lunedì 25 giugno 2012

MA LA VALLE DI SUSA NON è PADANIA? NO TAV, NO MAFIA, NO LEGA!

Maurizio Gasparello

C’era una volta la Lega Nord Piemont (anni ’90)

  C’era una volta la Lega Nord Piemont:
   quella del federalismo, delle identità locali, dell’ indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli contro il centralismo di “roma ladrona”, di “forcolandia” e del “super-stato europeo”;
·    quella che lottava contro le burocrazie, lo statalismo, le ruberie, i furbi della politica; dove i dirigenti del Movimento erano eletti direttamente dalla base;
·    quella del “sapere e fare sapere” a contatto diretto con la gente;
·    quella che aveva, tra i suoi valori di riferimento, documenti come la “Carta di Chivasso” e il “Via il prefetto!” di Luigi Einaudi.
E poi?.......

Dal tradimento dei principi fondanti al “Sì-TAV” contro le popolazioni locali (2000 – 2002)

Dopo l’abbraccio mortale con Berlusconi avvenuto in occasione delle elezioni regionali del 2000 si assiste, complice la vittoria dell’allenza Lega-CdL e le conseguenti cadreghe acquisite sotto la Giunta Ghigo, ad una repentina involuzione del Movimento, già denunciata nel 2002 da molti Militanti tramite il “Manifesto di Odalengo”, che può essere rivisitato nella seguente documentazione dell’epoca:

·        Manifesto di Odalengo: la risposta all'articolo di Oreste Rossi pubblicato su "La Padania" del 14.10.2004

Da quel tempo sono praticamente scomparsi i leghisti della prima ora (se si escludono i "traditori" usciti dalla Lega dopo lo strappo Bossi-Berlusconi del '94 e prontamente rientrati alla base dopo la normalizzazione iniziata nel 2000): in compenso la Lega Nord Piemont si è infarcita di mestieranti della politica riciclati da DC e PSI.
Tra le altre conseguenze di tale involuzione furono chiuse le originarie sezioni della Lega Nord in Val di Susa, dichiaratamente No Tav, grazie all’intervento del bel massone addormentato (la massoneria sempre sveglia e vigile ringrazia), con tanto di persecuzioni legali nei confronti dei Militanti che, sbattuti fuori dal Movimento, ebbero il coraggio di dire pubblicamente la verità su quanto stava accadendo.  La militanza epurata fu progressivamente sostituita con soggetti disposti a stare, con opportunistica perseveranza, allineati e coperti agli ordini del partito; la stessa dirigenza leghista prese contatti e fece infiltrare nel movimento politici di professione provenienti da altri percorsi politici che nulla avevano da spartire con la storia ed i principi della Lega primigenia.

La Lega Nord oggi: con il TAV, ladroni a casa nostra.

Il quadro odierna della Lega Nord è desolante e testimonia il totale tradimento dei valori fondanti del movimento (volutamente scritto minuscolo), dove il Federalismo e l'Autodeterminazione dei Popoli sono stati trasformati in feticcio per i gonzi: la doppiezza dei leghisti trova nella questione No-TAV una inequivocabile cartina da tornasole.

Il Caso Maroni

L'ex-ministro degli interni Maroni, in occasione di ogni manifestazione di massa No-TAV, viene colto dalla coazione a ripetere che lo conduce ad invocare l'intervento dell'esercito finalizzato alla repressione dei valligiani riottosi, senza ricordare che in Valle di Susa l'esercito c'è già da un pezzo... ma per soddisfare questo aspirante Oberführer della mutua, cosa dovrebbe fare l'esercito, se non quello per cui è stato inventato, ossia usare le armi? Dica la verità, signor ex-ministro, che in Valle sarebbe ora di distribuire qualche bella gragnuola di schioppettate, tanto per far capire una volta per tutte a quei rompicoglioni dei resistenti No-TAV chi comanda veramente nella sedicente padania - alle dirette dipendenze dell'itaglia e, soprattutto, del superstato europeo - con buona pace del principio “padroni a casa nostra”. Il taglio psicologico che meglio si addice al novello salvatore della Lega Nord è quello di un patetico Smigol alla disperata ricerca dell'anello perduto, e solo una pletora di trinariciuti in camicia verde può plaudire a tale soggetto quale liberatore ed erede al trono della Padania dopo il suicidio politico della mummia di Gemonio, della sua trota (un DNA, una garanzia), nonché di tutta la monnezza familistico-levantina del "cerchio magico". Nonostante i suoi limiti, o forse proprio per questi, il personaggio Maroni resta comunque di una pericolosità assoluta anche oltre la vicenda del TAV, essendo un mercenario in vendita al miglior offerente, nonché un convinto sostenitore della necessità di reintrodurre la pena di morte in nome della democrazia “made in U.S.A.”, in linea con i desiderata del Trattato di Lisbona.

Il caso Lega Nord Piemont

Che dire dell’assordante silenzio dei rappresentanti della Lega Nord Piemont sui recenti atti di violenza perpetrati dalla polizia in terra sabauda? Non l’hanno visto il filmato nel quale i mercenari dell’esercito di masaniello (quelli che, quando si tratta di arrestare un camorrista nei quartieri di Napoli, fuggono a gambe levate sotto il fuoco incrociato dei piatti lanciati dalle finestre dalle donne dei boss) sfondano la vetrata di un bar a Bussoleno, terrorizzando la gente per bene? E non hanno visto, i leghisti in carriera, gli stessi mercenari di cui sopra pestare a sangue inermi cittadini alla stazione Porta Nuova di Torino? Su tutto questo non hanno nulla da dire l’eurodeputato orgogliosamente calato dalle colline dell’alessandrino, i parlamentari pomposamente discesi dalle vallate del Canavese e delle Valli di Lanzo, o quell’altro deputato che ha avuto il coraggio di battezzare celticamente i figli con altisonanti nomi che rimarcano la sua pura fede leghista? Tutti troppo impegnati a presiedere le ricche poltrone istituzionali per avere la dignità di esprimere una reazione contro lo stato di polizia di Roma ladrona?
E Borghezio, dove sei tu Borghezio? Dov’è finito l’eurodeputato con la schiena diritta che denunciava le infiltrazione della Bilderberg e della Trilaterale nelle commissioni europee? Ti sei addormentato anche tu, stordito dalle prebende della politica e dalla necessaria obbedienza per mantenerle? Stai attento perché ti ho sognato, tu già costì ritto, con le gambase en aria e le ciapase anvische.
E’ appena il caso di dire che non vale nemmeno la pena fare domande al capetto in testa (quello che si inalberava quando un militante impertinente gli dava dell’albanese), al bel massone addormentato nel bosco del sottogoverno (la massoneria sempre sveglia e vigile ringrazia) o al Crapa Pelada ca fasia i turtei alle feste della Lega (guadagnandosi così la nomination per uno scranno parlamentare, a testimonianza del fatto che mentre ai tempi dell’antica Roma facevano senatori i cavalli, in quelli della Padania fan deputati i somari)[1], per non dire del senatore recentemente indagato per frode fiscale (ossia il piccolo kapo liquidatore delle sezioni dei leghisti onesti, sbattuti fuori dal movimento per far posto ai sedicenti leghisti con tendenza a delinquere: un’operazione di pulizia all’incontrario della quale ora ben si comprendono le ragioni). Per queste nullità miracolate dall’opportunismo in politica è più che mai valido il principio “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, tanto sarebbe come interrogare dei morti.

 

Conclusioni

Era dai tempi della Repubblica di Salò che non si vedeva l’esercito agire contro la sua stessa popolazione, (cosa particolarmente raccapricciante in quanto coinvolge anche il corpo degli Alpini, che era stato creato proprio a difesa delle popolazioni montane). Quell’esercito che, in passato, interveniva in soccorso delle genti colpita da calamità naturali o antropiche, ora trasformato in una milizia al servizio di interessi privati noncuranti delle devastazioni dei territori che ricadono sotto i loro obbiettivi: tutto questo con la fattiva collaborazione del movimento Lega Nord che, trasformatosi in partito, ha clamorosamente tradito le istanze di Indipendenza e Libertà che gli avevano permesso di raccogliere il consenso di una vasta porzione dell’elettorato.
Nel contempo, non si è mai vista tanta mafia al nord come da quando la Lega è stata al governo. Le recenti rivelazioni di contiguità affaristica tra la criminalità organizzata e la finanza del Carroccio gettano un’ombra inquietante sulle reali motivazioni del trasformismo che ha caratterizzato l’azione politica della Lega Nord dall’inizio del nuovo millennio: il sostegno incondizionato della Lega Nord alla TAV-Connection è momento emblematico di tale collusione.
La Lega Nord è totalmente responsabile, sia nella sua dirigenza che nella sua militanza, per l’essersi ridotta allo stesso livello degli altri partiti: centri di impiego e manovalanza mafiosa, con in più l’aggravante dell’alto tradimento.
Se all’interno della Lega Nord c’è ancora qualche residuale onesto sprovveduto[2], l’unico consiglio da dargli è quello di aprire gli occhi in fretta e fuggire a gambe levate dall’ombra del simbolo di Alberto da Giussano: per il suo bene e per il fatto che, in questi tempi, di tutto c’è bisogno tranne che di utili idioti in salsa padana.
Maurizio Gasparello
24 giugno 2012
[1] Del resto, per l’associazione criminale che tira le fila della politica in itaglia, cosa c’è di meglio che infarcire il parlamento di devoti imbecilli assatanati di denaro facile e privilegi?
[2] ricordo il triste siparietto di un paio di trinaricuti “duri e puri” che, in quanto piemontesi, si sentivano offesi dalla scritta “No TAV – No mafia” comparsa sul monte di Chiomonte perché, a loro dire, “in Piemonte la mafia non esiste”.

Nessun commento: