giovedì 2 giugno 2011

Festa della Repubblica, quanto c'è da festeggiare?

Fabio Polese
E’ appena trascorsa, tra molte polemiche, la festa dei 150 anni dell’unità d’Italia e, molto velocemente, siamo arrivati già all’ennesimo 2 giugno, il giorno in cui viene festeggiata la Repubblica. Nel giugno del 1948 per la prima volta in via dei Fori Imperiali a Roma veniva ospitata la parata militare in onore della Repubblica. L’anno seguente, con l’ingresso dell’Italia nella Nato, si svolsero dieci parate in contemporanea in tutto il Paese. Nel 1950 la parata fu inserita per la prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali. Le commemorazioni di quest’anno sono iniziate il 31 maggio e finiranno domenica 5 giugno. La giornata di oggi, come tutte le celebrazioni,  scivolerà via tra parate e “passeggiate” più o meno istituzionali dei politici e politicanti di turno e dei loro vassalli. “Più di ottanta delegazioni straniere alle celebrazioni della Festa della Repubblica nel 150° dell’Unità d’Italia”, titola il sito istituzionale del Quirinale che continua: “I principali partners europei e mondiali invieranno rappresentanti al più alto livello: la Federazione Russacon il Presidente Medvedev, gli Stati Uniti con il Vice Presidente Biden, la Repubblica PopolareCinese con il Vice Presidente Xi JinPing, la Turchiacon il Presidente Gul;..... tra gli europei il Re Juan Carlos per la Spagna, il Presidente della Repubblica Federale tedesca Wulff, il Presidente austriaco Fisher. Foltissima la presenza dei paesi della ‘nuova Europa’, dell’Europa dell’Est e dei Balcani. (…) Folta anche la presenza dei paesi della sponda Sud del Mediterraneo e del Medio Oriente. Tra questi, il Presidente israeliano Peres e il Presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen, in una fase particolarmente delicata per quanto riguarda le prospettive del Processo di Pace. L’Afghanistan e il Kosovo – tra i principali teatri dell’impegno italiano ed internazionale – saranno rappresentati rispettivamente dal Presidente Karzai e dalla neo Presidente Jahjaga. Completano il quadro i massimi responsabili di alcune tra le maggiori Organizzazioni internazionali, tra le quali l’ONU, la FAO, la Commissionedell’Unione Africana e la Lega Araba”. Sembrerebbe che non manchi proprio nessuno. Alcuni penseranno, molto semplicemente, “che bello, non si lavora!”, altri, si saranno organizzati per trascorrere un lungo fine settimana libero dalla frenetica vita moderna. Altri ancora, un po’ più curiosi, ma meno attenti, sapranno solamente che quando il 2 giugno del 1946 si tenne il referendum istituzionale per decidere le sorti dell’Italia, vinse la repubblica con ben 12.717.923 voti contro i 10.719.284 voti a favore della monarchia. Ma, nel contesto attuale, cosa abbiamo da festeggiare? Abbiamo un apparato politico e burocratico costosissimo e sulla soglia dell’inefficienza che non riesce neanche a garantire i diritti fondamentali degli italiani.  La politica si sta allontanando sempre più vertiginosamente dea popolo: si avvicina alla gente solo prima di ogni consultazione elettorale, quando veniamo “bombardati” con false e pretestuose promesse che nel migliore dei casi vengono mantenute in una percentuale minima. La tanto decantata sicurezza viene massificata e svenduta come militarizzazione e controllo assoluto. La famiglia tradizionale smantellata pezzo per pezzo. Il lavoro sembra essere diventato un lusso destinato esclusivamente ad èlite autoelette. La salute va commercializzata e venduta al maggior prezzo possibile. Il sistema dell’informazione “mainstream”, guidato da potenti lobby, viene plasmato a proprio piacimento e talvolta addirittura costruito per arrivare all’effetto desiderato. Il prossimo referendum del 12-13 giugno, che viene boicottato dai maggiori media, ne è un esempio lampante. In questo scenario, dove troviamo poco futuro per noi e per i nostri figli, non avremmo nulla da festeggiare. Quando il Popolo italiano arriverà prima degli illustri ospiti mondiali e prima dei guadagni internazionali, allora, forse, avremo qualcosa di cui essere orgogliosi e da poter solennizzare.
Il sito Perugia

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