottile, tra mitragliate e bombardare: “Non è che ci sia molta differenza tra mitragliare e bombardare. Adesso i nostri soldati possono mitragliare per scopi di autodifesa attiva. Bombardare significa andare in un posto che non ti sta offendendo ed eliminare dei presunti obiettivi. Di storico semmai ci sarebbe altro. Capire l’entità della presunzione degli obiettivi da eliminare ed anche il fatto che la decisione di bombardare non verrebbe da noi, ma da qualcun altro. Perché a scegliere gli obiettivi non saremmo noi ma altri da cui comunque dipenderemo“. Capito?
Non c’è la facciamo più a vedere i nostri fratelli e amici morire in terre lontane, per evitarlo? Si bombarda la popolazione inerme o si fa ritornare i nostri soldati a casa? Ovviamente la prima. Ma è ridicolo! Nuovi spauracchi crescono, c’é sempre un motivo più che valido per cui i soldati non se ne debbano andare “troppo in fretta” dal mattatoio afghano.
Patria, si fa chiamare lo Stato ogniqualvolta si prepara ad uccidere” scrisse Friedrich Durrematt, grande scrittore svizzero del secolo scorso.
Guerra per soldi é questo il vero volto che si nasconde dietro la mascherata della missione di pace. Montagne di soldi “investite” in presunte imprese militari mentre gli strati medio-bassi della popolazione precitano nella totale povertà. Mentre la crisi fogocita le risorse della scuola, delle forze dell’ordine e degli ospedali questi “giocano” a fare la guerra. Inscenano stucchevoli dibattiti condite dai soliti piagnistei e ornate dai forti, quanto falsi, sentimenti nazionalistici di orgoglio e coraggio. E’ faciel gridare alla guerra mandando a morire i figli degli altri. Incessantemente, da quasi dieci anni, bare avvolte nel tricolore arrivano a Ciampino. Funerali di stato ai caduti di guerra. Non si nota un controsenso palese? Caduti di guerra in missione di pace. Bah!
Oltre la coltre

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