venerdì 6 luglio 2012

L'Italia è un paese di merda

Stefano Montanari
Quanto costi una vita umana è un quesito che si pone giornalmente nei tribunali di tutto il mondo.  Le risposte date sono tante quanti i casi in questione e ognuna di queste immagino abbia suscitato, almeno in genere, differenze d’opinione a non finire.
Nel nostro civilissimo XXI secolo noi disponiamo solo del denaro come mezzo di risarcimento e, dunque, in fin dei conti la vita ha un cartellino con il prezzo e si può comprare.
La nostra altrettanto civile Italia, esattamente come, più o meno, tutti i paesi del mondo, ha un sistema militare dichiarato di difesa che prevede l’impiego di strumenti atti ad annientare il nemico occasionale e, dunque, inevitabilmente ad uccidere....
La raffinazione tecnologica che rappresenta una delle grandi differenze tra noi umani ed ogni altro animale fa sì, ogni giorno di più, che nell’uccidere si sia sempre più efficienti ma questo, ahimè, in cambio di somme crescenti di denaro. Se non vuoi restare indietro rispetto ai potenziali nemici e se non vuoi fare brutta figura con i momentanei alleati, devi spendere tanti quattrini per acquistare e mantenere armi, eliminando a suon di quattrini quelle in disuso.
Dove prendere quei soldi, specie oggi che siamo affondati in una decadenza vertiginosa senza uscita nata finanziaria e sfociata, ovviamente, in economica? Bisogna stringere la cinghia e la cinghia la si fa stringere a chi è tradizionalmente abituato a farlo.
La nostra attività militare prevede la partecipazione alle cosiddette missioni “di pace” sulla cui moralità e legalità non entro. E prevede pure che esistano zone – i poligoni di tiro – in cui ci si allena alla guerra (o ci si allena a portare la pace, secondo altre visioni del mondo), si sperimentano nuove armi e pure si eliminano quelle vecchie. Tutto questo comporta il fatto che, andando in missione, qualcuno ci lasci le penne, e quel qualcuno le penne le perda in un colpo solo, diventando ufficialmente un eroe onorato da picchetti d’onore, bandiere, lutti al braccio, discorsi e lacrime di stato, per fortuna consolabili in fretta. Ma comporta - e molto più spesso – che qualcuno – in questo caso missione o poligono non fa grandissima differenza - ci lasci le penne in maniera postuma,  lentamente, senza trombe che suonano silenzi d’ordinanza, bandiere o altro, e in quel procedere verso la morte provi dolore e disperazione, dolore e disperazione condivisi dai famigliari i quali, in aggiunta, si trovano ad affrontare le spese di routine tutt’altro che trascurabili di un cancro.  Orbene, questi secondi sono per lo Stato dei rompiscatole.
Ufficialità vuole che i casi di rottura di scatole dichiarati siano 3.671, tutta gente che, in cambio della propria salute fino alla propria vita pretende vile denaro: una volgarità.
Con grande pazienza ed altrettanta generosità il nostro Stato, grazie all’allora ministro della Difesa La Russa, aveva messo a disposizione una bella sommetta per questi importuni: la bellezza di 21 milioni per quest’anno, il che significa, facendo rozzamente una media, 5.670 Euro a testa.
È naturale che mica ci possiamo permettere d’ingrassare gente che non si decide nemmeno a morire. Così, saggiamente, il nostro Monti ha sforbiciato 10 milioni, portando il risarcimento medio ad un più ragionevole ammontare che sfiora i 3.000 Euro. Comunque, sempre una bella cifra.
Ma i giudici dovranno essere attenti con quei soldi. Le nanoparticelle che, secondo qualcuno, perfino la Commissione statale, sarebbero, se non le sole responsabili, almeno tra i fattori scatenanti delle patologie non esistono più: svanite nel nulla. Sappiatelo, giudici! Il 3 ottobre scorso un consesso di scienziati convocati dal Ministero della Difesa a Roma ha sentenziato che non si sa se le polveri facciano davvero male. Che importa se nessuno di loro, nessuno di quegli uomini di scienza, aveva mai visto un paziente, aveva mai dedicato un minuto a studiare quelle che si chiamano nanopatologie, aveva mai osservato una biopsia presa da un paziente di quelle malattie ed erano tutti, insomma, perfetti estranei? Che importa se quelli avevano portato a sostegno della loro tesi esperimenti di laboratorio che nulla hanno a che fare con il problema? E che importa se gli Stati Uniti hanno stanziato 4 miliardi e 300 milioni di Dollari proprio per le malattie da micro- e nanopolveri che hanno colpito gli abitanti di New York dopo il polverone delle Torri Gemelle? Per noi italiani le polveri stanno in un limbo artificiale di “non si sa” garantito da una compagnia di giro.
A pensar male, si sa, si fa peccato ma spesso s’indovina.
A me non interessa, almeno qui, dibattere sull’opportunità di entrare in guerra o comunque si voglia illustrare la questione delle missioni militari all’estero. Altrettanto non entro sulla questione dei poligoni di tiro. Io vorrei solo vivere in un paese in cui esiste la dignità e questo non è il caso nostro. Noi stiamo scientemente massacrando dei nostri concittadini infarcendoli prima di menzogne, magari sorretti dall’autorità da palliata di “scienziati” che mi limito a rinchiudere tra virgolette in attesa che qualcuno si decida a rinchiuderli altrove, e poi li abbandoniamo come i cani che vagano sull’autostrada in attesa e forse nella loro speranza che ci sia chi mette fine in anticipo ad un’agonia crudele.
Lo sappiamo tutti: stiamo andando a marce forzate verso la rovina economica. Non avevamo tralasciato niente per arrivarci. Ma, se le risorse non ci sono, non si va a fare gli eroi dove, per esempio, si estrae petrolio o dove, comunque, corrono quattrini certo non a beneficio della comunità. Soprattutto non ci si va truffando la salute e la vita di ragazzi tenuti artificiosamente ignoranti.
Di tanto in tanto a me capita di parlare con i reduci e non ce n’è uno che mi dica che aveva anche solo una lontana idea dei problemi di salute che andava a sfidare. Nemmeno i “superiori” sanno tutto ciò che devono sapere, generali compresi. E lo Stato non ha nemmeno il barlume di dignità di dire “Ragazzi, siamo alla bancarotta: non abbiamo un centesimo per voi, ci vergogniamo e siamo desolati.”
L’unica cosa che il nostro Stato sa fare è voltare vigliaccamente, viscidamente la faccia da un’altra parte quando qualcuno di quelli che erano i “nostri” è così fuori galateo da ammalarsi e, come se non bastasse, da pretendere che il datore di lavoro si occupi di lui.
Grazie, professor Monti, per questa sforbiciata così eloquentemente esplicativa. Lei ci ha dato conferma di ciò che già il suo predecessore aveva affermato parlando al telefono con quel galantuomo di Lavitola: l’Italia è un paese di merda.

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