sabato 23 ottobre 2010

Strumenti ciechi d'occhiuta rapina

Stefano Montanari
No: io non me ne vado. È troppo divertente stare in questo girone delle polveri sottili ad osservare le capriole degli altri dannati che si dannano ulteriormente per far sì che la loro pena sia inasprita.

Ne ho già parato mille e mille volte, ne ho scritto, ho girato filmati. Non è servito a niente. È una disfatta: stiamo perdendo su tutti i fronti. Ormai i nostri colleghi che sguazzano nel nostro stesso inferno senza saperlo hanno persino cambiato irreversibilmente il vocabolario, tanto che, in un incontro personale con alti funzionari della cosa pubblica, mi sono sentito riprendere da uno di quelli: “Nella nostra città non abbiamo un inceneritore ma un ‘termovalorizzatore’!”
E sia.
In Emilia Romagna sono usciti i risultati di una ricerca chiamata Moniter nella quale si dimostra che chi vuole stare sano deve fare gli aerosol sui camini dei “termovalorizzatori”, a Modena un oncologo si è inoltrato nel campo misterioso dell’epidemiologia dimostrando che più si respira fumo d’immondizia più la salute se ne giova,....
le varie ARPA si affannano a confermare che ogni giorno che passa l’aria è sempre più pura, il governo rende obbligatori i filtri antiparticolato sui motori Diesel, lo scienziato Veronesi sarà presto nominato nostro angelo custode per la sicurezza nucleare, le centrali termoelettriche cominciano a bruciare quel combustibile del futuro che è il carbone pulito…
Le voci contrarie? Sono pigolii. La scienza? Si dovrà piegare al business che la soverchia per importanza. La salute? Di qualcosa si deve pur morire. La generazione futura? Fatti suoi.
In questo idilliaco quadretto in cui Barbariccia e Farfarello di dantesca memoria ritaglierebbero la loro dignitosa figura s’innesta l’opera di chi, magari in buona fede, fa sfoggio del suo inconsapevole masochismo. Parlo dei tanti napoletani che stanno inscenando episodi di vera e propria guerriglia urbana per impedire l’uso e la moltiplicazione delle discariche in Campania.
So benissimo di attirarmi ulteriori antipatie, ma, sia chiaro, non me ne importa un fico secco. La verità è una e basta. Allora va detto che quelle povere persone sono “strumento cieco d’occhiuta rapina” per prendere in prestito una frase del quasi dimenticato Giuseppe Giusti.
Riassumendo in poche frasi schematiche qualcosa che meriterebbe invece migliaia di pagine, va detto che le discariche come sono fatte da noi sono follia pura:
1. Non si possono fare dove le falde acquifere sono a pochi metri dal piano di campagna.
2. Non possono essere isolate dal terreno con semplici teloni di plastica che si rompono dopo pochi mesi.
3. Non possono contenere materiali putrescibili.
Queste tre prescrizioni di base sono costantemente disattese in Campania.
Il perché è facile da spiegare:
1. Nessuno ha mai insegnato agli abitanti quale sia il rifiuto che si può produrre in modo più o meno tollerabile e quello che non si deve produrre mai.
2. Ben pochi comuni attuano una raccolta differenziata seria. Inutile mentire: quel po’ che si differenzia finisce in gran parte in discarica o va all’incenerimento, e pochissimo viene effettivamente recuperato in modo virtuoso.
3. Rendere le discariche una fonte terribile di fetore e di veleni che inquinano aria, acqua e terreno serve per esasperare la popolazione e far sì che sia proprio la gente a chiedere che vengano costruiti i “termovalorizzatori”, fonte infinitamente maggiore di malattia, di morte e di malformazioni fetali ma molto meno puzzolenti. In questo modo il business per i soliti noti è servito su di un piatto d’argento. Che, poi, le discariche non solo restino ma, ospitando le scorie incenerite, moltiplichino la tossicità dei siti è cosa di cui è politicamente scorretto parlare.
Ciò che potevo fare, io l’ho fatto. Se si preferisce fidarsi del primo venditore da fiera che ci vende il pacco dell’operaio, se si continua ad accendere la TV e a comprare i giornali che raccontano stravaganze che non troverebbero altra ospitalità se non in uno stupidario scientifico, se si preferisce ballare mentre il Titanic affonda, io non so che farci.

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