venerdì 13 gennaio 2012

I tassisti dicono no agli squali della finanza

Fabio Polese
Il 23 gennaio è stato proclamato dai tassisti italiani un fermo nazionale per protestare contro le liberalizzazioni annunciate dal governo Monti e per lunedì prossimo, invece, è stata programmata una assemblea nazionale al Circo Massimo a Roma per decidere su eventuali altre manifestazioni e scioperi. Quest’ultima, inizialmente, era stata prevista per sabato 14 gennaio. “Se entro il 16 gennaio il governo non ci darà un segnale concreto – avvertono i tassisti – decideremo nel corso dell’assemblea quali altre iniziative adottare”. Agenzia Stampa Italia, ha incontrato Andrea  Cappella, responsabile umbro del sindacato Uritaxi per approfondire la situazione.
Sono giorni molto caldi sul fronte delle liberalizzazioni: il 20 gennaio il governo di Mr. Monti, presenterà il decreto legge e i tassisti sono sul piede di guerra. Ci dice i pro (se esistono) e i contro, di una possibile liberalizzazione delle vostre licenze?
I pro? Non scherziamo! Una liberalizzazione del settore non servirebbe a nessuno se non, come accade negli stati uniti e in alcuni paesi europei, ad arricchire qualche grande lobby economica che avrebbe la possibilità di acquistare un numero consistente di licenze per mettere a lavorare dipendenti sottopagati a 600 € al mese.....
Quello che le dico è una strategia già usata altrove, dove prima si liberalizza per far crollare il valore delle licenze, così da poterle acquistarle ad un prezzo stracciato, e poi si trova qualche disperato che per pochi soldi farebbe qualsiasi lavoro. Così facendo si risparmierebbe sulla manutenzione per aumentare i ricavi, e tenersi il guadagno: un affare per pochi a danno di tanti. Tornando a noi, veniamo definiti una lobby potente perché nel 2006 abbiamo fermato Bersani, l’allora ministro dello sviluppo economico, ma invece, le lobby sono in parlamento e noi, al contrario, in parlamento non abbiamo nessuno! E poi, mi dica, ha mai visto un “lobbista” alzarsi alle 4 del mattino, lavorare di domenica o il giorno di Natale, ed arrivare a coprire 15 ore di lavoro al giorno in mezzo al traffico delle nostre città? Non scherziamo! Vede, i “pro-liberalizzazione” vogliono far credere alle persone che grazie a questa manovra, le tariffe scenderebbero: niente di più falso! In Italia le tariffe vengono emanate dai Comuni e questo è una garanzia per l’utente. Pensi a quest’ultimo anno, con gli aumenti che ci sono stati, se le tariffe fossero state libere sarebbero aumentate minimo del 35%, invece, sono ancora ferme al 2008.
Con l’aumento delle licenze in circolazione, per voi, cosa cambierebbe?

Cambierebbe che gli incassi si dimezzerebbero, mentre le spesse resterebbero costanti o tenderebbero ad aumentare. Con la crisi attuale, il lavoro è già calato dal 30 al 50% (i dati sono derivati dalle centrali radiotaxi), il sistema non starebbe in piedi e collasserebbe, le qualità del servizio peggiorerebbero, le tariffe aumenterebbero e non si potrebbe nemmeno garantire un servizio decente visto che tutte le spese di gestione ricadono sugli operatori. Tutti non sanno che noi siamo a costo zero per la collettività, cioè non riceviamo, a differenza dei trasporti pubblici locali, nemmeno un euro di contributo. I costi di gestione del taxi italiano sono più elevati rispetto alla media europea: il carburante costa il 22% in più, la vettura al netto dell’Iva costa il 10% in più, le tasse sul mezzo sono superiori del 15% (fonte: Ubs). Il lavoro di tassista non è considerato usurante, pur essendo da uno studio Inps tra i più usuranti del mondo, dopo quello degli autisti di autobus. Il tassista non ha i giorni di ferie né di malattia retribuiti; niente straordinari, tredicesima e liquidazione, e va in pensione a 70 anni (ammesso che ci arrivi in tali condizioni di lavoro) con 600-700 euro al mese. Questi sono ciò che alcuni considerano i “privilegi” del tassista. Ora, mi dica lei, siamo privilegiati?
Fino ad ora, a quanto ammontava il costo di una singola licenza? E come viene calcolato il valore di una licenza?

Le licenze vengono assegnate dietro un bando di pubblico concorso, chi partecipa deve avere certi requisiti e studiare molto, il numero viene deciso secondo il bacino di utenza potenziale che dipende da molti fattori, tra i quali il numero di turisti, i congressi che si svolgono, la potenzialità di trasporto di treni e aeroporti, e altro. Il costo della licenza non è intrinseco ma varia da diversi fattori: se la licenza si trova all’interno di una struttura radiotaxi oppure no, dal tipo di autovettura ceduta e, dalla mole di lavoro che un futuro tassista si ritroverà. Solitamente i Comuni rilasciano licenze a titolo gratuito anche se ultimamente, come capitato a Bologna, il Comune le ha rilasciate a titolo oneroso, facendole pagare circa 100 mila euro. Di fatto, per noi, il valore della licenza, rappresenta la nostra “liquidazione” e con l’attuale manovra proposta, questo valore andrebbe a sparire. Noi non intendiamo rinunciarci!
Facciamo un esempio concreto. In una città come Perugia, dove lei lavora, servirebbero altri taxi?
Assolutamente no! Attualmente la città conta ben 36 taxi con 8 nuove licenze inserite nel 2010 e con il calo di lavoro dovuto alla crisi attuale, il numero sarebbe di esubero. In giornate con poco lavoro, si fanno soste al posteggio che possono durare anche ore. Una liberalizzazione come quella proposta dal governo Monti, metterebbe in ginocchio il servizio taxi nelle medie e piccole città; gli operatori non sarebbero più in grado di sostenere le spese e potrebbero arrivare a sospendere il servizio.
Lunedì sarete al Circo Massimo a Roma e non escludete altre mobilitazioni. Avete già in mente qualcosa?

Lunedì saremo a Roma e decideremo sicuramente altre forme di protesta se, il governo come ha già fatto, ignorerà le nostre richieste di incontro. Abbiamo già ampliamente detto che siamo disposti a sederci attorno ad un tavolo e discutere tutti quegli aspetti critici del settore. Siamo anche disposti a fare  dei sacrifici, ma nell’imporre una cosa del genere per di più per decreto legge, ci vediamo qualcosa di dittatoriale e di punitivo. Non escludiamo, dunque, nessuna forma di protesta anche clamorosa per poter difendere non le “posizioni di rendita” come ci accusano, ma l’onesto lavoro di migliaia di operatori che devono mantenere le proprie famiglie in un momento così difficile…
ASI 

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