sabato 2 ottobre 2010

Un acquirente “amico” per la Tirrenia

De Gregorio (PdL) propone l’italo-americano Cerone ma lo spezzatino dell`azienda pubblica è dietro l`angolo.
Andrea Angelini
Con 268 voti a favore, 210 contrari e 1 astenuto (più 151 assenti) la Camera ha approvato il decreto legge in materia di trasporti che contiene le nuove norme sui pedaggi autostradali e le misure relative alla privatizzazione della Tirrenia che solo l’incuria e il menefreghismo della politica, probabilmente perché c’era poco da mangiarci sopra, hanno trascinato nel baratro. Un gruppo che un tempo era florido e che nonostante tutte le difficoltà assicurava il collegamento del continente con le isole.
Un baratro al quale ha sicuramente contribuito la gestione, all’insegna più che altro della difesa dell’esistente, condotta dal suo amministratore delegato, Franco Pecorini, rimasto in carica per ben venti anni; un record difficilmente battibile che ha resistito al ciclone di Mani Pulite e ai governi di centrodestra e di centrosinistra della Prima Repubblica....
Purtroppo, come spesso è successo, questa ignavia nel settore pubblico e i disastri che ne sono seguiti in un settore strategico per la nostra economia, verranno fatti pagare ai cittadini che saranno costretti ad accettare l’arrivo di un privato che, trovandosi in una situazione di monopolio di fatto, non potrà che imporre le proprie tariffe e guadagnarci sopra cifre esorbitanti, senza che il governo e l’Unione Europea abbiano qualcosa da obiettare.
Così, con uno sguardo al futuro, il senatore Sergio De Gregorio (ora nel PdL) e il deputato Amato Berardi, entrambi fondatori del movimento “Italiani nel Mondo”, hanno consegnato un’offerta di acquisto per la compagnia di navigazione alla Banca Rotschild di Milano, scelta come consulente dal Tesoro. L’offerta è stata presentata  per conto dell’imprenditore italo-americano Antony Cerone che ha scelto lo studio legale Libonati-Jaeger per rappresentarlo e per trattare anche con il Commissario Straordinario incaricato della procedura di dismissione, ossia della vendita.
De Gregorio ha cantato le lodi di Ceroni, nato negli Usa da famiglia napoletana, che guarderebbe
alla Tirrenia come ad “una entusiasmante possibilità di investire nel Paese di origine dei suoi familiari”. Sulla carta, sarebbe insomma la classica rivincita dell’immigrato che ha fatto fortuna all’estero e che ritorna con le lacrime agli occhi al paesello natio. Negli Usa attualmente Cerone si occupa di logistica e di trasporti anche marittimi e sarebbe in grado di affrontare da solo lo sforzo finanziario necessario. Ma forse, consapevole della necessità di avere le spalle coperte, ha unito le proprie forze a quelle del finanziere Abraham Morris e di una banca d’affari di proprietà della Ama (American Marittime Association) che è specializzata nella ristrutturazione di compagnie di navigazione in crisi in tutto il mondo.
Il timore, peraltro fondato viste le esperienze del passato, è che la privatizzazione della Tirrenia, dopo le dichiarazioni roboanti dei primi tempi e dopo gli impegni assunti con i sindacati e i dipendenti, naufragherà di fronte alle prime difficoltà di gestione. Così assisteremo al classico spezzatino con tanti piccoli avvoltoi che si avventeranno sulle carcasse dell’ex gruppo pubblico e finiranno ognuno per gestirsi le proprie e limitate rotte. Quelle interne ovviamente. Mentre i collegamenti con gli altri Paesi europei verranno gestiti da società concorrenti estere. Davvero una bella fine per una società che poteva essere un gioiello.
Stampa Libera

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