giovedì 9 dicembre 2010

Filippine, il call-center del call-center

Gabriele Battaglia
Una nuova gerarchia nel mercato dell'outsourcing. Delhi esternalizza a Manila
Dopo l'outsourcing, l'outsourcing dell'outsourcing. Nei processi di esternalizzazione su scala globale, l'India ha infatti un nuovo agguerrito concorrente: le Filippine.
Ma non si tratta solo di concorrenza, perché le stesse aziende indiane esternalizzano a Manila e dintorni. Giovedì 2 dicembre, Tata Consultancy Services, leader indiano del software, ha per esempio aperto il suo primo call-center nell'arcipelago. Altri lo seguiranno.
Le Filippine hanno un asso nella manica: sono state una colonia degli Usa. Questo fa sì che molti giovani locali parlino perfettamente l'inglese e che, vero valore aggiunto, siano imbevuti di cultura e "stile" yankee.
L'economia che è cliente principale dei call-center di mezzo mondo va quindi sul sicuro, anche perché il personale costa meno, ancor meno che in India.
Secondo Bloomberg, un telefonista notturno può guadagnare circa 300mila pesos (poco meno di settemila dollari) l'anno, che è comunque molto di più degli 83mila di un reddito medio....


Dal 2005, i ricavi del "Business process outsourcing" (BPO) sono cresciuti in media del 46 per cento ogni anno, nel 2010 dovrebbero raggiungere i nove miliardi di dollari, facendo delle Filippine il secondo mercato mondiale dell'outsourcing dopo l'India (dodici miliardi).
Per il futuro si stima una crescita del trenta per cento annuo, il che dovrebbe determinare il sorpasso dell'arcipelago nei confronti del subcontinente (che cresce del dodici per cento) entro il 2012.

Ma dietro al boom c'è una gerarchia. Le Filippine hanno infatti già superato l'India nei servizi vocali, cioè nei call-center, i lavori meno qualificati. Sono leader nel segmento che sta in fondo alla catena del valore.
Nei servizi di alto profilo, Delhi continua a non avere rivali.
E' già in corso un processo di subappalto, con call-center indiani che cedono a equivalenti filippini (o di altri Paesi) i lavori a basso valore aggiunto, mantenendo quelli high-tech.

L'India può riservare altre sorprese.
Secondo Nouriel Roubini - l'economista-guru che anticipò di un anno la crisi globale - se Delhi riesce a dotarsi di infrastrutture e abbatte i limiti agli investimenti dall'estero, raggiungerà ben presto la Cina come tassi di crescita. E un segnale di questa crescita è il fatto che l'esternalizzazione talvolta si muove al contrario.
Genpact, l'azienda leader dell'outsourcing in India, ha appena investito circa quaranta milioni di dollari per creare filiali in mezzo mondo. Ci sono le Filippine, naturalmente, ma anche l'Europa e, soprattutto, c'è un progetto per triplicare la propria presenza negli Usa: centri di calcolo e finanziari a Irvine, Nashville, Salt Lake City.
Arianna Editrice

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