domenica 20 marzo 2011

"L'ora segnata dal destino": dall'arcobaleno al tricolore e alle bandiere monarchiche.

Andrea Russo
Nel 2003, 14 anni, dai finestrini dell'autobus vedevo mezza città rivestita di bandiere della pace. Dal centro ai quartieri popolari.
"A sinistra", a cominciare da quella "radicale", gli attivisti e simpatizzanti di base davano per scontato (senza pensarci neanche un secondo) che bisognasse opporsi all'intervento armato sanguinario a guida amerikana contro l'Iraq di Saddam Hussein.
Il movimento per la pace del 2003-2004 riuscì a condizionare, in parte, i "non addetti ai lavori": dichiarare il proprio no alla guerra e invocare il rispetto dell'art. 11 della Costituzione non era roba pesante, una fissa solo per sfigati, punkabbestia, centri sociali, no-global, noiosi iscritti ai circoli di partito. Furono tanti cittadini normali a mettere le bandiere arcobaleno sui balconi di casa. Certo, non tutti. Certo, molti di loro poi non sono scesi in piazza per manifestazioni e cortei.
Ma l'importante fu riuscire ad aprire gli occhi di tanta gente comune (e non politicizzata) nel paese. Sensibilizzazione, con la S maiuscola.....

Sul fatto che un popolo intero si sarebbe trovato sotto le bombe oltre che affamato da un embargo.
Sul fatto che la storiella delle "bombe intelligenti" che avrebbero evitato i civili era una panzana grossa come una casa (di santa diffidenza verso le balle televisive ne era rimasta in giro fra gli aderenti ai cosidetti movimenti).
Sul fatto che sarebbe stato totalmente idiota mandare a morire per questo gli uomini dell'esercito e sul fatto che avremmo buttato via fior fior dei nostri soldi per degli strumenti di morte.
E sul fatto che si celavano motivazioni geopolitiche ed economiche (rapina + controllo strategico del territorio + dimostrazione di forza manu militari) dietro la panzana ancora più grossa delle armi di distruzione di massa possedute da Hussein.
Forse fu anche tutto facilitato dall'antipatia suscitata dalla figura dell'allora presidente Bush jr.; oppure dall'esibizione alla vista collettiva - che ricordo perfettamente  - di simboli della pace in contesti impensabili (dai varietà televisivi, persino delle reti Mediaset, alle scuole e a certi  luoghi istituzionali), e che fu dovuta alla percezione di uno sdegno serpeggiante fra la cosiddetta opinione pubblica. Ma quello del 2003-04 - pur con i suoi enormi limiti - fu l'ultimo canto del cigno per il movimentismo (sempre "di sinistra") ingenuo ma ancora sinceramente motivato in Italia, anche dal punto di vista politico generale.

Oggi, all'avvento dell'ennesima scandalosa aggressione "umanitaria" che l'Italia si trova ad appoggiare, quello scenario roseo sembra fantascienza pura.
Al posto di tutti quei giovani che bloccarono strade e binari, che presero parte ad attivi nelle scuole e interventi nelle piazze, ed ancora dotati di vaga rettitudine con cui scusare gli errori nell'agire politico e nelle visioni di fondo, si è sostituito il nulla al quadrato. A essere chiamati "giovani rivoluzionari", nella mia città, sono i teneri virgulti del rampantismo vendoliano, che si precipitano solo per accalcarsi nei salotti letterari e farsi avere l'autografo di un brutto pelato sionista (che vende migliaia di copie di libri solo perchè posti negli scaffali dei supermercati vicino alle casse); che sognano di diventare soldati ipertecnologici come nei videogiochi ("una figata"); che se interpellati sui massacri israeliani esprimono innocenti pensieri del tipo "dei palestinesi non me ne frega un cazzo".
I loro fratelli maggiori erano quelli che sventolavano i vessilli arcobaleno nel 2003. Costoro in 8 anni hanno avuto tutto il tempo di riflettere, dato che nel frattempo (2006-2008) tutta la "sinistra" si è dimostrata definitivamente guerrafondaia ; tantissimi di loro hanno preferito far carriera con le stesse organizzazioni. Non sanno che farsene di parlare ancora di "non-violenza". Sventolano il tricolore e cantano l'inno di Mameli nelle manifestazioni "in difesa della Costituzione". I loro genitori sono gli esponenti della classe media arricchita e degenerata, l'unico soggetto sociale ora tenacemente aggrappato ai partiti sinistri e già pacifinti (mentre i voti dei "lavoratori" di un tempo vanno a forze come la Lega, che in questa era del rovescio è stata l'unica ad astenersi sul voto per la No Fly Zone). Nessuno di loro si mobiliterebbe in queste ore per fermare il compimento del massacro. Omertà, complicità e crudeltà ai massimi livelli.

I partiti un tempo "pacifisti", che hanno detto SI all'intervento armato USA, non si ritrovano dunque più tra le fila qualcuno che usi il cervello prima di darsi all'isteria contro i nemici dell'occidente, e che smascheri pubblicamente le bugie dei telegiornali per diffondere la verità. Oggi l'aggressione alla Libia è buona e giusta perchè viene vista come la rimozione dell'"amico di Berlusconi", esattamente come la contrarietà alla guerra in Iraq fu tollerata e poi accarezzata per il solo fatto che la guerra fosse stata appoggiata dal coevo governo Berlusconi; e questa concezione mostruosa è ora fatta propria da tutti i pazzoidi "alternativi" che invocano la guerra in queste ore sui social network. Le menzogne architettate per attaccare la Libia sono state confezionate in modo ancora più penoso che nel '99 col Kosovo e nel 2003 con l'Iraq (vedasi le storielle delle "fosse comuni" e di recente quella dei bombardamenti aerei sui civili, sputtanata da satelliti russi). Ma ai "sinistrati" e affini la ricerca della verità e l'indipendenza di pensiero non interessano. "prima di tutto, cacciamo Gheddafi" invocando le bombe. Con la bava alla bocca.

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