lunedì 14 febbraio 2011

La dignità non si modera

Valerio Lo Monaco
Aspettare cosa? Che la vita passi sperando che dall’alto, qualcuno, finalmente, modifichi le nostre esistenze? Godot non arriva. Dobbiamo reagire noi. Ora. 
In medio stat virtus? Dipende. Dal momento e, soprattutto, dalle circostanze. Storiche, sociali, quotidiane. Proprio adesso, ove giungono appelli alla moderazione da ogni parte, moderarsi potrebbe non essere la cosa migliore da fare. E il fatto stesso che oggi, più che in qualunque altra epoca, vi siano appelli alla moderazione, dovrebbe far sorgere la domanda sul motivo per il quale giungono tali raccomandazioni. Se c'è una tendenza - un pericolo? - a non moderarsi, e la cosa è evidente in tante parti del mondo, ciò significa inequivocabilmente che il momento storico nel quale viviamo e le condizioni sociali spingono esattamente contro la moderazione. E la responsabilità, in tal senso, non è proprio di chi non riesce a moderarsi. Anzi. In altre parole oggi diventa più difficile farlo. E i motivi ci sono, evidentemente. Insomma, non vi sarebbe una tendenza alla reazione (e dunque un tentativo di evitare tale reazione, raccomandando moderazione) se non vi fosse in primo luogo una azione in grado di scatenarla.
Allo stato attuale delle cose, semplicemente guardandosi attorno e interrogandosi, vi sono, al giorno d'oggi, motivi di reazione? O tutto va bene e dunque un semplice, e semplicistico, appello alla moderazione può soffocare quelle che si reputano flebili tendenze di reazione?...

Il punto già dovrebbe essere chiaro. Ci giungono appelli alla moderazione proprio da chi compie azioni che fanno di tutto per spingere a una reazione. E beninteso, non parliamo, non questa volta, di una moderazione in campo politico o economico. Ma proprio sociale. La nostra vita di tutti i giorni, scorre tranquilla e serena, con normali problematiche da dover affrontare come in tutti i periodi storici oppure siamo di fronte a situazioni di difficoltà crescenti, sempre più pressanti, e dalle quali pare (pare?) che non vi sia alcuna possibilità di uscita?

In ultima analisi, è davvero il caso di seguire gli appelli alla moderazione anche se in realtà si sente il bisogno di fare scelte radicali?

La moderazione attiene al concetto di limite, che abbiamo già affrontato altre volte. Ci si modera rispetto a dei limiti che non si vuole o non si può superare. Ma i limiti ai quali riferirsi sono quelli dettati e imposti dalla società che abbiamo di fronte oppure i personali limiti che ci si è in grado di dare in base al proprio cosmo di valori?

Fuori da ogni ideologia, soprattutto quella sviluppista del nostro modello, a ben vedere sembra proprio che i limiti si siano già passati, e da un pezzo. Ma non a livello personale, quanto proprio a livello sociale, che poi include l'aspetto politico, quello economico e in modo onnicomprensivo quello generalmente attinente alle proprie condizioni di vita.

Il discorso è molto semplice, e per metterlo a fuoco basta eliminare dalla propria mente tutto quello che il sistema dominante vuole imporre e guardare nel modo più minuzioso alle proprie giornate, ai propri anni. Al proprio presente e soprattutto al futuro.

Il sistema nel quale viviamo, che non si è moderato in nulla, beninteso, ci ha portato allo stato nel quale stiamo vivendo, e se si ha la capacità di vedere oltre il proprio naso e soprattutto oltre la cortina fumogena che ci mettono attorno ogni giorno per - appunto - evitare di farci prendere realmente coscienza della situazione, ci si può rendere conto che il tempo della moderazione è bello che finito. E che c'è, invece, bisogno esattamente di uno slancio di reazione vera e propria.

È moderato il mondo nel quale viviamo? Lo sono le Banche e la speculazione, la politica, gli illeciti di chi ci governa, le scelte delle aziende per le quali lavoriamo, che hanno preteso sino a ieri ingrassandosi sulle nostre spalle e oggi ci impongono di accettare situazioni capestro oppure ci lasciano in mezzo a una strada? È moderata la voglia di succhiare sangue dalle vene di tutti in ogni ambito economico di monopolio che subiamo? È moderato imporci di comperare automobili, assicurazioni e benzina, al prezzo deciso dal cartello, perché in altro modo non è consentito andare al lavoro visto che i mezzi pubblici non esistono e in bicicletta ti ammazzano? Solo per fare un esempio.

Il momento in cui un animale, qualsiasi esso sia, combatte con tutte le proprie forze e la propria ferocia, tirando fuori energie e capacità inimmaginabili, è proprio quando è con le spalle al muro, ovvero quando, letteralmente, non ha altra via di uscita. In quel momento, e solo allora, esso tirerà fuori davvero tutto ciò che ha per salvarsi la pelle. Sino a quel momento no.

Lo stesso, nessuna società può realmente reagire a una situazione disperata se in primo luogo non si rende conto di essere in tale situazione. Se oggi iniziano a venire fuori manifestazioni che tanto moderate non sono, evidentemente qualcuno, o più di qualcuno, inizia a capire il reale stato delle cose. La massa ancora non ha idea, di fatto, al punto nel quale siamo. Quale sia la reale descrizione del presente e le prospettive più probabili per il futuro. Come in Matrix: i  più sono talmente accecati da combattere per difendere le proprie stesse catene.

Ma la realtà è che siamo con le spalle al muro.

E sia chiaro, non stiamo parlando di violenza, non ora, quanto di uno stato personale di reazione, che oggi come oggi riteniamo debba essere tutto fuorché moderato, a molte situazioni di carattere sociale che ci troviamo di fronte.

Brutalmente: se non è moderato affatto il mondo che abbiamo intorno, perché dovremmo esserlo noi? Se il nostro sistema di sviluppo ci ha rubato il presente, la tranquillità, spesso la salute, e ci ha di fatto bruciato il futuro, per quale ragione dovremmo moderarci nella reazione? Non è tempo di attendere, mentre ci portano al macello.

Dal punto di vista pratico, pertanto, è proprio nella vita di tutti i giorni, e per quanto attiene al personale, singolo, intimo, che è arrivato il momento di scegliere senza mezzi termini. È giunto insomma il momento di distinguere, in base al proprio cosmo di valori, ciò che è buono da ciò che non lo è, il modo in cui, esperienza per esperienza, vale la pena di comportarsi. Le persone da frequentare o meno. Se fino a ieri era forse - forse - opportuno soprassedere in alcune circostanze, e per quieto vivere ci si imponeva, a volte, di seguire le zone e le esperienze non troppo distinte, ebbene oggi vale esattamente l'opposto. Vale individuare il bianco e il nero, e polarizzare il più possibile le proprie scelte, in ogni campo, da una parte o dall'altra.

La radicalizzazione delle proprie scelte e delle proprie attività diventa insomma una esigenza urgente in un frangente storico come questo. Che di guerra si tratta, anche se i più non se ne rendono conto. In tempi di guerra cose e situazioni che in altri periodi sono dati diventano invece di importanza fondamentale. Si soffre di più. Si ama di più. Si polarizzano ed estremizzano i sentimenti, le esperienze, le scelte.

Allora di fronte a una ipotetica pagina bianca è il caso di compilare delle liste. È arrivato il momento in cui camusianamente si deve dire no. Il che significa dire sì, in conseguenza, a ciò che invece va preservato, alimentato e difeso. Il resto? Che vada per la sua strada.

Nella vita di ogni persona, pur tra mille e specifiche differenze, gli ambiti nei quali si vive sono in fin dei conti pochi. C'è l'ambito del lavoro, quello della famiglia, quello di altri eventuali interessi, quello dell'impegno sociale e politico, se si ha la volontà di partecipare, come cittadini, al momento storico e al luogo nel quale si vive. In ognuno di questi ambiti vi sono delle scelte da fare, e oggi è il caso di farle senza indugiare.

Si tratta di scegliere e comportarsi per cosa è bene e giusto ed eliminare radicalmente il resto. Si tratta di scegliere chi frequentare, le persone con le quali entrare in relazione, per qualsiasi ambito, e chi lasciare fuori dalla propria cerchia, dalla propria comunità.

Probabilmente, oggi come oggi, nella follia della vita dell'uomo moderno, della società che abbiamo intorno, uno tra i principi ordinatori più utili ai quali riferirsi per fare le scelte di ogni giorno è quello della dignità personale. Che non è materia malleabile, adattabile alle varie circostanze. Non rientra nella zona grigia insomma. È bianco o nero. È sì o no. E scelte radicali si possono, anzi si devono fare, eccome.

Ci sono persone che non hanno la televisione. Che non entrano nei centri commerciali. Che non perdono un secondo della propria vita ad ascoltare chiunque non lo meriti. Che non si piegano alla schiavitù, che non permettono a nessuno di dominare, direttamente o subdolamente, sul proprio tempo. Persone che non chiedono prestiti alle Banche. Piuttosto pane e cipolla, che è sempre più dignitoso che finire in mano agli strozzini legalizzati. Ci sono persone che nella maniera più assoluta non seguono la massa indistinta in alcune delle mille attività cui essa si piega. Il che è anche facile, perché al momento nel quale siamo, a grosse spanne, può essere utile molto semplicemente, fare l'opposto di quello che fanno - tutti - gli altri.

È il tempo, questo, di erigere muri invalicabili, per quanto si può, rispetto al resto che non si considera giusto e dignitoso. Si tratta di tornare alle comunità chiuse? Si pecca di astrazione, di differenzialismo, di elitismo? Forse. Ma perché, è forse meglio, in tempi di guerra, non fare le barricate e lasciarsi trapassare dal fuoco nemico ?

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