lunedì 28 febbraio 2011

Sperimentazione animale: uno spoglio etico

Pur non riconoscendoci appieno nel pensiero dell'autore e manifestando in questo blog una posizione radicalmente contraria ad ogni pratica di sperimentazione sugli animali, pubblichiamo l'articolo che segue, ricco di spunti interessanti in materia.

“Il 50% dei soggetti non ha mostrato alcuna reazione dopo l’inoculazione. L’altro topo è scappato”
(P. Medawar).

Non ho sensi di colpa per le dozzine di rattini neonati ai quali estrassi il cervello, dopo averli decapitati, intorno al 1980, quando, studente di medicina, ero interno in un laboratorio di neurochimica. C’è tanto di sbagliato e tanto di giusto nella sperimentazione animale. E’ un tema etico complesso e strumentalizzabile: in esso giocano fattori eterogenei; come quelli, profondi e torbidi come è tipico dei fattori antropologici, messi in luce sul sito TNEPD [1]; e grandi interessi economici e ideologici.
In questi problemi di bioetica, dove all’etica si affiancano ragioni non dichiarate, non basta vedere “il giusto” e “lo sbagliato”. A questa variabile indipendente a due valori occorre affiancarne un’altra, che rappresenti gli altri fattori, e le strumentalizzazioni che portano con sè: la variabile a due valori “per buone ragioni”/ “per cattive ragioni”. Ciò è ottenibile con una tabella 2×2, dove le righe indicano “a favore” e “contro”, e le colonne “per buone ragioni” e “per cattive ragioni”. Si otterranno così 4 caselle, ognuna denominata dal nome della riga più il nome della colonna che incrociandosi formano la casella. Mentre le righe sono oggettive, le colonne derivano da un giudizio. Vediamo come si può effettuare tale spoglio etico: come si possono riempire le quattro caselle nel caso della sperimentazione animale.....

1. A favore per buone ragioni
La sperimentazione animale consente di applicare la forma più rigorosa del metodo scientifico, l’esperimento controllato. Ha portato a grandi conoscenze, soprattutto nel campo della fisiologia. Ha anche permesso di individuare cancerogeni e altri agenti nocivi. Va annoverata tra le forme di sfruttamento del regno animale, come la zootecnia, l’industria delle pelli, l’uso di bestie da fatica per ottenere energia meccanica, etc., che hanno emancipato l’uomo dallo stato di natura. Da sola non è sufficiente al progresso della scienza, ma eliminarla sarebbe un regresso. Già oggi i farmaci vengono immessi sul mercato con controlli limitati sulla sicurezza e sugli effetti collaterali, fidando nella “farmacovigilanza”. Riducendo la sperimentazione animale si aggrava uno stato di fatto di sperimentazione disordinata e incontrollata sull’uomo.
2. A favore per cattive ragioni
I modelli animali si basano sull’analogia, forma di inferenza induttiva debole che già sul piano teorico può far cadere in trabocchetti; trabocchetti che la Natura non si è astenuta dal disseminare nel mondo materiale: ci sono sostanze che per l’uomo sono innocue mentre sono tossiche per alcuni animali, e viceversa. La sperimentazione animale ha grandi limiti metodologici. Quando viene usata, come spesso è il caso, per estrapolare risultati terapeutici sull’uomo può produrre risultati errati o che confondono. E anche risultati di comodo, volutamente fraudolenti. Ogni settimana sui media appaiono mirabolanti progressi medici … ottenuti su animali. Si annuncia un altro passo avanti della medicina, ma quasi sempre non è vero niente. Basta scegliere la specie animale, o il modello animale di malattia, adatti, e voilà.
Inoltre l’uccisione di animali è un rito che sollecita i nostri istinti di crudeltà e insensibilità; ciò in campi, la medicina e l’igiene pubblica, che se non sono guidati da sentimenti umani scivolano verso la banalità del male. Quando ero resident in neuropatologia a Boston una volta fui mandato nello stabulario con l’occorrente per le autopsie. Trovai degli studenti di medicina del primo anno (retta 27000 dollari all’anno; era il 1992) attorno a un tavolo con sopra un cane lupo, sedato e immobilizzato, testa compresa. Io avrei dovuto rimuovergli la calotta cranica, da vivo, e indicare le principali parti anatomiche agli studenti. Il valore didattico della dimostrazione sarebbe stato modesto; meglio farli assistere alle autopsie di routine, o a un intervento, oppure un esperimento, di neurochirurgia stereotassica. Più che altro, i patimenti del cane e gli schizzi di sangue avrebbero fatto acquisire agli studenti quella callousness, “callosità” che viene scambiata per “essere tosti”, e che in certi eserciti viene ottenuta nelle reclute facendogli scannare maiali; anch’io avrei compiuto un gesto moralmente degradante. Così tornai su a mani pulite, dai miei capi coi quali già ero ai ferri corti. Il reparto ospitava Imanishi-Kari, la ricercatrice al centro di uno scandalo di portata internazionale per una frode scientifica, difesa con tutti i mezzi dall’establishment. Sulla porta della sua stanza aveva appeso la foto del volto ghignante di una gargoyle di pietra.
3. Contro per buone ragioni.
La coltivazione del senso di umanità comporta che si rispetti la vita in tutte le sue forme. Quindi anche quelle animali. E’ prudente porre quante più barriere all’esercizio della violenza fisica, che fa presto a trovare giustificazioni e scorciatoie. La sperimentazione animale è parte di quei parafernalia che danno un senso teatrale di scientifico, ma in sé non dà garanzie di scientificità. Opponendosi alla sperimentazione animale ci si oppone anche a truffe pseudoscientifiche.
4. Contro per cattive ragioni.
E’ in corso da decenni un indebolimento della metodologia scientifica in medicina. La “scienza” oggi è il settore “ricerca e sviluppo” dell’industria medica, che è finalizzato al profitto, prima che alla conoscenza e al bene dei pazienti. L’industria farmaceutica è in realtà ben lieta di abolire i  controlli obbligatori mediante animali; es. la Astra Zeneca, già accusata di avere soppresso dati preclinici sugli effetti collaterali di un farmaco oncologico, lo ha fatto propugnare a un suo ricercatore [2].
Beltz, l’inventore del primo farmaco che fu adottato per l’AIDS, l’ AZT, si è detto pentito di averlo creato, avendo visto come è stato impiegato. L’AZT fu introdotto nella clinica sulla base di semplici esperimenti in vitro. Gli scienziati “eretici” che hanno evidenziato come l’AZT fosse un fattore causale della sindrome, piuttosto che una terapia efficace, hanno osservato che saltare la fase di sperimentazione animale sulla farmacodinamica ha contribuito all’equivoco: il risultato fu una somministrazione a livelli “prohibitively toxic” [3]. In generale, quello della terapia delle infezioni, es. gli antibiotici, è un campo dove la sperimentazione animale può dare elementi importanti – ma poco gradevoli per chi vende farmaci – sugli effetti paradossali, cioè iatrogeni, dei prodotti farmaceutici.
Non è stato per le pressioni degli animalisti o per innata gentilezza d’animo che la UE nel 2007 ha messo al bando i test di cosmetici su animali, e nel 2008 gli USA hanno messo al bando i test tossicologici di inquinanti su animali. Si è pronunciata contro la sperimentazione animale in oncologia l’AIRC, che propaganda come verità scientifiche assodate tesi tendenziose [4] che sono il frutto di stime interessate, e non certe per stessa ammissione di chi le ha prodotte; e che vanno nello stesso senso di nascondere, assolvere e deregolamentare a favore dei grandi interessi.
C’è una convenienza a eliminare una metodologia che, con tutti i suoi limiti, può dire “no”, “è falso”, a scoperte “scientifiche” volte a fare alzare un titolo in Borsa; e può dire “questo prodotto fa male”, “questo è mutageno e probabilmente cancerogeno”. La sperimentazione animale conviene al business quando appoggia le sue tesi; altrimenti, la si soppianta con la sperimentazione in vitro o i modelli matematici, che permettono ancora meglio di impapocchiare i risultati desiderati.
Ci sono anche ragioni ideologiche, antiumaniste, contro la vivisezione: riconoscere pari dignità, o maggiore dignità, agli animali favorisce una concezione più bassa della dignità dell’Uomo. Se si mettono animali e persone sullo stesso piano, come alcuni apertamente propugnano, può succedere che siano gli umani a essere trattati come animali. Appannando la distinzione tra uomo e animale, antropomorfizzando gli animali, si possono generare mostri; rischiamo di avvicinarci alla nostra natura zoologica, che incombe sotto di noi non meno del cielo stellato sopra di noi.
E’ difficile restare indifferenti alle immagini dei cuccioli di foca massacrati, o al pathos del cane randagio. Intanto gli enti regolatori USA e UE dei farmaci, FDA e EMA, stanno mostrando interesse, dietro pressioni delle case farmaceutiche, per forme di approvazione parziale tipo “live license”: si consentirà l’entrata in uso della versione “beta” del farmaco, senza neppure le già discutibili fasi di trial clinico; ma i pazienti che fanno da cavia non commuovono quanto le fochine.
Va detto che i movimenti animalisti e antivivisezionisti sono spesso una forma di dissenso romantico gradita al potere: fanno sfogare la sensazione diffusa ma indistinta che la medicina attuale contenga abusi e crudeltà; distraggono dagli orrori della medicina sugli umani; facilitano l’eliminazione di strumenti di controllo ormai ingombranti, ottenendo in cambio consenso; e, nelle forme terroristiche, non si sa quanto pilotate [5], facilitano la repressione del dissenso tecnico e democratico agli abusi commessi in nome della “scienza”; un gioco quest’ultimo che non dovrebbe suonare nuovo a chi abbia presenti le dinamiche sotterranee degli Anni di piombo.
*    *    *
Personalmente concludo che la sperimentazione su animali è etica e raccomandabile in linea di principio, purché abbia finalità esclusivamente scientifiche, e obiettivi rilevanti per l’umanità; ed eviti quanto più possibile sofferenze agli animali. Condizioni che molto spesso non sono rispettate.
Gli oppositori della sperimentazione animale dovrebbero considerare la tabella, e in particolare la casella n.4: il rischio che le loro sincere posizioni progressiste vengano strumentalizzate dal potere. Questo accade più di frequente di quanto si pensi; c’è una hidden agenda anche per la bioetica. Anche per il testamento biologico e l’eutanasia è possibile costruire una tabella etica 2×2 [6], e la casella “a favore per cattive ragioni” è tutt’altro che vuota, data la presenza di interessi che il dibattito mediatico trascura. Anche lì lo spoglio porta a termini più complessi che quelli dell’attuale dibattito, schematico e manicheo; e porta a considerare se sostenendo il testamento biologico, o opponendosi, nei termini imposti dal dibattito ufficiale non si sta inconsapevolmente accettando un falso dilemma, che andrà a nostro discapito qualunque sia la scelta [7,8].

2. Robinson, S. et al., A European pharmaceutical company initiative challenging the regulatory requirement for acute toxicity studies in pharmaceutical drug development, Regul. Toxicol. Pharmacol. (2008), doi:10.1016/j.yrtph.2007.11.009.
3. A Critical Analysis of the Pharmacology of AZT and its Use in AIDS.Eleni Papadopulos-Eleopulos et al. Curr Med res Opin 1999. 15: S1-45.
8. Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico. http://menici60d15.wordpress.com/2009/06/24/il-riduzionismo-giudiziario-nella-frode-medica-strutturale-il-caso-del-testamento-biologico/

1 commento:

MaryBs ha detto...

articolo pieno di falle argomentative e classici "post-hoc, quod hoc". L'autore afferma un gran numero di cose che mette come postulato del suo ragionamento, senza averle dimostrate, e questo di conseguenza rende fallace tutto il ragionamento. Non puo' "affermare" tout court e poi far derivare tutto il resto dalle sue supposizioni personali. Non c'e' nessuna circolarita' logica in quel che dice, e sarebbe necessario prendere frase per frase alla luce della logica e scrivere per ore perche' e dove sbaglia. Si rilegga, e' meglio. Non sara' questo tipo di retorica fine a se' stessa a dimostrarci che "la SA e' etica". Ma per favore.