mercoledì 30 marzo 2011

I fagioli a stelle e strisce

Fabio Falchi
La fiamma della democrazia incendia l'Africa Settentrionale, il Medio e il Vicino Oriente: Tunisia, Libia, Egitto, Yemen, Bahrain, Siria e ovviamente Iran. Non tutti i democratici però sono eguali. Gli sciiti del Bahrain hanno il difetto di essere sciiti e quindi è giusto bombardarli; i ribelli libici invece conoscono inglese e francese, amano il mercato più del Corano e soprattutto combattono contro un tiranno, che alla testa di feroci africani e di amazzoni mercenarie stava per fare strage di civili innocenti, pacifici benzinai che altro non desiderano che poter mettere una crocetta su una bella faccia democratica ogni cinque anni. Si poteva non intervenire? Perfino il grande guitto di casa nostra, il buon Dario Fo, ha indossato l'elmo di Scipio, memore della sua marziale giovinezza. D'altra parte, i missili da crociera sono armi intelligenti, costruite dagli americani per colpire soltanto gli antidemocratici. Obama garantisce che gli effetti collaterali non sono dannosi. E se lo dice lui, che è Nobel per la pace, come si potrebbe metterlo in dubbio? Se poi qualcuno pensa che le forze occidentali agiscano per fare i propri interessi, ma del popolo libico se ne infischino, costui certamente è in malafede. Del petrolio non importa nulla a nessuno, se non ai petrolieri che in Occidente contano esattamente come qulasiasi altro cittadino: una testa, un voto!....
E che gli Usa, dopo il fallimento militare in Irak e in Afghanistan, abbiano optato per una strategia indiretta, di modo da ridisegnare gli equilibri internazionali in funzione della loro egemonia è frutto di pura "fantasia geopolitica". Tattiche e strategia sono indispensabili in guerra, nel gioco degli scacchi, perfino nel mondo degli affari, ma in politica è tutto un altro andazzo. Perlomeno in Occidente, il fine dei politicanti è il benessere materiale e morale di tutti cittadini. E tutto si compie alla luce del sole: la realtà che appare è tutta la realtà. Chi si ostina a pensare che sia segno di ciò che non appare, è un mascalzone complottista, che meriterebbe un trattamento speciale. Non c'è proprio nessuna “connessione” da scoprire. Tutti i fagioli di questo sacco sono a stelle e strisce, questi fagioli sono a stelle e strisce, può darsi allora che provengano da questo sacco, è una inferenza, la si denomina abduzione, lecita in filosofia e nelle scienze, ma certo non in democrazia. Non perché non si deve usare la testa, ma perché la si deve usare democraticamente, ossia rispettando la volontà del popolo. Che è poi quella di coloro che lo rappresentano. I quali a loro volta rappresentano il mercato, che non deve rendere conto a nessuno e a cui invece tutti devono rendere conto. E se la grande democrazia dice che i fagioli non provengono da questo sacco, ma sono caduti dal cielo, ci si deve credere. Non ci sono poi i grandi mezzi di comunicazione di massa e legioni di gazzettieri che controllano i controllori, compresi i loro padroni? Non conoscono costoro la loro professione? Non sono liberi di scrivere ciò che vogliono? Non citano sempre le fonti? E non sono fonti attendibili? Se i sionisti sono bravi ragazzi che vogliono solo difendere il loro sacrosanto diritto di conquistare la terra di un altro popolo per diffondere il verbo democratico nel mondo musulmano, perché gli americani non dovrebbero fare lo stesso in tutto il mondo? E se danno la mano a qualche benzinaio musulmano, convertito alla democrazia, che male c'è? Se poi lo fanno insieme con i francesi e gli inglesi, non è forse segno di pace e di progresso? Milioni di civili sono stati massacrati in Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, Irak, Afghanistan e Serbia? Terrorismo democratico in America latina? Diritti umani in vendita in Occidente? Suvvia, siamo realisti: la democrazia ha il suo prezzo. L'importante è che sia stabilito dal mercato. E' la legge della domanda e dell'offerta. Ora sono i musulmani che domandano "Occidente, democrazia, libertà, mercato e bombe" e l'Occidente non dovrebbe offrire alcunché? Alcuni ovviamente si meritano solo le bombe, ma questi non vogliono occidentalizzarsi. Comunque, il fatto che alcune potenze non ci stiano al gioco dei democratici è preoccupante. Non che agli americani interessi il controllo dell'Eurasia o che essi temano il formarsi di un blocco euroasiatico. Facciano pure,se ci riescono, a patto di non molestare i democratici. Ci sarà pure almeno un russo, un cinese, un siriano, un turco oppure un iraniano filo-occidentale, o no? E come non aiutarli? Vero che non è facile.Vuoi perché la grande democrazia se la cava meglio con facebook e con l'aviazione che con i soldati, vuoi perché ci sono anche in Occidente strani tipi che "connettono" e che pensano che sia giunta l'ora di farla finita con la democrazia liberale , con i gazzettieri mascalzoni e i banditi cosmopoliti. Comunitaristi? Forse. Ma realisti, perché dal cielo non piovono fagioli a stelle e strisce, ed eurasiatisti, perché non "ci si libera" da soli.
"I vestiti nuovi dell'imperatore" è una nota fiaba di Andersen. La trama è assai semplice. Alcuni mercanti diffondono la voce che possiedono un vestito meraviglioso, di stoffa pregiatissima e leggerissimo tanto che le persone rozze e stolte non possono vederlo. In realtà nessuno lo può vedere, perché non esiste. I cortigiani, per non fare brutta figura, fanno finta di vederlo e inducono l'imperatore ad indossarlo e a sfilare per le vie della città, applaudito dai sudditi, che lodano l'eleganza di sua maestà. Solo un bimbo, vedendo l'imperatore passare senza niente addosso, grida: "Il re è nudo". Allora anche gli altri "aprono gli occhi".
In Occidente, da un pezzo, si sa che il re è nudo, ma un po' per viltà, un po' per convenienza, un po' per ignoranza, si continua ad applaudire il re. Si deve allora tacere? Si deve aver timore di essere definiti antidemocratici? Conta più il dito o ciò che il dito indica? Ecco: forse basterebbe vedere quel che il dito indica, per capire. Non si tratta di complotti, ma di "di-segni" e di "segni". E i segni si devono interpretare. Si può sbagliare, ma meglio sbagliare in buonafede e per amore della verità, piuttosto che mentire sapendo di mentire o scambiare la rappresentazione della realtà per la realtà. Soprattutto se a rappresentarla sono i gazzettieri di sua maestà.

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