sabato 22 gennaio 2011

A chi servono i rigassificatori

Marco Cedolin
I rigassificatori (da non confondere con i gassificatori che appartengono alla categoria degli impianti d'incenerimento) sono strutture di grandi dimensioni, utilizzate per riportare allo stato gassoso il gas ridotto allo stato liquido al fine di consentire il trasporto dello stesso per mezzo delle navi gasiere.
I rigassificatori sono impianti dal costo estremamente elevato, nell'ordine dei miliardi di euro, determinano impatti ambientali di una certa rilevanza, ma soprattutto risultano potenzialmente pericolosissimi in caso di esplosione. Nel mondo i rigassificatori sono in totale una cinquantina, la metà dei quali concentrati in Giappone, dove la morfologia del territorio rende problematica la costruzione dei gasdotti. A fronte della finora scarsa diffusione di questo tipo d'impianti a livello mondiale (in particolare le strutture off shore come quella inaugurata in autunno al largo di Rovigo o quella in progetto al largo di Livorno sono fra le prime al mondo nel loro genere) occorre sottolineare come l'unico incidente catastrofico accaduto in un rigassificatore fino ad oggi, rimanga quello di Cleveland nel 1944 che determinò la morte di 130 persone.....
Ciò nonostante la maggior parte degli esperti, pur non ritenendo probabile l'eventualità di un'esplosione, ammette la possibilità che questa possa verificarsi e concorda nel considerare potenzialmente catastrofiche le conseguenze della stessa, soprattutto nel caso esistano insediamenti abitati nell'area interessata dall'incidente.
In Italia oltre al rigassificatore di Panigaglia, costruito una trentina di anni fa dall'Eni è entrato in attività quello di Rovigo inaugurato lo scorso autunno, costato circa 2 miliardi di euro, costruito da una società di cui fanno parte Exxon Mobil, Qatar Petroleum ed Edison e consistente in un enorme cassone di cemento armato che è stato assemblato in un bacino di carenaggio spagnolo ad Algeciras, vicino a Gibilterra ed è stato trainato da una flotta di rimorchiatori oceanici, in direzione dell'Italia dove ha trovato collocazione nel mare Adriatico. Mentre nei prossimi anni è prevista la costruzione di 12 impianti di rigassificazione che potrebbero assorbire annualmente oltre 100 miliardi di metri cubi di gas liquido trasportato per mezzo delle navi gasiere. I primi progetti ad andare in cantiere dovrebbero essere il rigassificatore off shore di Livorno costruito dalla tedesca Eon, il rigassificatore di Trieste appannaggio del colosso iberico dell'energia Gas Natural, quello di Augusta che sarà costruito dalla Erg, il rigassificatore di Porto Empedocle di competenza dell'Enel, l'impianto di Porto Recanati che sarà realizzato da Gaz de France ed il rigassificatore di Falconara appannaggio dell'Api.
La scelta italiana di puntare in maniera così massiccia su questo genere d'impianti (se tutti i progetti venissero portati in porto diventeremmo il secondo paese al mondo per numero di rigassificatori alle spalle del Giappone) è stata fino ad oggi motivata con l'ambizione di diversificare le fonti di approvvigionamento del gas, nell'ambito di una costante crescita dei consumi energetici del nostro paese nei decenni futuri.
Tale giustificazione si manifesta priva di fondamento, non solamente alla luce della pesante congiuntura economica, che rende assai poco probabile una crescita esponenziale del fabbisogno energetico italiano nei prossimi anni, ma anche e soprattutto in virtù del fatto che il l'Italia ha creato e sta continuando a sviluppare una rete di gasdotti in grado di soddisfare abbondantemente le esigenze presenti e future del nostro paese nell'ambito dell'importazione del gas. Basti pensare che soltanto ragionando a breve e medio termine è attualmente in fase di completamento il potenziamento del gasdotto algerino Ttpc che trasporterà 6,5 miliardi di metri cubi di gas in più l'anno, l'ENI ha già iniziato il potenziamento del gasdotto Tag che trasporta in Austria il metano estratto dai giacimenti siberiani, per consentire il trasporto aggiuntivo di 3,2 miliardi di metri cubi annui. Entro la fine del 2012 la società Galsi s.p.a. della quale fanno parte Edison, Enel ed Hera, dovrebbe terminare la costruzione di una nuova pipeline di 2280 km che via Sardegna trasporterà annualmente 8,5 miliardi di metri cubi di metano aggiuntivo dall'Algeria a Piombino, in Toscana e nel corso del 2013 dovrebbe essere inaugurato il gasdotto South Stream che attraverso la Grecia trasporterà il gas russo fino in Puglia.
In realtà il complesso programma energetico basato sulla costruzione di un così grande numero d'impianti di rigassificazione, fortemente osteggiato dai cittadini che si ritroveranno a dover convivere con queste strutture pericolose ed impattanti, non mira alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, né tanto meno intende rispondere ad una futura crescita della domanda italiana che non avrebbe ragione di esistere. Semplicemente la scelta dei rigassificatori costituirà uno strumento a disposizione delle grandi multinazionali dell'energia per costruire enormi profitti, trasformando l'Italia in una sorta di hub energetico attraverso il quale distribuire il gas negli altri paesi europei. Come sempre la logica perseguita è volta a creare enormi profitti, in larga parte privati, a detrimento della qualità dell'ambiente e della sicurezza dei cittadini, che neppure in questo caso sono stati interpellati, in merito a una scelta che comporta rischi rilevanti per la loro incolumità e per l'integrità del territorio in cui vivono.
Per il bene comune

1 commento:

archia ha detto...

Senza parlare poi del progetto per la realizzazione di un mega impianto di stoccaggio di gas metano di 135kmq, sotto 16 comuni, tra il cremonese e il bresciano, per 1 miliardo e 200 milioni di metri cubi di gas.
Questo impianto dovrebbe affiancare gli altri 8 impianti già attivi, quasi tutti in pianura padana, della Stogit, per lo stoccaggio ( a fini speculativi ndr.) del gas metano.