giovedì 12 maggio 2011

Bobby Sands, per la libertà d'Irlanda

L'opionione di Fabio Polese di ritorno da Belfast

BELFAST - In nord Irlanda, nel cuore dell’Europa è in atto ancora un conflitto. Un conflitto che urla la sua voglia di libertà dall’oppressore britannico. I famosi murales che siamo abituati a vedere in molti siti internet quando digitiamo su un qualsiasi motore di ricerca la parola “nord Irlanda” e in alcuni depliant di agenzie di viaggi, rimbombano forte il ricordo dei caduti per la lotta che i repubblicani irlandesi – ancora oggi – portano avanti con determinazione.
E così anche i muri riescono a parlare. Penso proprio a questo mentre sto camminando per le vie di Belfast. Adesivi, manifesti, scritte e veri e propri disegni artistici campeggiano per tutta la città. Soprattutto nelle zone più calde sia cattoliche che protestanti. Mentre sono intento a guardare tutto quello che ho attorno arrivo a destinazione: Falls Road, il quartiere nazionalistico e repubblicano di Belfast. E’ il 5 maggio e per gli irlandesi del nord Irlanda questa è una data particolare.....

Sono passati trenta anni da quel 5 maggio del 1981, quando, nella prigione britannica di Long Kesh, Bobby Sands, Comandante dell’esercito Repubblicano Irlandese si trasforma da uomo in simbolo. Bobby Sands, nato nel 1954 ad Abbots Cross, sobborgo settentrionale di Belfast era un ragazzo tranquillo e viste le continue intimidazioni subite dai protestanti dovette più volte trasferirsi con la sua famiglia. Così, stanco dei soprusi subiti, appena diciottenne entrò a far parte nell’ala Provisional dell’I.R.A. – Irish Republican Army –. Dopo il secondo arresto, nel 1977, dopo essere stato trovato all’interno di una macchina armato nei pressi di uno scontro a fuoco, venne condannato a quattordici anni di reclusione. Dentro i blocchi H della prigione di Long Kesh dove i combattenti nazionalisti venivano trattati come animali, iniziarono una serie di proteste per ottenere lo status di prigionieri politici. Le richieste fondamentali che i repubblicani chiedevano erano cinque: indossare i propri abiti e non quelli dei detenuti comuni, essere esenti dai lavori del carcere, avere la libertà di associarsi agli altri detenuti politici durante le ore di svago, avere diritto alla stessa riduzione di pena dei detenuti normali e quella di ricevere una persona e una lettera a settimana. Ma l’allora governo britannico guidato da Margaret Tacher dichiarò “Crime is crime, it’s not political”. Dopo le molte proteste intraprese dai combattenti irlandesi incarcerati, iniziò lo sciopero della fame, meglio conosciuto come “hunger strike”. Al contrario delle speranze dei repubblicani, il governo di sua maestà, continuò a mostrare solo l’indisponibilità a trattare con i prigionieri. E così, Bobby Sands, ventisettenne, dopo sessantasei giorni di sciopero della fame, alle 1 e 17 minuti del 5 maggio del 1981 muore. Dopo di lui, altri nove uomini si lasciarono morire tra il maggio e l’agosto dello stesso anno. Questa data ogni anno viene ricordata anche con l’auspicio che il prima possibile l’Irlanda, una e unita, possa trovare la propria autodeterminazione.
Sono circa le 17,00 del pomeriggio e a Falls Road alcuni uomini, donne e bambini si mettono in fila al centro della strada con in mano, stampato su un manifesto, il volto di Bobby Sands. Il silenzio della commemorazione è rotto solamente dai clacson dalle macchine che passano e si vogliono unire al ricordo. Non posso fare altro che unirmi a loro nella memoria di una persona che è riuscita a donare la propria vita per il suo popolo. Leggendo i giornali locali vengo a conoscenza che molto probabilmente alcuni gruppi di protestanti potrebbero arrivare da Shankill Road – il quartiere britannico – e, parlando con le persone presenti, mi viene confermata questa possibilità. Non noto comunque nulla di strano, a parte uno striscione dato alle fiamme mentre mi incammino verso il cimitero per visitare il memoriale dedicato a tutti i caduti per la causa nord irlandese. Nonostante una pacificazione di facciata, istituita dopo le elezioni dell’8 marzo del 2007 dove si è instaurato un nuovo governo di coalizione composto dagli ex-rivali del Democratic Unionist Party, protestante, e dello Sinn Fèin, cattolico, la situazione non si è per nulla tranquillizzata. I recenti avvertimenti della Real Ira a tutti gli appartenenti della P.S.N.I. – Police Service of Northern Ireland – hanno creato una situazione di enorme allerta. E proprio qualche giorno fa, a Derry, è stata tirata una bomba a mano contro gli agenti della P.S.N.I.. “Se non sono in grado di uccidere il tuo desiderio di libertà, non potranno spezzarti. Non mi spezzeranno perché il desiderio di libertà, e della libertà della popolazione irlandese, è nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutta la gente d’Irlanda potrà mostrare il suo desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna”. Questo è il grido di speranza che Bobby Sands ci ha lasciato nei sui scritti dalla prigione, prima di morire. Grido di speranza che, a trenta anni di distanza, ancora tuona forte.
Il sito di Perugia

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