lunedì 14 marzo 2011

Le rivoluzioni scippate ed addomesticate

Pietro Ancona
 La signora Clinton che fa  come le due signore che l'hanno preceduta nell'importante incarico di Segretario di Stato  Madeleine Albright e Condolence Rice il lavoro "sporco" dell'Impero, si recherà nei prossimi giorni in Egitto ed in Tunisia per incontrare i governi scaturiti dalle rivoluzioni
contro Mubarack e Ben Alì. Questi due governi non hanno  però  nessun rappresentante dei giovani di piazza Tahrir e di Tunisi. E neppure dei personaggi che si erano proposti come alternativa  come Mussa e Baradei  Sono ferreamente ancorati al passato ed al blocco sociale affaristico militare e mafioso che si è arricchito in trenta anni di dittatura tutt'altro che pacifica. Basti pensare che in Egitto lo stato d'assedio non è mai stato revocato dal 1980 e non lo è tuttora. In Tunisia affari e proprietà sono dei mafiosi siciliani  Proprietà immobiliari notevoli sono delle cosche mafiose trapanesi che considerano da sempre la Tunisia la loro Svizzera a due passi da casa.
 Non c'è dubbio che i due governi stiano aiutando in tutti i modi i rivoltosi di Bengasi.
Bengasi è alle spalle dell'Egitto che ha fornito ai rivoltosi armi in quantità enormi, mezzi, informazioni, contractors, specialisti ed aiuti provenienti dagli USA e dalla Nato.... Insomma aiutano un colpo di Stato  che vorrebbe trasferire il controllo sul petrolio da Gheddafi ad altre persone che a quanto pare godono di accrediti in Occidente fortissimi. Sono stati immediatamente riconosciuti da Sarkozy e ricevuti dalla Comunità Europea. Il portavoce di questi loschi individui che si muovono come  l'UGK in Kossovo ha minacciato Cina e Russia che non avranno petrolio libico se nella sede dell'ONU non voteranno a loro sostegno. Per questa ragione la Clinton li raggiunge per impartire disposizioni sul prosieguo della guerra a Gheddafi ed alla Libia (Gheddafi è la Libia)
  La sinistra europea ha commesso un grosso errore di semplificazione assimilando la situazione libica a quella di tutta l'area in movimento nel Nord Africa e nella penisola arabica. In effetti trattasi di movimenti del tutto diversi. In Libia si tratta di gruppi armati che hanno fatto prigioniere le popolazioni di Bengasi e degli altri centri catturati ed hanno trincerato le città contro l'esercito dello Stato. In Egitto ed in Tunisia si è trattato di movimenti con radici profondissime nel disagio, nella fame, nella disoccupazione di milioni di giovani che hanno anche dato un tributo di sangue (cinquecento uccisi in Egitto di cui non si parla mai) ma che sono stati manipolati ed asserviti da una operazione di maquillage del regime. Sono anche stranissime la morte di BenAlì all'indomani del suo trasferimento in Arabia Saudita e la malattia di Mubarak. Di questa gente, che non viene bandita dal mondo come accade a Gheddafi, i beni non vengono sequestrati e la stampa occidentale è molto parca di notizie. Non si sa quasi niente.
 Insomma queste rivoluzioni che cosa hanno prodotto? Due regimi che continuano a sparare sulla folla e che appoggiano e coprono i rivoltosi di Bengasi. Il fatto che le rivoluzioni non avessero parole d'ordine antiamericane ed antiisraeliane non è naturale, non si tratta di un processo di deiideologizzazione delle masse che sono diventate empiriche e che anelano ai valori dell'occidente, ma di una direzione delle sollevazioni molto ben edotta dei suoi scopi. Forse gli USA ed Israele da trenta anni non erano i tutori di Mubarak e di ben Alì? Perchè non sono mai stati chiamati in causa?
  farebbe bene la sinistra a riflettere sullo stato dell'arte del movimento "rivoluzionario" del nord africa senza abbandonarsi alla retorica immotivata ed estetizzante  di quanto è bella la rivoluzione araba  e di quanto è bella la gioventù rivoluzionaria. Come mai la gioventù allo indomani della cacciata di Ben Alì scappa verso Lampedusa? Non dovrebbe realizzare la rivoluzione in patria? E come mai nessuno di piazza Tahrir è nel governo di  Il Cairo?
  Si ha quasi l'impressione che la destra abbia utilizzato l'immensa forza di cambiamento delle masse per aggiustare i suoi assetti di potere sia a livello locale che internazionale. Certo la signora Clinton si reca a Tunisi ed in Egitto con la certezza di trovare interlocutori da lungo tempi usi a riverirla ed a servirla. E' questa la rivoluzione araba?
  Il tema che si dovrebbe porre la sinistra, a mio parere, è il seguente: Se rivoluzioni di milioni di persone come quelle che abbiamo visto nascere sviluppare e finire possono essere manipolate dall'Impero  nei contenuti, nel progetto, nella loro risoluzione, che cosa c'è che non va? Possibile che  al posto  di idee di libertà, socialismo, eguaglianza, democrazia, ci sia soltanto una immensa lavagna dove scrivono soltanto la Clinton, Obama, i neocon? Allora  è preferibile di gran lunga il fondamentalismo islamico e meglio ancora il socialismo ad un tsunami della storia che finisce con depurare le stesse acque e servirle in bicchieri diversi....
Si possono scippare i popoli anche delle loro rivoluzioni? Aquanto pare questo è il capolavoro della strategia del duo Obama-Clinton. Fare delle rivoluzioni un mezzo per rinnovare il feroce potere degli USA sul mondo, assorbire la pressione sociale per non cambiare niente dei blocchi di potere delle classi dominanti, sostituire qualche vecchio arnese con nuovi rampanti "rinnovatori".

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