giovedì 21 aprile 2011

Vittorio Arrigoni: una voce libera da Gaza City

Fabio Polese
“Ci sono persone ancora in grado di aiutare e di gridare il loro sdegno con azioni concrete”.
Dopo la morte di Vittorio Arrigoni si sono dette tante e troppe cose. Si sono fatti paragoni improponibili, sono state dette verità scomode o mezze verità. Ho avuto il dispiacere di leggere articoli e commenti in vari giornali e siti online che mi hanno fatto rabbrividire. Ma chi era Vittorio Arrigoni? Cosa faceva nella Striscia di Gaza? Cosa succede in quelle terre martoriate e in molte altre parti del mondo? Queste, a mio modo di vedere, sono le domande che tutti noi dovremmo porci prima di fare qualsiasi commento.
Pensare, riflettere ed analizzare. Poi “sputare sentenze”. Vittorio Arrigoni era un attivista dell’International Solidarity Movement che dal 2008 si era trasferito quasi permanentemente nella Striscia di Gaza per aiutare concretamente gli abitanti di Gaza City e per raccontare quotidianamente le barbarie che il popolo palestinese è costretto a subire..... Nato in un paesino in provincia di Lecco, aveva rischiato più volte la vita per fare da scudo umano ai contadini palestinesi, nel confine con Israele, e ai pescatori, a poche miglia dalla costa dove è in atto il blocco israeliano. Autore di “Restiamo umani”, era corrispondente per il Manifesto e gestiva “Guerrilla Radio”, un blog visitatissimo. Roberto Saviano, aveva definito Israele come “una democrazia sotto assedio”. Vittorio Arrigoni, dalla Striscia di Gaza, non aveva esitato a rispondergli con un video che potete vedere al seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=NBgI_QWgXaI&feature=player_embedded – il video in questione risulta molto interessante; consiglio la visione per capire la situazione sulla Striscia di Gaza -. A distanza di più di due anni dalla discutibilissima operazione denominata “Piombo Fuso” si registrano ancora continui attacchi da parte dell’aviazione israeliana che provoca morti e feriti tra la popolazione palestinese e il silenzio quasi totale dei media “civilizzati”. Il popolo di Gaza è composto da 1,5 milioni di abitanti e, 900.000 di questi, abitano nelle tendopoli dei campi profughi che sono gestiti dall’Onu e dalle associazioni di aiuto umanitarie internazionali. Dodici campi profughi sono registrati regolarmente in Libano, dieci in Giordania, otto nella Striscia di Gaza e diciannove in Cisgiordania. Molti atri campi profughi non sono registrati e versano in condizioni spaventose. Il blocco delle importazioni e delle esportazioni sta soffocando Gaza, i dati parlano chiaro: il 93% delle industrie sono chiuse, oltre il 70% della forza lavoro disoccupata e l’88% della popolazione vive di aiuti sotto la soglia di povertà. Proprio per questo motivo, la “Freedom Flottila”, una spedizione internazionale composta da 700 persone provenienti da 36 diversi paesi aveva provato a rompere l’embargo. Questa spedizione, “armata” di 10.000 tonnellate di aiuti umanitari, è stata crudelmente attaccata il 31 maggio del 2010 in acque internazionali dalla marina militare israeliana con un risultato tragico: 9 i morti e numerosi feriti civili. Un’altra “Freedom Flottila” partirà a maggio, è possibile sostenerla andando nel seguente link: www.freedomflotilla.it. Nel decadimento politico e morale della società moderna, nel tramonto dei valori tradizionali e nel dominio incontrastato dell’edonismo e del consumismo più sfrenato ci sono persone ancora in grado di aiutare e di gridare il loro sdegno con azioni concrete. Questo faceva Vittorio Arrigoni, e questo fanno diverse organizzazioni solidariste in tutto il mondo. E’ per questo che continuerà la “lotta”. E’ per questo che, chiusa una bocca, se ne apriranno molte altre. Perché non bisogna essere complici e non bisogna avere paura della verità.
FabioPolese

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