martedì 9 novembre 2010

Una generazione di precari

Massimo Mazzucco
Un nuovo rapporto ISTAT rivela che in Italia il 26,4 % dei giovani fra i 15 e i 25 anni sono disoccupati. C’è poi un altro milione e mezzo di giovani che lavorano come “parasubordinati”, ovvero con contratti a termine, con salari ridotti e con diritti e sostegno sociale limitati. Ci sono poi i lavoratori in cassa integrazione, che rischiano prima o poi di diventare disoccupati loro stessi.
Insomma, essere giovani in Italia è un incubo, che fra l’altro ha origini tutt’altro che recenti: è già dai primi anni ’80 che le nuove generazioni di italiani soffrono per una cronica mancanza di posti di lavoro, alla quale va aggiunto il continuo decadimento del valore del titolo di studio.
E proprio di recente il governo ha pensato bene di inserire, nell’ultima finanziaria, un ulteriore taglio alle borse di studio del 90%. 
Naturalmente, con questo tipo di politica non viene certo incoraggiata la specializzazione, nè tantomeno l’imprenditorialità di qualunque tipo. Oggi il giovane non ha la minima possibilità di guardare al proprio futuro, e per lui sopravvivere nel presente è già un successo enorme.
Siamo quindi di fronte ad una generazione di nuovi schiavi, ….


… troppo occupati a sopravvivere per pianificare qualcosa di utile, per sè come per la comunità.

Si potrebbe anche tentare di spiegare il tutto con la semplice crisi del sistema economico mondiale, del quale ovviamente l’Italia fa parte. Ma ciò non è sufficiente, poichè l’Italia presenta un tasso di disoccupati, fra i giovani, molto più alto della media europea, mentre lo stesso trattamento degli studenti italiani è molto peggiore di quello degli altri paesi europei: chi riceve una borsa di studio nel resto d’Europa viene spesso aiutato a pagare l'affitto, riceve un piccolo salario, ed è quindi in grado di rendersi indipendente dalla famiglia molto prima dei giovani italiani.

Di fronte ad una situazione così estrema e drammatica come la nostra, viene quindi il dubbio che ci sia stata, nei decenni scorsi, una precisa volontà politica di “addormentare” il futuro dell’Italia, partendo appunto dalle generazioni dei più giovani. Rendendo progressivamente il giovane uno schiavo del sistema, abituandolo progressivamente a “sperare” in ginocchio che gli cada fra le braccia quel posto di lavoro che gli spetterebbe di diritto, diventa molto più facile controllarlo una volta raggiunta la eventuale stabilità economica.

Una volta afferrato quel miserando posto di lavoro in contabilità, dietro uno sportello bancario oppure in una ditta qualunque, chi mai si sognerà di protestare e di sollevare nuovi polveroni?

Ecco così garantite, già in partenza, intere generazioni di persone che voteranno a destra per “conservare” quel poco che hanno, senza naturalmente rendersi conto che ciò a cui ambiscono di più è proprio ciò che li rende schiavi.

E se per caso gli fosse ancora rimasto un barlume di intuizione, e votassero invece a sinistra, faremo in modo da offrire loro una classe dirigente che di “progressista” avrà soltanto il nome, ma che di fatto agisce ed ubbidisce esattamente come quella che finge di combattere. Tanto, una volta che il popolo è stato abituato a soffrire e a sperare, invece di rivoltarsi e di pretendere, non importa più da che parte venga la carota che li tiene buoni.
Luogocomune

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