martedì 6 marzo 2012

Arcipelago TAV

Michele Brunati
In una delle mie numerose avventure lavorative, per qualche tempo ho condiviso l'ufficio con una persona deliziosa. Ingegnere elettronico di grande onestà intellettuale e di impronta decisamente liberista, (soleva dire: "ciascun lavoratore dov'essere imprenditore di se stesso!"), ogni tanto, inaspettatamente, usciva con delle affermazioni di stampo sovietico.
Per esempio un giorno, durante una nostra dissertazione sui rapporti non sempre trasparenti tra Stato e cittadino, esordì con la seguente frase: "se il Potere si impegna nel perseguire un certo obiettivo che il cittadino non condivide, allora è giusto che quest'ultimo venga catechizzato quanto basta finché alla fine si convinca di aver sbagliato e di abbracciare pienamente le ragioni dell'altro."
In quelle occasioni mi appariva come la figura del medium che durante la seduta spiritica si mette a pronunciare frasi sconnesse con voce non sua. Mi è balenata poi l'idea che la "voce" poteva essere quella di sua moglie sessantottina, la quale, nonostante la loro non breve convivenza matrimoniale, era ancora impegnata nella disperata impresa di indottrinamento del coniuge.....


Quando l'attuale illegittimo capo del governo con la sua ministra dell'interno, illegittima pure lei, ci vengono a dire che i lavori in Val di Susa saranno comunque eseguiti fino al loro compimento, ma che nel frattempo sono disposti a dialogare con i Valsusini contrari alla devastazione del loro territorio, allora si capisce a che cosa alludono...

Riaprendo il  tavolo delle trattative mettendo sul tappeto la questione del TAV, col vincolo che nel frattempo le manifestazioni debbano essere tranquille e serene, dunque innocue, intendono logorare la protesta fino a quando i lavori non saranno terminati. Così lorsignori avranno modo di farsi belli in sede europea salvando la faccia da una vergognosa sconfitta, e poi saranno ancor più ringalluzziti per continuare con altri peggiori soprusi.

Allora io mi domando: a che cosa serve riaprire il negoziato se comunque la ferrovia verrà fatta?
Penso al mio collega ingegnere e mi rispondo: serve per catechizzare i riottosi!

Le trattative sono una lodevole invenzione dei popoli civili quando vogliono evitare che la diversità di idee sfoci in una rissa collettiva. Ma le trattative hanno ragion d'essere se il problema ammette diverse soluzioni. Per esempio si può trattare sulla velocità massima di percorrenza del treno nella zona valligiana, sul rumore limite da non superare perché sia sopportabile per chi abita nelle vicinanze dei binari, sulla frequenza dei passaggi, e così via. Se invece la questione riguarda il bucare o meno la montagna, sul posare o meno altri binari oltre a quelli esistenti, allora la trattativa non ha alcun senso. Non si può dire: "buco la montagna ma non troppo, metto giù i binari ma non fino in fondo".

Allora risulta chiaro che l'apertura al dialogo per i nostri governanti significa "ti rimbambisco a tal punto che poi mi darai ragione".

Questo atteggiamento fa pendant con quello sovietico di non lontana memoria per cui i dissidenti refrattari al condizionamento di regime venivano relegati "per il loro bene" nei manicomi di stato al fine di stabilire una "idonea terapia" per il loro "recupero". Gli irrecuperabili invece avevano come destinazione il gulag oppure la "purga" in qualità di "nemici del popolo".

Cambiano i tempi, le parole, le definizioni, ma i metodi sono sempre gli stessi.

Anzi, no c'è una variante: nei regimi dittatoriali non era contemplata la corruzione. Prima raccolgo un po' di sindaci della zona ancora indecisi, prometto loro soldi e privilegi come "compensazione", e poi con questi organizzo una bella manifestazione corredata da un nugolo di giornalisti fedeli. Con la connivenza delle Tv "amiche" si darà gran risalto al corteo con inquadrature tali da far sembrare che c'erano in tanti (anche se solo quattro gatti), e così l'opinione pubblica verrà indotta a credere che i favorevoli sono molti di più dei contrari.

E i soldi per allestire la sceneggiata delle compensazioni? Nessun problema! Con un ulteriore giro di vite sulle tasse dirette o indirette si recupererà la cifra occorrente. Qualora non bastasse, si farà intervenire la Banca Centrale Europea per stampare (a debito collettivo) le banconote necessarie per coprire le spese.

Ma la lunga storia di questo assurdo paese ci insegna che, finiti i lavori, non è detto che i sindaci "traditori" riceveranno per davvero e per intero quanto avevano pattuito col "diavolo".

Sì, perché il voltafaccia è dietro l'angolo.

Nella trasmissione "L'ultima parola" andata in onda venerdì scorso su Rai-2, è stato ricordato ai telespettatori che qualche anno fa l'attuale governatore del Piemonte aveva scritto parole di fuoco contro la realizzazione del TAV proprio sul quotidiano "La Padania", organo politico del suo partito d'appartenenza.  Ma con l'approssimarsi della data delle elezioni regionali, capìta l'antifona, si premurò di saltare sull'altra sponda, come dimostrano le registrazioni televisive del "faccia a faccia" con l'allora governatrice uscente.

Amici cari, questa è l'Europa che ci propinano.

Ci dicono che stiamo "vivendo nel migliore dei mondi possibili" e in un regime di "grande democrazia", tanto grande che la stiamo esportando anche con la guerra. Oh! pardon, con le missioni di pace.

Ci invitano a votare per un Parlamento europeo che sulle decisioni più critiche conta come il due di picche in una briscola di quadri, mentre i nostri politici firmano di soppiatto dei trattati liberticidi così voluminosi ed oscuri che risultano incomprensibili anche agli stessi autori. Però ci rassicurano che il referendum sull'Europa non serve perché le statistiche dicono che siamo tutti d'accordo, all'unanimità.

Ci avevano assicurato che la moneta unica avrebbe risolto le nostre ricorrenti avversità economiche ed invece, oltre alla svalutazione galoppante, ci troviamo con una crisi ogni due anni.

Ci vietano l'acquisto delle derrate alimentari prodotte a minor costo ed in maniera più sana nei nostri territori, per importare quelli confezionati da chissà chi a distanza di migliaia di chilometri. E per far viaggiare tutte queste merci oltreconfine senza ritardi ed intasamenti, ci raccontano che abbiamo assolutamente bisogno di nuove strade, ponti e ferrovie, cioè delle "grandi opere", monumenti all'imbecillità.

Dunque il TAV in Val di Susa si inquadra perfettamente in questo demenziale disegno europeo.  E, mentre i lavori proseguono "a prescindere",  chi non è d'accordo e non si lascia abbindolare con false lusinghe deve essere catechizzato ad oltranza fino al suo pieno convincimento.

Sì, proprio come la storia del mio caro collega con la propria consorte.
Con una differenza però: lui l'ha scelta e l'ha sposata.
Noi invece...
L'espediente

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