martedì 15 novembre 2011

Non ci sono complotti, solo strategie

Alessio Mannino
E’ desolante constatare come in Italia si liquidino i fatti scomodi, che disturbano il coro unanime della propaganda mainstream, come teorie di paranoici cospirazionisti. Riesumando persino, in chiave sarcastica, il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” di fascista memoria. Succede in questi giorni a quanti osano sfidare la beatificazione del nuovo Presidente del Consiglio, il tecnocrate Mario Monti.
Semplicemente, viene ridicolizzato chi fa informazione. Perché, fino a prova contraria, riportare gli incarichi, la storia e i legami di un uomo che sta per diventare il capo del governo italiano, equivale a informare. Su quel tanghero di Berlusconi, anni e anni di inchieste che lo hanno perquisito in lungo e in largo fino all’ultima escort. E, lubrico sensazionalismo d’alcova a parte, passare al setaccio il suo impero mediatico e finanziario, le sue cricche, i suoi abusi e soprusi era cosa buona e giusta. Ma storcere il naso infastiditi se ci si limita a fare un ritratto di Monti un po’ più completo dell’agiografia dominante, questo no, non va bene a chi stappa bottiglie per la “liberazione” dal ducetto di Arcore. E’ la libera stampa a corrente alternata. Faziosa e miope d’un occhio. La Repubblica come rovescio speculare del Giornale.....
Ma veniamo al merito. Si dice: supporre che l’algido, mite e bocconiano ex membro della Commissione Europea sia un uomo dei poteri forti internazionali che hanno causato la crisi e ora la risolvono a loro profitto è complottismo. A parte il fatto che i complotti nella Storia ci sono sempre stati e non si vede perché debba esserne esclusa a priori financo la possibilità, qui nessuno, o quanto meno non noi, parla di piani escogitati a tavolino da una Spectre onnipotente. Finanzieri, industriali e banchieri, con codazzo di politici e giornalisti servi, non sono déi, non hanno un potere assoluto. Niente e nessuno al mondo lo ha. Hanno interessi, che superando in raggio d’azione i confini nazionali si configurano come internazionali, o sovranazionali che dir si voglia. La logica con cui li perseguono, di conseguenza, non può che essere nemica della sovranità nazionale. E non può non scontrarsi con le esigenze e le aspirazioni sociali del grosso dei popoli, dei ceti medi e deboli, perché questi vivono di lavoro e risparmi, mentre quelli di usura bancaria (lucrano sugli interessi dei debiti privati e statali) e di speculazioni borsistiche (i grandi investitori alla Soros decidono compravendite tirandosi dietro come greggi la massa dei piccoli: et voilà il giudizio dei famosi “mercati”).
 
Questi signori hanno ritrovi in cui si riuniscono: Trilaterale (di cui il professor Monti è presidente per l’Europa), il CFR, il club Bilderberg, quest’ultimo segretissimo. Sono consessi in cui discutono e si confrontano sulle strategie da adottare per favorire nel modo più concertato possibile i propri obbiettivi di guadagno economico e influenza geopolitica. Se anche non esistessero, questi salotti, i signori che ne fanno parte ricercherebbero ugualmente di massimizzare profitti e conquistare maggior potere. E’ umano, direi logico che sia così. Il fatto, però, che tali società semi-segrete esistano, se non proprio una prova, è la spia che quegli enormi interessi ci sono e fanno quel che è ovvio che facciano: disegnare progetti e piazzare personalità nei posti di comanda per attuarli.
 
Denunciare le appartenenze di questo o quel “tecnico” (ma intruppati in questi raduni dei potentati mondiali ci sono o ci sono stati anche fior di politici come i Clinton, Prodi, Tremonti, lo stesso Obama) fa capire meglio da dove derivano e quali possono essere i moventi delle idee che mettono in campo. Affermare il solido rapporto fra Monti e la banca d’affari numero uno al mondo, la Goldman Sachs, è certamente significativo, dal momento che la GS, una fucina di prodotti finanziari tossici, ha sfornato intere amministrazioni a Washington e sulla crisi ha accumulato immensi surplus alla faccia degli americani e della gente in tutto il mondo finita sul lastrico o ridotta ai soliti “sacrifici”. Cosa mai ci sarà di assurdamente complottistico nell’esporre questo fatto? E che razza di paranoia sarebbe far presente che Monti siede anche nel cda della Fiat, la multinazionale ormai sempre meno italiana e sempre più americana? Perché dovremmo trangugiare zitti e buoni la verità ufficiale senza un dubbio e senza fare una verifica, mentre a Berlusconi, potere forte anche lui, abbiamo contato anche i peli nel naso? Che ci rispondano con fatti e argomenti, gli antiberlusconiani isterici e la sinistra finanziaria, invece di ribattere con battutine che non dicono nulla. 
 
Altrimenti tocca simpatizzare per le finte vergini leghiste e gli ultimi servi fedeli Ferrara e Sallusti, gli unici, assieme a qualche sparuto intellettuale libero come Giulietto Chiesa o Guido Viale, che sul palcoscenico di massa (non quello di noi quattro gatti clandestini su internet e qua e là sul territorio) si oppongono al golpe della finanza globale sotto le vesti della triade Ue-Bce-Fmi.

Nessun commento: