martedì 1 marzo 2011

Sette interrogativi sulle rivolte islamiche

Matteo Simonetti
La mancanza di osservazione è ciò che contraddistingue la massa odierna. Questa superficialità e la tendenza a mettersi supini è ciò che fa prosperare senza problemi gli attuali autocrati dell'occidente pseudo-democratico. Prendiamo ad esempio la vicenda delle rivolte nel Maghreb e nel vicino e medio oriente. Non voglio qui dare la mia interpretazione dei fatti, la cui complessità richiederebbe un altro articolo, ma soltanto mostrare alcuni punti nevralgici delle versioni ufficiali che i nostri media ci propinano quotidianamente e che sono bevuti come aperitivi dai politici nostrani.Primo punto: la sincronia delle sommosseCom'è possibile che in Paesi così lontani e diversi, alcuni di ispirazione socialista, altri nei quali l'islam è più centrale, nello stesso momento, le sommosse esplodano così improvvisamente, senza alcuna motivazione scatenante, ad esempio un peggioramento repentino di ciascuna situazione? Si tenga conto che si tratta di un inedito storico e che queste nazioni hanno motivi di rivolta molto diversi: nel Bahrein un contrasto tra maggioranza sciita e dirigenza sunnita, in Iran un'opposizione filo-occidentale, in Egitto invece motivi di matrice islamica e via dicendo. La rapidità del propagarsi della rivolta si spiega solamente con l'ausilio dei mezzi della rete internet. Ma se questo è vero non può trattarsi di un movimento di popolo, perché non sarebbe possibile farlo neanche in Italia, dove i pc sono forse un po' più diffusi che nel Maghreb..... Quindi c'è una minoranza occidentalizzata e internazionalizzata che coordina il tutto, coinvolgendo la gente che in Africa ha sempre del malcontento da portare in superficie (grazie alla mancanza di scrupoli dell'occidente). A chi risponde questa minoranza? Sappiamo da un recente articolo de Il Giornale che l'opposizione iraniana della cosiddetta “rivoluzione verde“ ha sede a Parigi, da dove si diramano telefonicamente e via internet le direttive. Obama ha recentemente dichiarato che gli Usa non si immischieranno nelle faccende interne dell'Egitto ma anche che sosterranno con vari milioni di dollari gli insorti. Non ci è dato sapere se gli aiuti sono già arrivati, né da quando. Nel frattempo, proprio nel giorno della capitolazione di Mubarack, creatura Usa, Obama conferma gli aiuti all'esercito Egiziano con oltre un miliardo di dollari. Tutto ciò ci lascia sconcertati, ma andiamo avanti.

Secondo punto: la forza dei ribelli
Ogni giorno che passa scopriamo che i cosiddetti ribelli libici conquistano intere città, si oppongono con successo all'esercito regolare, reagiscono con forza. Chi sono? Si tratta di gente comune? Libici o infiltrati di Al Qaeda come dice Gheddafi? Ma questa efficienza presuppone armi e organizzazione, nonché una certa affabilità dei nemici. Si pensi alla spedizione dei mille nel grande risorgimento massonico e sabaudo: senza i soldi e le armi inglesi, senza la preparazione accurata, senza la mazzetta in piastre turche al generale Landi e agli altri militari borbonici, Garibaldi non sarebbe riuscito nemmeno a piantare un ombrellone sulla spiaggia dello sbarco. Allo stesso modo in Libia e altrove si presume che questo movimento, che è di popolo, se lo è, solo in un secondo momento, deve essere stato messo in piedi già tempo fa. Con quali armi combattono? Con quale denaro?
Terzo punto: il comportamento dei ribelli
Molto strano è il comportamento dei rivoltosi che, a detta degli italiani rientrati, ma anche delle agenzie di stampa ordinarie, non solo distruggono ogni cosa e saccheggiano, ma si comportano da politici prendendo possesso dei pozzi di petrolio, come hanno fatto sapere essi stessi venerdì 25 Febbraio. Ma soprattutto, questi ribelli che lottano per la libertà, per la legalità, per la giustizia, cosa fanno ovunque vanno? Liberano i criminali comuni, di qualunque genere! E' come se noi italiani, stufi di questi governi fantoccio che ci opprimono, ritrovando un po' di coraggio, facessimo una rivoluzione e marciassimo verso Montecitorio e, così, strada facendo, irrompessimo nelle carceri per rimettere in libertà mafiosi, spacciatori, stupratori e ladri. Quest'azione non ha spiegazioni, eccetto quella del voler aumentare l'instabilità del paese e creare il caos, caos che poi qualcuno verrà presto a sanare dall'esterno, esportando la democrazia, come ben sappiamo.
Quarto punto: la necessità delle milizie private
Ogni giorno sentiamo i media riferire delle milizie private assoldate da Gheddafi. Questo fatto mi sembra davvero inverosimile, sia perché egli aveva a disposizione l'esercito e non avrebbe avuto bisogno di assoldare milizie inaffidabili, sia per la tempistica. Visto infatti l'evolversi rapidissimo degli eventi, queste milizie sarebbero dovute essere acquistate prima della rivolta. A quel punto sarebbe convenuto a Gheddafi sostituire i vertici delle proprie forze armate per tempo, inserendovi persone a lui fidate.
Quinto punto: le testimonianze degli italiani rientrati
Nonostante quello che leggiamo e ascoltiamo continuamente in televisione, Gheddafi avrebbe bombardato con l'aviazione il proprio popolo. Questo fatto è dato per certo e citato dai nostri e da altri ministri europei. Si dà il caso però che sia l'ambasciatore italiano in Libia che vari italiani appena rientrati, che religiosi che là operano, abbiano detto di non aver udito mai esplosioni ma solamente spari e solo in alcune notti. Di aerei nessuno ha parlato, e dire che non si tratta di tricicli! Occorre dire che di questi bombardamenti non ci è arrivato nessun video. Perché mai i libici dovrebbero aver filmato con i telefonini la guerriglia urbana le cui immagini ci vengono continuamente proposte e invece non avrebbero dovuto farlo con gli aerei, che magari si sarebbero potuti riprendere anche a chilometri di distanza? Qui dovremmo aprire un capitolo a parte sulla natura “presenzialista” dell'odierna cultura dell'informazione, per la quale la mera presenza nel video è sigillo della verità di un fatto, al di là di ciò che viene dato come “presente”. Pensiamo alle fabbriche irachene di armi chimiche, strutture che viste dall'alto potrebbero anche essere stati allevamenti di papere. Ma arriveremmo troppo lontano e conviene attenerci al tema.
Sesto punto: gli immigrati giovani e maschi
Si vocifera di un esodo di massa dalla Libia, dalla Tunisia e dall'Egitto. I telegiornali ci mostrano da giorni gli sbarchi che sono ripresi, con la precisazione che si tratta già di immigrazione causata dalla recente situazione di caos. Questo fatto è molto strano: perché mai questa gente se ne va dall'Egitto, proprio ora che ha liberato la propria patria dall'oppressore? Non potrebbero rimanere per gioire della libertà ritrovata? Perché allo stesso modo se ne vanno dalla Tunisia ora che non c'è più tra i piedi Ben Ali? Ma soprattutto, perché scappano dalla Libia? Guardateli questi migranti. Sono tutti giovani sotto i trent'anni, forti e sani. Si presume che abbiamo mogli, figli, padri, madri e nonni in patria, come possono andarsene lasciandoli nel massimo pericolo? Voi lo fareste? O piuttosto rimarreste con loro per cercare di proteggerli? Perché non rimangono per combattere?
Settimo punto: “no fly zone” e Sigonella
Qui accenniamo brevemente alle dichiarazioni congiunte Italia-Usa del 24 e 25 Febbraio, con le quali dopo aver condannato ancora una volta quello che addirittura è stato definito impropriamente “genocidio”, si ventila la possibilità di utilizzare anche l'”opzione militare”. Diversi politici, italiani ed esteri, hanno parlato della necessità di imporre una “no-fly zone” sui cieli della Libia, per evitare i fantomatici bombardamenti sulla folla. Non possiamo che rimanere sbalorditi: ora le zone franche si fanno sui cieli degli altri? Cioè, si vorrebbe impedire all'aviazione libica di sorvolare il proprio territorio? E se lo fanno, si ingaggia un combattimento? Si tratta di una dichiarazione di guerra, o meglio della creazione neanche troppo intelligente di un casus belli.L'ultima che ci è stato dato sentire in un Tg è stata l'ipotesi di un utilizzo della base di Sigonella per azioni umanitarie. Come no? E magari la guerra la facciamo partendo dallo spiazzo per il parapendio sopra casa mia. Sarà, ma a me puzza di operazione Serbia, staremo a vedere.
MZ 

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