venerdì 29 aprile 2011

"La gente vuole sognare"

Massimo Mazzucco
Oggi Kate e William si sposano. Ci saranno 2.000 invitati d’onore all’interno della cattedrale di Westminster, mentre saranno più di 8.000 gli inviati di giornali e televisioni appostati all’esterno della chiesa, ammassati fra le decine di migliaia di “persone normali” che hanno voluto assistere da vicino a questo evento.
Ripetiamo le cifre, per comprendere meglio le dimensioni di questa follia: o-t-t-o-m-i-l-a giornalisti di giornali radio e TV, venuti da ogni parte del mondo, racconteranno a circa due miliardi di persone la stessa identica cosa: “Ecco i novelli sposi che salgono sulla carrozza, guardate la carrozza che si allontana da Westminster, ecco gli sposi che salutano la folla, guardate la carrozza che costeggia St. James Park, ecco nuovamente gli sposi che sorridono felici, vedete la carrozza che giunge a Buckingham Palace e scompare fra le mura del palazzo. Fine delle trasmissioni”.
Eppure, se chiedete ad un qualunque giornalista come si possa pensare di mettere in piedi un tale circo mediatico per un semplice matrimonio, con certezza il 99% di loro vi risponderà che “la gente ha bisogno di sognare”.....

giovedì 28 aprile 2011

Nasce la nuova Banca centrale libica. Made in UK

Miriam Pace
Il Consiglio nazionale di transizione libico, ovvero il governo provvisorio dei ribelli anti-Gheddafi con sede a Bengasi, ha costituito una nuova Banca centrale che "deve agire come autorità monetaria competente in politiche monetarie in Libia", contrapponendosi alla Central Bank of Libia di Tripoli. Alla guida del nuovo istituto è stato nominato Ali El Sharif.
La multinazionale bancaria inglese Hsbc è stata la prima a muoversi per supportare l'operazione. Un team di super-esperti del colosso londinese si trova già da tempo nella capitale cirenaica per allacciare i rapporti con la nuova entità. La posta in gioco è formata da cifre da capogiro. A chi andrà, infatti, la titolarità dei fondi sovrani libici, attualmente congelati nelle banche occidentali, soprattutto americane, inglesi, francesi, e che ammontano, secondo varie stime, tra i 100 e i 200 miliardi di dollari?.....

Gendarmerie UE, anzi USA

Alessio Mannino
Praticamente non ne ha parlato nessuno. Praticamente la ratifica di Camera e Senato è avvenuta all’unanimità. Praticamente stiamo per finire nelle mani di una superpolizia dai poteri pressoché illimitati. Che sulla carta è europea, ma che nei fatti è sotto la supervisione statunitense. Tanto è vero che la sede centrale si trova a Vicenza, la stessa città dove c’è il famigerato Camp Ederle delle truppe USA 
Alzi la mano chi sa cos’è il trattato di Velsen. Domanda retorica: nessuno. Eppure in questa piccola città olandese è stato posto in calce un tassello decisivo nel mosaico del nuovo ordine europeo e mondiale. Una tappa del processo di smantellamento della sovranità nazionale, portato avanti di nascosto, nel silenzio tipico dei ladri e delle canaglie.  
Il Trattato Eurogendfor venne firmato a Velsen il 18 ottobre 2007 da Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Italia. L’acronimo sta per Forza di Gendarmeria Europea (EGF): in sostanza è la futura polizia militare d’Europa. E non solo.....

mercoledì 27 aprile 2011

Amerikana

Giacomo Gabellini
L'Italia prenderà parte attiva nella guerra contro Gheddafi. Berlusconi si riposiziona fedelmente al servizio degli Stati Uniti nel plauso della sedicente "sinistra" condito dal silenzio assordante dei tanti moralisti d'accatto adusi a frequentare i nutriti convivi travaglisti, savianisti e repubblichisti. Costituzionalisti a corrente alternata e geometria variabile impegnati a tempo pieno a intonare solenni richiami ai dogmi della "sacra carta" unicamente laddove un loro calpestamento produca vantaggi a Berlusconi. Perché se il tallone di ferro è americano il discorso, invece, cambia radicalmente. C'era da aspettarselo, in virtù del fatto che la Storia, come sempre, si ripete come farsa. Nel non lontano 1999 il crisma immacolato della NATO e (poi dell'ONU) permise alla classe politica italiana di sottrarsi agli "estenuanti" dibattiti parlamentari sulla liceità costituzionale dell'aggressione alla Serbia per distorcere orwellianamente la realtà, sostituire il termine "guerra" con quello molto più consolatorio di "intervento umanitario", e partecipare alla missione.....

lunedì 25 aprile 2011

Siria: attenti al copia/incolla

Marco Santopadre - RadioCittaAperta.
Secondo i media internazionali, quelli che non hanno corrispondenti sul posto ma influenzano migliaia di media locali in tutto il pianeta, ieri in Siria ci sarebbero stati decine, se non centinaia di morti. Il canale ‘all news’ Rai News, questa mattina apre i suoi notiziari affermando che “ieri a Damasco ci sono stati 112 morti nella repressione governativa delle manifestazioni, compresi inevitabilmente alcuni bambini. Lo affermano fonti dell’opposizione”. E poi? C’è qualche conferma da parte di fonti indipendenti locali? C’è qualche giornalista occidentale che si trova in Siria che possa testimoniare delle stragi di ieri? Non è dato sapere. 
Come per i primi giorni della rivolta di Bengasi contro Gheddafi, a trasformarsi in titoli da prima pagina sono i brevi e incontrollabili post su Facebook e su Twitter di qualche ‘blogger’ locale. Che poi, magari, vive a Londra o a Washington o a Dubai.....

sabato 23 aprile 2011

20 segnali di una prossima terribile crisi alimentare globale

DI ALEX JONES
theeconomiccollapseblog.com
Nel caso non l’aveste notato, il mondo è sull'orlo di un’orribile crisi alimentare globale. In un dato momento, tutto questo potrà riguardare tu e anche la tua famiglia. Potrebbe non avvenire oggi, e forse neanche domani, ma accadrà. Il tempo impazzito e i disastri naturali hanno sconvolto la produzione agricola in molte aree del globo negli ultimi due anni. Nel frattempo, i prezzi del petrolio hanno iniziato a impennarsi. L’intera economia globale è basata sulla possibilità di utilizzare enormi quantità di petrolio a basso costo per produrre economicamente il cibo e le altre merci, per poi trasportarli su vaste distanze.
Senza il petrolio a basso prezzo, i giochi cambiano. Il terreno arabile sta calando a tassi sconcertanti e i bacini acquiferi fondamentali di tutto il mondo vengono prosciugati a un ritmo folle. I prezzi mondiali del cibo hanno raggiunto i suoi massimi e continuano a salire in modo aggressivo. E allora cosa accadrà al nostro mondo quando centinaia di milioni di persone non riusciranno più a nutrirsi?....

giovedì 21 aprile 2011

Vittorio Arrigoni: una voce libera da Gaza City

Fabio Polese
“Ci sono persone ancora in grado di aiutare e di gridare il loro sdegno con azioni concrete”.
Dopo la morte di Vittorio Arrigoni si sono dette tante e troppe cose. Si sono fatti paragoni improponibili, sono state dette verità scomode o mezze verità. Ho avuto il dispiacere di leggere articoli e commenti in vari giornali e siti online che mi hanno fatto rabbrividire. Ma chi era Vittorio Arrigoni? Cosa faceva nella Striscia di Gaza? Cosa succede in quelle terre martoriate e in molte altre parti del mondo? Queste, a mio modo di vedere, sono le domande che tutti noi dovremmo porci prima di fare qualsiasi commento.
Pensare, riflettere ed analizzare. Poi “sputare sentenze”. Vittorio Arrigoni era un attivista dell’International Solidarity Movement che dal 2008 si era trasferito quasi permanentemente nella Striscia di Gaza per aiutare concretamente gli abitanti di Gaza City e per raccontare quotidianamente le barbarie che il popolo palestinese è costretto a subire.....

mercoledì 20 aprile 2011

Cerchi lavoro? C'è un posto da troll

Debora Billi
Leggo con qualche ritardo un post del prof.Bardi sul suo blog Cassandra, in cui tra altre cose rilancia la scoperta di un blogger d'oltreoceano. Per farla breve, un partito politico canadese ha messo online degli annunci per offrire lavoro a trolls professionisti in occasione delle prossime elezioni. Non ci potete credere? Invece si tratta proprio di "professionisti", tant'è vero che l'azienda di PR chiede un "commento di prova" in risposta ad un'immaginaria affermazione della parte politica avversa, onde dimostrare le proprie doti trollesche e venire assunti.
Dovete dimostrare di saper scrivere con un tono da persona di destra, guadagnare punti, destare indignazione e usare l'umorismo......

Quando lo Stato uccide

Fabio Polese intervista Alessia Lai e Tommaso Della Longa
(ASI) Nel nostro paese sembrano essere diventati prassi i depistaggi mediatici e le impunità. Può succedere così che un ragazzo – poco più che ventenne – possa morire mentre dorme colpito “accidentalmente” da un proiettile vagante. Può anche succedere di sentire dire da un tutore delle Forze dell’Ordine testuali parole: “L’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto” – registrazione della conversazione tra una pattuglia intervenuta sul caso di Federico Aldrovandi e la centrale di Polizia -. Può succedere anche di essere arrestati e non riuscire ad uscire dal carcere con le proprie gambe. Così  – purtroppo – muoiono i figli d’Italia. Molti, troppi sono i casi simili avvenuti nel nostro paese e spesso senza che uscissero poco più di due righe nei “media tradizionali”. Per ricordare questi morti è uscito in libreria, lo scorso 15 marzo, “Quando lo Stato Uccide”, edito da Castevecchi Editore, scritto dai giornalisti Alessia Lai e Tommaso Della Longa. Agenzia Stampa Italia  li ha incontrati per porgli qualche domanda.
Come mai avete deciso di scrivere questo libro?
Dopo anni di stadio e di strada, quello che abbiamo visto e sentito raccontare lo avevamo interiorizzato, elaborato e ne avevamo parlato, a volte, in articoli scritti per i giornali per i quali lavoriamo e collaboriamo. Poi si è presentata l’occasione di fare un lavoro più completo e ci siamo buttati, senza peraltro trascurare l’altra parte in  causa: le forze dell’ordine, alle quali abbiamo dato la possibilità di “difendersi”.....

lunedì 18 aprile 2011

La Libia no, la Russia no, l'Iran no...

Debora Billi
Molto interessanti i nuovi cablo di Wikileaks usciti oggi su Repubblica. Saranno pure un'operazione studiata a tavolino, ma a me quel che si riporta pare assai plausibile.
Dai riassunti dei cablo di oggi, il messaggio è chiaro: secondo i nostri alleati che li scrivono, l'Italia non dovrebbe comprare petrolio e gas proprio da nessuno. O almeno, a parte una lista di proibizioni non risultano suggerimenti su fornitori accettabili.
Oggetto del contendere è come sempre la Russia, e gli accordi dell'ENI e dello Stato italiano che non fanno dormire l'ex ambasciatore Spagli il quale non si capacita di come comprare dai russi a noi "non sembri un problema". Proprio non ci entra in zucca che dobbiamo liberarci della "dipendenza" dalla Russia. Molto divertente leggere come Tremonti e Scaroni gli danno la guazza, condividendo serissimi che sì, è un disastro, di questi russi occorre proprio liberarsi, non se ne può più, per poi continuare imperterriti con accordi e importazioni. Scaroni prova a convincere che "Gazprom è un partner commerciale perfetto, soltanto un po' burocratico e lento, ma affidabile", e viste le orecchie da mercante della controparte aggiunge perfidamente (e sensatamente): "importare gas dall'Iran è l'unica grande alternativa alla Russia"......

A rigor di logica

Stefano Montanari
Da ieri i vari notiziari TV, radio e Internet vanno ripetendo trionfalmente la frase “giustizia è fatta”: il signor Harald Espenhahn, amministratore delegato dell’acciaieria ThyssenKrupp, è stato condannato a sedici anni e mezzo di galera per aver volontariamente ammazzato sette esseri umani a scopo di lucro. Pene minori, ma sempre corpose, si sono beccati i complici, addetto alla ”sicurezza” compreso. Nunc est bibendum.
Mi dispiace, ma io non mi unisco al coro.
A mio parere non è affatto vero che giustizia sia stata fatta. A rigor di logica,
 in questo caso giustizia significa che io metto sul piatto destro della bilancia sette cadaveri e sull’altro sistemo coloro che, per ignobili motivi, di quelle morti sono scientemente responsabili e che se la cavano finendo in carcere, se mai le condanne le sconteranno davvero. Lo faccio e i piatti si mettono in equilibrio. Sempre a rigor di logica, giustizia significa che si tratta di una giusta transazione: quanto costano sette omicidi volontari? Costano un po’ di galera. Affare fatto.....

domenica 17 aprile 2011

Sillogismi dell'amarezza

Giacomo Gabellini
All'interno del monumentale capolavoro "Le Storie", l'incedere impetuoso della narrazione di Erodoto a un certo punto si interrompe per lasciar spazio a una piccola digressione dedicata alla descrizione della stupefacente caratteristica che gli "abitatori" del mondo antico attribuivano comunemente a uno strano e piccolo pesce, meglio noto all'epoca come "pesce remora". Tale pesce era ritenuto titolare della capacità di far incagliare le più pesanti navi da guerra o da trasporto nel bel mezzo del mare, condannando o le stesse all'inesorabile affondamento per logorio della carena o l'equipaggio a una morte di stenti dovuta all'esaurirsi delle provviste. Il "pesce remora" che compromette la comprensione della vicenda legata all'esecuzione di Vittorio Arrigoni, e che fa collidere l'intelligenza umana contro scogli ideologici spaventosi è la sciagurata forma mentis acquisita negli anni, che porta la maggior parte della sedicente "opinione pubblica" a bersi la razione quotidiana di idiozie somministrate dai media di massa.....

sabato 16 aprile 2011

Siamo noi i veri assassini di Arrigoni

Massimo Mazzucco
Uno degli aspetti più confortanti – all’interno della tragedia rappresentata dalla morte di Arrigoni – è stato vedere come moltissimi, qui sul sito e altrove, abbiano saltato a piè pari la pietosa trappola della “galassia salafita”, e siano andati dritti alla ricerca del vero mandante, che con ogni probabilità è lo stesso Israele.
Anni di duro esercizio, basato sul cui prodest da un lato, e sull’analisi dettagliata delle false flag operations dall’altro, ci hanno insegnato a non guardare i titoli a nove colonne dei giornali, ma a partire dalla fine dell’evento – il beneficiario appunto – per risalire al probabile mandante di tutte le operazioni “oscure” di questo tipo.
Nè peraltro Israele ha mai fatto mistero del notevole fastidio che le procura la presenza di una stampa indipendente in Palestina. Basterà ricordare, ad esempio, il caso di Raffaele Ciriello, il giornalista/fotografo del Corriere ucciso a sangue freddo dai soldati israeliani a Ramallah nel 2002.
Benissimo: da un lato abbiamo capito chi siano i probabili mandanti di questo delitto, e dall’altro siamo giustamente “colmi di orrore, senso di nausea e di repulsione” per quanto è accaduto.
Ma tutto ciò non basta.....

venerdì 15 aprile 2011

Caro Vittorio, riposa in pace

Angela Lano

Vittorio è stato assassinato, e noi non riusciamo a farcene una ragione. Non ci riusciremo mai.  Vittorio era una cara persona, un amico, una sorta di icona. Non sempre ho condiviso tutto ciò che diceva, ma anche in questo poggia l'amicizia.

Ricordo quando lo incontrai a Gaza, poco dopo l'Operazione israeliana Piombo Fuso. Girammo insieme per le strade distrutte, per gli ospedali bombardati, tra la gente che ci salutava con affetto.
Lui era consapevole del rischio in cui viveva, giorno dopo giorno, ma quella sua aura di combattente nonviolento e pacifico, e onestamente arrabbiato, era un incoraggiamento per tutti noi. Un esempio di dedizione di attivista e giornalista.
In queste ore, certa spazzatura mediatica italiana, quella contro cui lui tante volte aveva alzato la voce e la penna, lo sta dipingendo come un eroe romantico votato alla morte. Una sorta di folle che è andato a cercarsi grane. Anche noi, giornalisti e attivisti della Freedom Flotilla1, l'anno scorso siamo stati dipinti, da media e persone senza etica e morale, come gente alla ricerca di guai.
Vittorio non è stato ucciso mentre era in barca con i pescatori, presi giornalmente di mire dalla Marina israeliana, vera armata criminale, o dai proiettili dell'artiglieria israeliana nelle buffer zone, le zone cuscinetto formate con altre terre rubate ai palestinesi dall'esercito di Israele: è stato assassinato da manovalanza locale e estera legata a gruppuscoli salafiti, la cui azione non può che beneficiare Israele e le sue politiche oppressive.....

Dolore e sconforto a Gaza per la perdita di Vittorio Arrigoni

Infopal
Gaza - InfoPal. Intorno alle ore 01:00, ora locale, gli apparati della sicurezza della Striscia di Gaza hanno rinvenuto in una casa abbandonata ad al-Mashru', il corpo senza vita di Vittorio Arrigoni. Al-Mashru' è un'area di Beit Lahiya, a nord-ovest di Gaza City, nota perché malfamata.
Dalle prime indagini, pare che l'assassinio di Vittorio sia stato eseguito a poche ora dal suo rapimento, nonostante uno pseudo ultimatum di 30 ore come emerso dal video divulgato ieri dai suoi rapitori.
Il governo della Striscia di Gaza ha condannato il raccapricciante assassinio "contrario ai valori palestinesi e alle nostre tradizioni. Promettiamo che sarà fatta luce e giustizia".
Il video diffuso ieri dal gruppo auto-definitosi "salafita" mostrava Vittorio provato e con delle abrasioni al volto. I criminali chiedevano il rilascio di uno dei loro leader dalle prigioni di Gaza entro 30 ore, dopo le quali minacciavano di uccidere Vittorio. Ma non è stato rispettato nessun ultimatum.
E' morto per soffocamento Vittorio. Nonostante in conferenza stampa non si sia scesi nei dettagli del suo ritrovamento, limitandosi ad affermazioni che danno ad intendere che Vittorio è stato ucciso in modo "malvagio e violento", sull'agenzia di stampa palestinese "Wafa'" si legge "impiccagione". Anche secondo "Ma'an News Agency", la sicurezza ha rinvenuto Vittorio impiccato.....

giovedì 14 aprile 2011

Gaza: rapito Vittorio Arrigoni

Monia Benini
C'è molta preoccupazione a Gaza per il rapimento di Vittorio Arrigoni, ma da quanto è dato sapere il Governo di Hamas farà di tutto per la liberazione dell'Italiano.
L'impressione che trapela da un contatto della Striscia, conosciuto durante la missione umanitaria Hope Convoy, alla quale abbiamo partecipato io e Fernando Rossi, è quella che si tratti di un atto allo scopo di intimidire tutti gli attivisti che arrivano a Gaza, per bloccare l'assedio e portare aiuto alla popolazione palestinese. Un nostro amico di Khan Yunes, referente anche per il gemellaggio fra una scuola della Striscia e una di Bari, si è scusato con noi: "Qui siamo tutti riconoscenti verso gli Italiani impegnati a portarci aiuti umanitari e siamo mortificati per quanto successo."......

mercoledì 13 aprile 2011

Fukushima, il pericolo radiazioni in Europa "non è più negabile"

Il Cambiamento
La comunicazione ufficiale dell'innalzamento al livello 7 della gravità dell'incidente alla centrale di Fukushima ha accresciuto la preoccupazione internazionale circa le conseguenze del disastro nucleare per la popolazione giapponese e per le possibili ripercussioni sul resto del mondo.
A tal proposito l'Ong francese CRIIRAD, specializzata nella sicurezza nucleare, sostiene che “il rischio di radiazioni in Europa non è più negabile”.
In un documento riguardante i principali pericoli per la salute, l'associazione fa riferimento in particolare al possibile contagio da acqua piovana ed invita dunque a non berla e ad effettuare maggiori controlli nel suo utilizzo a fini agricoli e industriali.
Una settimana fa la CRIIRAD e l'Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire (IRSN) hanno riscontrato pericolose concentrazioni di Iodio 131 nell'acqua piovana nel sud est della Francia e nei campioni di latte fresco di alcuni allevamenti prelevati il 28 marzo. La contaminazione sarebbe dovuta alla nube contenente radiazioni arrivata sui cieli europei nelle scorse settimane.....

Travaglio Sachs e Goldman per tutti.

Paolo Barnard
Breve, ma molto grave: un esempio di come ci fottono.

Nel caso che prendo in esame, al primo livello sta il Potere, cioè la grande finanza del Libero Mercato – che è la macchina globale per distruggere la sovranità democratica di tutti noi e sfruttarci per profitto (Il Più Grande Crimine, paolobarnard.info, 2010), e Israele – che è la più grande e criminale base militare USA nel mondo sorretta da una lobby di potere inattaccabile (Perché ci Odiano, Rizzoli 2006). 
Al secondo livello ci sono i loro procacciatori di vittime, fra cui cito in particolare Marco Travaglio, Carlo De Benedetti/Repubblica, Roberto Saviano, cioè Nessuno Tocchi Israele (se non ci cacciano da tutti i media) e Nessuno Tocchi Goldman Sachs. 
Questi procacciatori radunano e organizzano le masse adoranti e ignare, che vengono poi inoculate con i dettami fondamentali:
primo, il nemico dei diritti sta tutto in quella direzione là (da tutt’altra parte rispetto al nemico reale);....

lunedì 11 aprile 2011

Condannati alla crescita

Massimo Fini
Dopo la tragedia di Fukushima sono state avanzate le soluzioni più svariate: centrali nucleari “sicure” di terza o quarta generazione, rafforzamento del già consistente apparato idroelettrico e, naturalmente, valorizzazione delle cosiddette fonti di energia “alternative” o “pulite”, fotovoltaico, solare termico, eolico. Non esistono fonti di energia che, usate in modo massivo, non siano inquinanti, in un modo o nell’altro. Alcuni anni fa in una piattissima regione fra Olanda e Belgio, battuta dal vento, furono impiantate trecento enormi torri eoliche. Gli abitanti ne uscirono quasi pazzi. Per il rumore delle pale e perché erano abituati ad avere davanti agli occhi una pianura sconfinata che ora trovavano sbarrata da queste torri. Un foglio di carta in una casa è un innocente foglio di carta, centomila fogli ci soffocano. Non c’è niente da fare.
Nessuno ha osato proporre la soluzione più ovvia: ridurre la produzione. Questo è il tabù dei tabù. Perché il nostro modello di sviluppo è basato sulla crescita. A qualunque costo.....

Report? Mi è piaciuto di più The Truman Show.

Debora Billi
Lo so che trattasi di frivolezze, ma non riesco a non commentare. Ieri sera ho guardato come al solito Report, e a metà non ho resistito: ho spento la TV. Poi ho preso il computer, e mi sono rivista The Truman Show via streaming. Al bimbo è piaciuto moltissimo.
Se in TV parlano male della Rete, è d'uopo usare la Rete per vedere un film che parla male della TV. Mi sembra ci stia tutta. E tra le due, la seconda ne esce decisamente peggio.
Lungi da me il difendere Facebook e Twitter. Quest'ultimo non lo uso perché già odio con tutte le mie forze gli sms, figuriamoci se vado ad impelagarmi in un sistema che fa dell'sms il modo principe di comunicare. x karità.
Facebook è però lo spauracchio del momento.....

venerdì 8 aprile 2011

Energia: la soluzione esiste

Massimo Mazzucco
All’inizio degli anni ’30, di fronte all’avanzare della rivoluzione industriale, era nato in America il cosiddetto movimento della “chemurgia”. Questa associazione di chimici, industriali, esperti di agricoltura e filantropi – dei quali faceva parte lo stesso Henry Ford - si proponeva di trovare soluzioni per evitare il completo abbandono dell’agricoltura a favore dell’industria, trasformando la produzione agricola in modo da poter fornire direttamente all’industria gran parte delle materie prime di cui necessitava.

Purtroppo questo concetto (che oggi cadrebbe sotto la definizione di “rinnovabile”) andava a scontrarsi direttamente con le nascenti industrie del petrolio e dei suoi derivati, del tessile sintetico e della stessa industria farmaceutica, che mirava a sostituire tutti i rimedi naturali della farmacopea (a base di erbe) con le pillole prodotte in laboratorio.
A loro, di utilizzare materiali “rinnovabili” interessava ben poco.
Cosa sia andata a finire lo sappiamo tutti, e le conseguenze ci vengono illustrate in modo eccellente dallo storico Gatewood Galbraith nell’estratto che avete visto: “Cento anni fa, il contadino produceva tutta la fibra, tutte le medicine, tutto il combustibile e tutto il cibo che la società consumava. Questa è l'agricoltura. Se coltivi queste 4 categorie, fibra, cibo, medicine e combustibile, e le vendi nelle città, come necessità fondamentali per vivere, i soldi fluiscono dalle città e tornano al proprietario della terra e al produttore. In questo modo la terra resta il mezzo di produzione della ricchezza. E' stato così per migliaia di anni. Oggi, 100 anni dopo, il contadino non produce più nessuna fibra. Al massimo produce cotone, …..

Il “dopo Geronzi”. La finanza sulle nostre teste

Per la stragrande maggioranza dei cittadini le modifiche nei CdA delle banche e affini sono notizie che appaiono remote e sostanzialmente incomprensibili. Ma è proprio in quegli ambiti riservati ed esclusivi che si gioca la partita più delicata: quella del controllo dei capitali, dalle cui strategie deriva tutto il resto.
Alessio Mannino
Ma a te, trentenne precario, casalinga alla terza settimana del mese, piccolo imprenditore strangolato dalle banche, a te cosa importa se Giovanni Galateri di Genola diventerà il nuovo presidente delle Assicurazioni Generali dopo Cesare Geronzi si è dimesso? Niente. Per te che fatichi per sopravvivere non c’è nessuna “svolta epocale”. 
Geronzi è la personificazione di un certo modo, paludato e impastoiato con i partiti, di fare finanza e di un certo mondo, a metà fra Chiesa e Berlusconi, tutto romano e di potere. Rappresenta uno dei volti del cosiddetto salotto buono. Ma l’uomo della strada ne era escluso prima e resterà escluso anche dopo la sua uscita di scena. Perciò le paginate dedicate agli intrighi e ai retroscena delle dimissioni di Geronzi (accusato di falso e bancarotta per il crac Cirio) sono esercizio autoreferenziale offensivo per la gente che a che fare con la vita vera.....

giovedì 7 aprile 2011

L'homo œconomicus e le costrizioni della modernità

Eduardo Zarelli
Criticare la modernità significa porre in discussione il primato dell'economico. Marcel Mauss in conclusione del suo saggio più famoso, il Saggio sul dono dedicato allo studio delle forme di scambio nelle società arcaiche, evidenzia come solamente nelle nostre società occidentali l’uomo sia stato trasformato in un animale economico. Questa metamorfosi non è ancora del tutto avvenuta e questo perché è stato diverso per lunghissimo tempo e solo con il dispiegamento della razionalità produttiva contemporanea diviene “una macchina, anzi una macchina calcolatrice”. Questa valutazione può essere letta come una critica al mondo moderno votato all'idolatria dell’interesse, così come in autori novecenteschi di altro segno culturale come René Guenon o Julius Evola, ma anche come espressione della possibilità di recuperare quella complessità dell’esistenza e dell’azione umana che l’utilitarismo tende a negare.....

Tizio all'Eni, Caio all'Enel.....

Succede da sempre e quasi nessuno ci fa caso, ma le nomine ai vertici delle aziende parastatali sono un aspetto cruciale dell’esercizio del potere politico. E delle sue oscure contiguità coi potentati economici. A tessere la tela, non a caso, ci sono innanzitutto Giulio Tremonti e Gianni Letta.
Alessio Mannino
Mentre l’Europa ci tiranneggia e ci succhia il sangue e a questo punto, come faceva correttamente notare Bechis su Libero di ieri, potremmo considerare l’idea di andarcene e riprenderci la nostra sovranità. 
Mentre il dibattito politico nazionale, lo scriveva con acume sempre ieri il nostro Stasi, è monopolizzato dalle vicende processuali del premier Berlusconi sulle quali stravolentieri il Pd (una volta tanto rosso sì, ma di vergogna per il caso Tedesco, parlamentare dalemiano che se non fosse per l’autorizzazione a procedere sarebbe già in cella) inzuppa il pane perché ha tutta la convenienza a svicolare dai problemi cruciali posti dai tre referendum di giugno. 
Mentre il ministro-ballerino Frattini compie l’ennesima piroetta libica e passando dalla parte degli insorti sancisce ancora una volta lo sbandamento a cui è stata improntata la politica italiana nei confronti di Gheddafi....

mercoledì 6 aprile 2011

La medicina della quantità

Paolo Costa
Recentemente, verso la fine di gennaio, molti giornali italiani hanno dato spazio ad un evento significativo per il nostro paese, ossia il fatto che un ricercatore italiano ha vinto il premio Pezcoller 2011, un premio internazionale per la ricerca medica di grande prestigio, che spesso consiste in un'anticipazione del Nobel. Particolarmente interessante un'intervista, uscita su Repubblica, al vincitore, direttore di un laboratorio di ricerca dell'università americana di Harvard. I toni ovviamente sono trionfalistici ed esprimono entusiasmo per il ricercatore romano, dato che -testuali parole dell'articolo- "grazie alle sue ricerche, oggi la cura per questa malattia ormai epidemica è più vicina".A parte che la frase "la cura è ormai vicina" ha tutta l'aria di essere l'ennesima presa in giro verso i tanti, troppi malati che aspettano fiduciosi di uscire dall'incubo; resta il fatto che nell'intervista non si parla d'altro che, ovviamente, di farmaci.....

Giappone: mare radioattivo. Perché viene sottovalutata la contaminazione per catena alimentare?

Massimo De Maio
Hidehiko Nishiyama, vice direttore dell'agenzia per la sicurezza nucleare giapponese, ha dichiarato ieri al briefing sulla situazione di crisi nucleare, che i livelli di iodio radioattivo nel mare, a 300 metri dalla centrale di Fukushima, sono 3.355 volte superiore al limite di legge. 
Nel mare si trova il placton, e fin dalle scuole elementari ci insegnano che è base della catena alimentare. Cosa succede se cesio e altri radioisotopi vanno sul plancton? 
Perché viene sottovalutata la contaminazione per catena alimentare? 
Forse perchè il problema è più grande, incontrollabile. Perché chi introduce per via alimentare il cesio, se lo  trova all'interno dell'organismo ed è come avere una piccola, apparentemente piccola, sorgente radioattiva che dall'interno va a colpire moltissime cellule…

Leoni e (finti) agnelli

Giacomo Gabellini
Nemmeno i più ostinati inquinatori della realtà oseranno negare che senza l'appoggio della "coalizione di volenterosi" i sedicenti "ribelli" sarebbero da tempo stati eliminati dalle forze fedeli a Muhammar Gheddafi. Tuttavia nemmeno i bombardamenti a tappeto dei caccia francesi, statunitensi e britannici si sono dimostrati sufficientemente efficaci a spianare definitivamente agli insorti la strada che conduce al pasoliniano "Palazzo" di Tripoli. Di fatto, se la congrega di aggressori si fosse limitata a prendere atto della sconfitta, Nicolas Sarkozy si sarebbe visto obbligato a scolpire il proprio definitivo e inesorabile epitaffio politico, Francia e Gran Bretagna si sarebbero ritrovate a raccogliere i cocci rotti dei propri aneliti imperiali andati in frantumi, gli Stati Uniti avrebbero dovuto aggiungere un ulteriore e clamoroso fallimento dopo Afghanistan ed Iraq.....

Decrescita e occupazione

Maurizio Pallante
Una delle obbiezioni che più di frequente viene avanzata alla decrescita è che provocherebbe una diminuzione dell’occupazione. A maggior ragione in questo periodo in cui le economie dei paesi industrializzati stanno attraversando una crisi da cui non sanno come uscire. Questa obbiezione non regge alla prova dei fatti, mentre invece può essere vero il contrario, che cioè la decrescita, se correttamente intesa e guidata, consenta, probabilmente è l’unico modo per consentire, un aumento dell’occupazione e un superamento della crisi con l’apertura non solo di un nuovo ciclo economico, ma di una fase storica più avanzata di quella che abbiamo vissuto dalla fine della seconda guerra mondiale.....

martedì 5 aprile 2011

I lavori che gli italiani "non vogliono più fare", o la paga che non vogliono (ancora) prendere?

Debora Billi

Questa storia la sento fin dalle prime ondate di immigrazione in Italia, intorno alla fine degli anni '80 (ricordate i filippini? e i polacchi?). "Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare" era un'osservazione che forse aveva un qualche senso, in un Paese pieno di laureati che riuscivano a trovare lavoro, ben pagato, o che erano ancora in grado di avviare con qualche sacrificio un'attività professionale o imprenditoriale. Chi aveva più voglia di programmarsi un futuro come muratore, bracciante, domestica, sguattero di cucina? Molto meglio, anche nei casi di scolarità più bassa, andare in fabbrica.
Oggi questa affermazione suona molto più sciocca ed è completamente priva di significato. La verità è che gli stranieri sono quelli che prendono le paghe che gli italiani non vogliono rassegnarsi a prendere. Raccogliere pomodori a 15 euro al giorno? Per farsi bastare una paga simile occorrono precisi requisiti: vivere in venti persone in una cantina senza servizi igienici, mangiare quel che si trova, avere come unico mezzo di trasporto il furgone del caporale.
Agli italiani mancano appunto questi requisiti fondamentali. L'italiano avrebbe l'esosa pretesa di almeno una camera ammobiliata, due pasti caldi, un'auto usata, la domenica libera, e per potergli concedere questi lussi da basso impero bisogna pagarlo almeno 40 euro al giorno. La trattativa è nulla ancora prima di cominciare, sarem mica matti a strapagare la gente.....