mercoledì 16 marzo 2011

Nucleare, un futuro radioso o radioattivo?

Michele Brunati
Siamo sempre lì. Tutte le volte che succede un incidente nucleare di un certo rilievo o che si fanno i conti di quanto ci viene a costare la dipendenza dal petrolio, i soliti amanti dell'energia atomica rilanciano l'idea perversa di riaprire al nucleare. E giù con la storia del fabbisogno energetico la cui crescita viene sempre data acriticamente per scontata e della cui effettiva necessità o meno nessuno vuol mai parlare. Dicono che serve energia per costruire con crescente frenesia nuovi modelli di automobili, frigoriferi, lavatrici, computer, telefonini, tutte cose che, a parte qualche pezzo in plastica, di innovativo non hanno nulla se non il compito di farci buttare nelle discariche (quasi sempre abusive) quelle che già abbiamo e che funzionano benissimo. Quando affermano che ci si deve affrancare dalla dipendenza del petrolio e dunque anche da quella dei Paesi Arabi hanno mille ragioni, però trascurano sempre il fatto che noi l'uranio non ce l'abbiamo, neanche a pagarlo a peso d'oro. Dunque si passerebbe da una dipendenza all'altra. E, guarda caso, i loro calcoli del costo al kWh non tengono mai conto delle spese di smaltimento delle scorie e delle conseguenze sulla nostra salute in caso di incidente. A distanza di quasi venticinque anni dall'infausto 26 aprile 1986 si riscontrano ancora oggi gravi ripercussioni genetiche sugli innocenti nati dopo il disastro del reattore n.4 della centrale nucleare di Chernobyl. Perché mai nessuno dei filo-radioattivi ci dice quanto verrebbe ad incidere sul costo del kWh una simile sciagura?....

E tanto meno nessuno di loro vuol mettere in conto le ripercussioni "morali" se in un lontano futuro dovesse verificarsi una fuoriuscita radioattiva dalle cave di stoccaggio dei rifiuti ancora in attività. Sì, proprio le ripercussioni morali, perché la radioattività residua delle scorie, nonostante i costosissimi trattamenti di bonifica, può avere un periodo di dimezzamento (e non di annullamento!) compreso tra 1.000 e 100.000 anni. Dunque esiste sempre il pericolo che, a causa di sconvolgimenti tellurici, assai probabili in tutto quell'arco di tempo, torni in superficie del materiale ancora radioattivo e faccia crepare di cancro i nostri pronipoti. Proprio loro che da quelle scorie non hanno tratto alcun beneficio. È come se ai nostri giorni qualche milione di persone morisse di cancro a causa delle scorie radioattive sotterrate dagli Assiro-Babilonesi. Ci sarebbe da incavolarsi veramente!
Se noi oggi ci avveleniamo col petrolio o col carbone che utilizziamo per scaldarci le natiche, sono affari nostri o al massimo dei nostri nipoti, e la faccenda durerà finché qualcuno più perspicace di noi avrà capito che così non si può continuare. Il modello di sviluppo di tipo occidentale sta in piedi solo se i mercati sono infiniti e se infinite sono le risorse naturali, dunque non può avere lunga vita. Ma il fatto di goderci ora il tepore e gli agi derivanti da una energia che "sporca" e poi di far pagare le conseguenze a gente innocente che nascerà fra mille anni è profondamente e moralmente vergognoso.

E così, quando gli "amanti della fissione" si accorgono che gli argomenti contro il nucleare sono seri e inconfutabili, allora, come extrema ratio, tirano fuori la scusa peregrina basata sull'ingenuo sillogismo che, essendo già noi circondati da altre centrali atomiche, tanto vale che le costruiamo anche noi. Ed è a questo punto che si evidenzia la logica da Bar Sport, imperniata sul banale concetto del "... per tanto così, allora...". (Obnubilati dalla travolgente passione per il materiale fissile si dimenticano che il famigerato Superphoenix da 1200 Mwe, sito nelle nostre vicinanze appena al di là del confine, è stato spento agli inizi del 1998 a causa di una "continua e dispendiosa serie di guasti").

Per dimostrare che sul grado di rischiosità il loro ragionamento non regge, ammettiamo pure che le attuali centrali nucleari, chiuse dopo il referendum del 1987, vengano riavviate e che si decida di costruirne ancora delle altre. Visto come sono andate le vicende a Scanzano Ionico, le nuove centrali saranno "ovviamente" costruite in Padania, cioè dove tutti stanno zitti quando viene loro imposto di smaltire la spazzatura di Napoli e dove la gente, al massimo della protesta, si mette a mugugnare dietro le finestre di casa.

Immaginiamo che siano costruite in Piemonte (come il governatore Cota ha "promesso" in campagna elettorale), così da creare, con quelle d'oltralpe, una discreta concentrazione di impianti per la produzione di energia. Se ciascuna centrale del pool ha una probabilità "p" di buon funzionamento senza gravi incidenti in un dato periodo di tempo, il calcolo statistico ci dice che, per "n" centrali, la probabilità che non succeda nulla all'interno del loro raggio d'azione è data da "p" elevato a "n". Per esempio, se le centrali sono 10 e ciascuna ha una probabilità del 95% di non creare guai nell'arco di un secolo, l'affidabilità di tutto il complesso nucleare scende drasticamente al 60%. Ciò vuol dire che, proprio per la presenza di quelle dieci centrali, in cento anni abbiamo una probabilità di subire una contaminazione radioattiva del 40%. E non del 5% come se ce ne fosse una sola! Quindi smettiamola una buona volta di dire che essendo già circondati da centrali nucleari possiamo benissimo costruirle anche noi; e con ciò pensare ingenuamente che il rischio rimanga invariato.

Le lampadine decorative dell'albero di Natale sono collegate in serie: se una si brucia si spengono anche le altre. Più lampadine si mettono in fila per migliorare l'abbellimento, più aumentano le probabilità che l'albero resti al buio.

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