sabato 19 marzo 2011

Una partita con carte truccate

Monia Benini
Abbiamo seguito le vicende della Tunisia, dell’Egitto e (oltre a qualche notizia en passant su altri paesi dell’area nord-africana/medio orientale) della Libia. Abbiamo assistito a quel risveglio tanto temuto da Brzezinski (co-fondatore con David Rockefeller della Commissione Trilaterale e regolare partecipante del Bilderberg e del Council on Foreign Relations), rispetto al quale l’Occidente sta applicando un nuovo approccio.  Come scrive Andrew Gavin Marshall nel suo articolo, Are We Witnessing the Start of a Global Revolution?, è stata avviata una strategia di” democratizzazione “, con l’obiettivo di organizzare, finanziare e dare aiuto diretto alla società civile nazionale per la produzione di un sistema democratico, fatto a immagine Occidentale(…). (…) il progetto di “democratizzazione” implica la creazione di strutture esteriori visibili di uno stato democratico (elezioni multipartitiche, attività della società civile, “indipendenza” dei media, ecc) con annessa  sottomissione alle corporazioni della Banca Mondiale, del  FMI, delle multinazionali e delle potenze occidentali “.....

Di fatto ci troviamo quindi di fronte ad una scacchiera truccata, dove prevalgono interessi distanti dal fermento delle popolazioni locali. Facciamo un salto indietro e rileggiamo le dichiarazioni rilasciate ormai cinque anni fa da James Jones, divenuto poi Consigliere Nazionale per la Sicurezza in seguito all’elezione a presidente di Obama:
“Il nostro obiettivo strategico è quello di una espansione…verso l’Europa Orientale e l’Africa… Incontestabilmente gli Stati Uniti sono alla ricerca di accrescere la loro presenza e la loro influenza in Africa.” (Stars And Stripes, 9 marzo 2006)

“Il comandante in capo delle operazioni della NATO, il Generale statunitense James Jones, ha riferito di considerare come potenziale ruolo per l’Alleanza la protezione di corridoi chiave come quelli attorno al Mar Nero e delle vie marittime per la fornitura di petrolio dall’Africa all’Europa.” (Reuters, 27 novembre 2006)

L’appetito USA per questa area si concretizza nel 2008 con la creazione del comando Africom, il cui scopi dichiarati “sono programmi militari, attività sponsorizzate dall’esercito, operazioni militari dirette a promuovere un ambiente africano sicuro e stabile a sostegno della politica estera degli USA”.  Visto lo scopo, sembra dunque assurdo che vi siano basi italiane (Vicenza e Napoli) destinate ad Africom, eppure recentemente Wikileaks ci ha permesso di conoscere dettagli vergognosi del nostro vassallaggio agli Stati Uniti.  «Gli statunitensi – riportava recentemente Repubblica - esigono che quello all'interno del muro di cinta venga considerato suolo americano, con leggi americane e militari americani a farle rispettare. Gli italiani replicano che l'extraterritorialità vale solo per le basi costruite nell'immediato dopoguerra, ora la Costituzione lo vieta. Ma non serve. A Vicenza, fa notare Washington, c'era il comando Setaf per l'Europa meridionale. Basta estendere all'Africom la continuità giuridica della vecchia base. E con Gianni Letta si arriva all'aut aut: se non volete l'Africa Command ci sono altri paesi pronti a ospitarlo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio accetta. »
E immediatamente il Ministro degli Esteri mente agli Italiani sostenendo che il comando Africom  è una  struttura di comando che opera nel quadro Nato, quando  invece è uno dei sei comandi unificati del Pentagono. Non solo. Dichiara anche che non  ci sarebbero state truppe da combattimento, ma solo componenti civili. Ed ora, con la risoluzione ONU contro la Libia avremo modo di constatare di persona la veridicità del nostro Ministro, che evidentemente oltre a violare palesemente l’art. 11 della Costituzione, deve scombussolare anche un po’ i conti e il bilancio finanziario di Tremonti (eh sì! le guerre costano e anche parecchio, alla faccia della mancanza dei soldi per numerosi settori vitali del nostro Paese!)


Ma per tornare ancora una volta agli interessi  statunitensi, lo scorso settembre il Financial Times ha riferito che gli USA avevano stretto accordi per fornire a quattro membri del Consiglio di cooperazione del Golfo - Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman - ben 123 miliardi di dollari con forniture di armi, con l’intento di affrontare l'Iran nel Golfo Persico. L'Arabia Saudita avrebbe ricevuto oltre la metà della cifra totale, 67 miliardi di dollari, con 84 jet F-15, 70 elicotteri d'assalto Apache, 72 elicotteri Black Hawk, 36 elicotteri leggeri e migliaia di 2bombe intelligenti” a guida laser… insomma, uno dei più grandi affari con le armi nella storia degli Stati Uniti (lo Stockholm International Peace Research Institute ha inoltre documentato lo scorso dicembre che tra il 2005 e il 2009,  il 54 per cento delle armi vendute ai paesi del Golfo Persico erano provenienti da Washington e il 21 per cento dalla Francia).

Si diceva dell’attacco alla Libia come priorità degli Stati Uniti; un conflitto al quale anche l’Italia ha immediatamente aderito come “parte attiva” (meglio usare parole politically correct per il popolo bue italiano…il termine “guerra” avrebbe potuto generare qualche critica da parte dell’opinione pubblica). E se la Libia fosse solo un ulteriore tessera del puzzle africano/medio-orientale? Ma, no…siamo i soliti “maligni” se pensiamo che dietro l’offensiva verso la Libia e la richiesta dell’ombrello NATO invocato da D’Alema ci siano anche le basi per USA e alleati per un intervento militare nel Golfo Persico. Eppure… “"Le nazioni del Golfo sono cruciali per l'approvvigionamento energetico mondiale (…)  Dal momento che la fornitura del 50 per cento dell'energia mondiale transita attraverso la regione del Golfo, è principale preoccupazione della NATO poter garantire tali forniture." (The Peninsula, 16 febbraio 2011).

Attenzione dunque: la partita nel Mediterraneo e nel Medio Oriente potrebbe essere truccata e i media, con le loro servizievoli notizie, sono arbitri decisamente inaffidabili. Buttare a mare denaro pubblico per finanziare una guerra dai confini torbidi è l’ennesima follia del nostro Paese!
Per il Bene comune

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