mercoledì 11 luglio 2012

«Spending review» e consenso

Eugenio Orso
Prendiamo le mosse dall’atroce taglio al sociale, alla spesa e all’occupazione nel settore pubblico varato dal direttorio Monti, con l’appoggio parlamentare di Bersani, Casini e Alfano.
Abbandonando la fastidiosa espressione anglosassone di «Spending review», che poi significa tagli alla spesa (e all’occupazione), scopriamo che si tratta di una spietata manovra finanziaria mascherata dalle «Disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati».....

Lo stesso testo della manovra mal cela le vere intenzioni di Monti, dei suoi complici e dei suoi sostenitori, a partire, in tal caso, dal “supercommissario” Enrico Bondi che si è speso nell’operazione, poiché, tagliando in concreto diciottomila posti letto negli ospedali – misura “in cantiere” che però non compare esplicitamente nel testo del documento a mia disposizione – i servizi offerti dalla sanità pubblica non resteranno certo invariati, riducendosi per forza di cose in pari misura.
Ma per la sanità pubblica, nell’ultima lettera del documento, si prevedono condizioni peggiori sia per la farmaceutica convenzionata territoriale sia per quella ospedaliera, e si impone, per il secondo semestre dell’anno in corso, un abbattimento del cinque per cento della spesa per i dispositivi medici e dei volumi di fornitura.
I servizi erogati dalla sanità pubblica, soggetti a questi pesanti tagli, resteranno invariati?
Solo un idiota potrebbe crederlo, e loro si permettono impunemente di mentire sapendo di mentire, essenzialmente perché si sentono al sicuro, e scommettono che non ci saranno vigorose reazioni popolari, così come non ce ne sono state finora.
Del resto, è compito della sinistra serva e infame, della cloaca-Pd di Bersani e della cloaca-CGIL di Camusso imbrogliare la popolazione e i lavoratori (questa volta soprattutto quelli pubblici e delle “municipalizzate”), e finora i due ascari dei Mercati&Investitori hanno svolto il loro compito egregiamente.
Altro esempio, scelto a caso nel mare di tagli, riduzioni e pauperizzazioni dei servizi pubblici che caratterizzano le « Disposizioni urgenti …», è la riduzione secca dei trasferimenti di risorse dallo stato alle regioni, imposta per settecento milioni di euro nel 2012 e per un miliardo di euro nel 2013.
A livello regionale e locale, con questa ulteriore riduzione, i servizi resteranno invariati, quantitativamente, qualitativamente e come prezzo?
Le lettere di cui si compongono le «Disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati» sono ben dieci, come i comandamenti, dalla lettera A alla lettera I, a dimostrazione che nei tagli della spesa, dell’occupazione e dei servizi pubblici ben poco d’importante si salva.
Nel testo si identificano i seguenti colpi di mannaia:
A – RIDUZIONE PER L’ACQUISTO DI BENI E SERVIZI E TRASPARENZA DELLE PROCEDURE
B – RIDUZIONE DELLE DOTAZIONI ORGANICHE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
C – RIDUZIONE DI SPESE IN MATERIA DI PUBBLICO IMPIEGO
D – RAZIONALIZZAZIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO E RIDUZIONE DEI COSTI PER LE LOCAZIONI PASSIVE
E –SOCIETÀ PUBBLICHE E IN HOUSE
F – RIDUZIONE DELLA SPESA DEI MINISTERI
G – RIDUZIONE DELLA SPESA DEGLI ENTI TERRITORIALI
H – RIDUZIONE E ACCORPAMENTO PROVINCE
I – PUBBLICA ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ, ENTI DI RICERCA
L – SANITÀ
La parola RIDUZIONE domina incontrastata su tutto, a dimostrazione che la CRESCITA è soltanto un’inconsistente carota, agitata a parole di tanto in tanto dai politici imbroglioni, dagli stessi addetti al soldo dei globalisti e dai media che fanno disinformazione.
La RIDUZIONE e NON la CRESCITA rientra nei veri obiettivi di Monti, della sua gang di stragisti a capo dei ministeri e dei servi politici e sindacali che lo appoggiano.
Quali sono le finalità ipocritamente dichiarate, ed opposte ai veri fini perseguiti?
Presto detto:
1) Iscrivere il funzionamento dell’apparato statale – e le relative funzioni – dentro un quadro razionale di valutazione e programmazione.
2) La riduzione della spesa non incide in alcun modo sulla quantità di servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni a favore dei cittadini ma mira a migliorarne la qualità e l’efficienza.
3) L’eliminazione degli eccessi di spesa produrrà una serie di benefici concreti per i cittadini, permettendo, anzitutto, di evitare l’aumento di due punti percentuali dell’IVA per gli ultimi tre mesi del 2012 e per il primo semestre del 2013.
L’unico “beneficio”, da ciò che si capisce analizzando un poco le menzogne governative, non è un beneficio, ma soltanto una minaccia evitata: l’ulteriore aumento, a fine d’anno, delle aliquote IVA, che peraltro sarà soltanto rinviato alla seconda metà 2013 (se nonostante quel che scrivono gli assassini non scatterà prima, a causa dello spread).
Tutto questo in piena crisi occupazionale, delle produzioni nazionali e dei consumi.
La volontà criminale di Monti è ormai più che manifesta, come è manifesto il fatto che il miglior puntello di Monti è rappresentato proprio da Bersani e dal Pd, che vanno verso l’inciucio elettorale con l’UdC di Casini, e dai sindacati gialli a partire dal più grosso e influente, la CGIL.
Per quanto riguarda il sedicente centro-destra, oggi spaccato e in drammatico deficit dei consensi, una parte del PdL “critica” Monti per ragioni elettoralistiche, una parte approva e una parte, addirittura, ritiene troppo “morbida” la finanziaria mascherata da «Spending review».
Ma si tratta di partiti, se consideriamo anche la Lega, destinati a contare sempre meno, o addirittura a sparire.
Il liquidatore dell’Italia Monti ha sbandierato trionfalmente una certa “coesione ministeriale”, nell’accettare la manovra di soli tagli, e questo lo possiamo dare per scontato, perché rientra nei compiti affidati dalle Aristocrazie globali al suo direttorio.
Monti si è spinto fino a definire questo massacro una «Missione collettiva», ed è strano che l’anglofono bastardo, in questa occasione, non ha usato l’espressione esotica Mission!
Anche l’Italia soggiace a una sorta di Memorandum, imposto per le stesse ragioni e dagli stessi interessi che hanno portato la Grecia al disastro, e questo Memorandum-diktat è contenuto, in buona sostanza, nella lettera BCE del 5 agosto 2011, che ha fatto fuggire con la coda fra le gambe il “demonietto” Berlusconi e aperto le porte al diavolo più grosso, Mario Monti.
Giova ricordarlo, perché è questa e nient’altro l’”essenza” dell’euro e dell’eurounionismo, ed è questa la via attraverso la quale le Aristocrazie globali ottengono l’”unificazione europea”.
Pierluigi Bersani, il verme più grosso fra i “sostenitori” entusiastici di Monti (sia mai che torni il “demonietto” Berlusconi!), continuando nella recita vigliacca di chi lancia il sasso e poi nasconde la mano, pur sapendo che avrebbe approvato senza fiatare i drastici tagli alla spesa sociale e all’occupazione nel settore pubblico (voluti dal suo padrone, il Grande Capitale Finanziario Internazionale), ha starnazzato ad uso e consumo della sua palude elettorale, che “la spesa sociale non si tocca”.
Altroché se si tocca – Bersani vigliacco, nemico del popolo italiano e leccapiedi degli europoidi-globalisti! – e questa manovra, la «Spending review» II parte, sarà applicata, generando disastri nel paese e sofferenze indicibili, nell'attesa spasmodica della III parte e dei suoi micidiali effetti.
I sindacati gialli, a partire dal ratto più grosso – cioè la CGIL collegata al Pd che sostiene Monti – minacciano uno sciopero generale truffa, per narcotizzare ed imbrigliare eventuali proteste (in particolare, di lavoratori pubblici e/o delle “municipalizzate”) e far “digerire” una volta di più le controriforme contro la spesa sociale e il lavoro.
E’ una manovra architettata per prostrare lo stato, togliere risorse al pubblico (e alla cruciale sanità) e per creare nuova disoccupazione, in modo da piegare definitivamente il paese ai voleri (e al saccheggio) di Mercati&Investitori.
Inoltre, dove sono andati a finire il “Federalismo” e il “Decentramento”, visto che si azzerano, imponendo tagli, riduzioni e chiusure di società di servizi controllate, le autonomie degli enti locali territoriali?
Eppure il verme Bersani, prima dell’arrivo di Monti, giurava che il Pd era federalista per indurre la Lega ad abbandonare Berlusconi!
Il mio breve intervento, tuttavia, non ha come scopo l’analisi puntuale delle lettere della manovra di Monti (cosa che peraltro faranno in molti, in questi giorni), ma quello di capire com’è possibile, nonostante tutto ciò che è già accaduto e nonostante questa manovra selvaggia, genocida, che il Pd e la sua sponda sindacale, la CGIL, continuino a mantenere un elevato livello di consenso.
Le motivazioni più profonde, come si può forse intuire, non sono squisitamente corporative, economiche, legate al vero interesse di gruppi sociali determinati.
Perché un lavoratore pubblico che entrerà “in mobilità”, con riduzioni dello stipendio (del venti per cento ufficialmente, ma nel concreto, tolti rimborsi, indennità, possibili straordinari, molto di più) e la minaccia, se non già pensionabile, di passare dalla mobilità alla disoccupazione di lungo periodo, dovrebbe continuare a votare per la mignatta Bersani, e mantenere la tessera CGIL (funzione pubblica) dell’imbrogliona Camusso?
Perché dovrebbe farlo un tesserato Pd, con qualche incarico a livello locale, se sarà colpito direttamente dai tagli alla spesa pubblica e dalle riduzioni dell’occupazione pubblica sostenuti proprio da Bersani?
Perché una rsu CGIL, nel comparto pubblico, dovrebbe continuare a restare in CGIL, se il compito non dichiarato, ma palese, della vile Camusso è quello di “trattenere” i lavoratori, impedire forme di lotta efficaci, imbrogliando senza scrupolo alcuno fino al compimento delle controriforme?
Gli stessi dirigenti di rango più alto, della CGIL e del Pd, non dovrebbero “indignarsi” per questo almeno quanto si indignano per il comportamento delle solite banche (il Pd sostiene Monti che sta massacrando occupazione e socialità, la CGIL della Camusso imbroglia i lavoratori), e uscire, sbattendo la porta alle spalle, da quelle cloache di servi delle Aristocrazie globali?
Ebbene, ciò potrà accadere soltanto in numero limitato di casi, che sarà limitatissimo o addirittura inesistente salendo verso l’alto, lungo la scala gerarchica di Pd e CGIL, ma non si verificherà alcun “esodo” di massa, nel breve e nel brevissimo periodo, da queste strutture ormai completamente degradate e compromesse fino in fondo con il neocapitalismo.
Non parliamo poi dei parlamentari del senato e della camera!
Quando è stato votato il documento di sostegno a Monti, prima che vada a rapporto a Bruxelles alla fine dello scorso giugno – con il Pd, guarda caso, capofila del consenso – numerosi parlamentari pidiini, a testimonianza della loro malafede e della loro vigliaccheria, non hanno partecipato alla votazione, fingendo di essere in disaccordo senza avere il coraggio, però, di votare esplicitamente contro.
Non c’è alcun limite ormai, alla faccia tosta di questo lerciume, che agisce sempre più spesso alla luce del sole, ad esempio difendendo pubblicamente Equitalia (Bersani e Serracchiani in prima fila) o giustificando pelosamente i tagli di Monti, questo perché i suddetti possono far conto su un consenso manipolato, ricattato, idiotizzato da parte di chi subirà ampiamente, in modo drammatico, le manovre da loro stessi approvate e votate.
In un certo senso, la situazione sociale e politica italiana ci riporta sempre di più a quella della Grecia, in cui i greci, nonostante tutto, in maggioranza hanno continuato a votare per Nuova Democrazia, in misura minore per il Pasok e per le piccole tacche della Sinistra Democratica, quando era chiarissimo fin dall’inizio che l’imbroglione Samaras avrebbe applicato per intero, nei tempi previsti e magari con qualche eccesso di zelo per soddisfare i suoi padroni, il piano oligarchico-finanziario imposto con il celebre Memorandum.
Lo stesso farà l’infame Bersani, supportato dalla Camusso, il quale, quando arriverà al governo, se non vi sarà la riconferma di Monti per opera del Pd e dell’UdC, continuerà esattamente sulla stessa strada dell’attuale esecutivo.
C’è purtroppo da temere che l’attuale manovra, la «Spending review» che toglierà assistenza sanitaria e servizi a molti milioni di italiani, che genererà nuova disoccupazione e nuova disperazione sociale, non servirà per far crollale i consensi al Pd – primo e più convinto sostenitore di Monti – nonché il tesseramento dei sindacati gialli e complici, a partire dalla CGIL.
Vediamo di analizzare brevemente le cause di questo sconcertante fenomeno politico e sociale.
Se teniamo conto esclusivamente della base di consenso e dei quadri politici e sindacali di livello medio-basso del Pd e della CGIL – astraendo dal comportamento dei vertici per i quali (ovviamente) vale un discorso diverso – possiamo distinguere i seguenti gruppi principali, in ordine decrescente di consistenza:

A)    Gli Idiotizzati, i quali credono che la sinistra e il sindacato, in qualche modo, difendono ancora i loro interessi all’interno dell’unico sistema politico possibile e “buono”, che è, come gli è stato fatto credere, la liberaldemocrazia. Anzi, la democrazia (che sappiamo essere soltanto un’illusione) deve essere difesa contro il “populismo” e contro qualsiasi altro pericolo, anche se è proprio la democrazia (liberale) che ci ha portati a questo punto. Parimenti, la piena sovranità nazionale politica e monetaria, che sarebbe necessaria per invertire la tendenza neoliberista, è bollata come una cosa “di destra”, da questi semi-lobotomizzati, e per loro, dati i bombardamenti propagandistici e i lavaggi del cervello che hanno subito, è comunque meglio uno stato debole e controllato dall’esterno, “sciolto” in un'unione posticcia come quella europea, in cui però non c’è spazio per l’”uomo forte”. Perciò, le numerosissime sconfitte subite in questi anni, e tutti i peggioramenti che scontiamo, dal potere d’acquisto ai diritti, sono imputabili esclusivamente all’azione e al malgoverno della destra, non di rado con venature populiste, e/o al comportamento delle solite banche che non concedono credito e speculano. Così diventano inevitabili Monti e “il rigore”, che sono comunque meglio di Berlusconi (l’antiberlusconismo, in sé cosa buona e giusta, è stato usato cinicamente per far “digerire” facilmente Monti soprattutto agli idiotizzati). Le controriforme di Monti diventano un male necessario, che purtroppo non si può evitare. Poco importa se persino Squinzi, presidente di confindustria e quindi un rappresentante del capitale, accusa indirettamente il Monti della «Spending review» di macelleria sociale (una cosa enorme, a pensarci sopra …), perché l’idiotismo miscelato con la paura rende digeribile persino Monti, e fa bere le balle atroci di Bersani e Camusso. Questi soggetti, rappresentano probabilmente la maggioranza assoluta dei consensi di cui gode e godrà il Pd (probabilmente anche il SEL) e sono numerosi fra i tesserati della CGIL. Ed ecco qui la vera anima del cosiddetto “popolo di sinistra”, tenendo in debito conto che ad un livello di istruzione medio-alto c’è la figura, più sofisticata e complessa, dell’”idiota acculturato di sinistra”, che legge MicroMe(n)ga, che accetta tutti gli pseudomovimenti che hanno contribuito ad ammazzare la vera protesta sociale anticapitalista, cioè il Pacifismo (strumentale, che non esclude le “guerre umanitarie” occidentali), l’Ecologismo (quello falso, alla Pecoraro Scanio), il Femminismo (quello demenziale, fino ad essere antifemmile) e il Sindacalismo (quello giallo, che lavora un po’ per la controparte e un po’ per sé stesso). Spesso l’idiota acculturato per mostrare la sua superiorità(!) fa sfoggio di un’inutile “cultura”, assolutamente svuotata di concrete istanze politiche e sociali. 

B)     Gli Identitari, che rappresentano, semplificando la questione, una variante degli idiotizzati, perché restano aggrappati ad un’identità culturale e politica, oggi quasi defunta, come se fosse un’ancora di salvezza, e nei casi peggiori scambiano il Pd con il vecchio PCI, questa sinistra, neoliberale e serva del capitale finanziario, per una forza popolare che in qualche modo rappresenta gli interessi vitali delle classi dominate, e via dicendo. Certo è che la perdita dell’identità provocherebbe gravi problemi psicologici a questi soggetti, e li farebbe sprofondare nel vuoto. Molto meglio, allora, nascondere la testa sotto la sabbia e non vedere una realtà sgradevolissima, meglio non cercare neppure di capire cose che potrebbero compromettere il loro equilibrio. Qui, in non pochi casi, patologie di natura identitaria e imbecillità socialmente organizzata coesistono, e l’esito scontato sarà il voto “utile” al Pd, il rinnovo della tessera della CGIL. Voteranno Pd e resteranno nella CGIL anche se il Pd, in combutta con Casini, candiderà Monti per la presidenza del consiglio e la Camusso continuerà con il trucco degli scioperi generali fuori tempo massimo, per far passare tutte le controriforme. Inutile precisare che gli identitari di fascia alta confinano con gli idioti acculturati, naturalmente di sinistra.

C)    I “Ricattati”, che poi, in diversi casi, sono coloro che restano legati ad una parte politica e/o ad un sindacato – in tal caso, Pd e CGIL – per paura di perdere lavoro e reddito, per timore di finire in strada, di dover accettare contratti precari con le cooperative, o di azzerare i risparmi di una vita per sopravvivere. Questi infelici, pur di non ritrovarsi “sul giro d’aria” sono disposti a digerire qualsiasi cosa, a credere a qualsiasi cosa, ad abbassare docilmente la testa continuando a votare ed appoggiare chi, alla fine, permetterà che si passi anche sul loro cadavere (cioè, nel nostro caso, Bersani e la Camusso). “Ricattati” e identitari dovrebbero avere quasi lo stesso peso specifico, nel consenso al Pd e alla CGIL, forse con una leggera prevalenza dei secondi (di cui al punto precedente).

D)    Gli Illusi. Sono coloro che resistono perché vogliono fare ciò che in genere non è mai riuscito a nessuno: “cambiare le cose stando all’interno”. Naturalmente si fa riferimento a quelli che ci credono e che sono in buona fede, a coloro che pensano veramente di poter risanare e cambiare strutture ormai marcite fino alle fondamenta, non rendendosi conto che ostinandosi a stare all’interno, se non saranno espulsi, o marciranno anche loro o coleranno a picco con la nave. Prima che affondi scapperanno i topi, ma loro, caparbiamente, resteranno all’interno per “cambiare le cose”. Questi soggetti potrebbero farci quasi pena, per la dabbenaggine che li caratterizza, se non fosse che con i loro comportamenti concorrono ad inibire la nascita di vere alternative, di nuove strutture politiche e sindacali sane. Ci sono, ovviamente, quelli che dichiarano di voler cambiare “stando all’interno”, ma sono dei furbi in aperta malafede: questi ultimi fanno parte dell’ultimo gruppo, alla lettera E, di consistenza un po’ inferiore rispetto a quello degli illusi.

E)     I Farabutti. Costoro, in genere, sono posizionati nella struttura politica o in quella sindacale (stiamo parlando, lo ricordo ancora, del Pd e della CGIL), in posizione di quadri intermedi, medio-bassi, dirigenti provinciali o rsu importanti per il sindacato, segretari di sezioni locali o assessori nei comuni e nelle province per il partito. Perché farabutti? Perché in alcuni casi sanno bene, e in molti altri almeno in parte intuiscono, dove porta la politica della segreteria nazionale del partito, o della direzione nazionale della confederazione sindacale, ma ugualmente fanno proselitismo, imboniscono la base, trattengono le proteste e cercano di spegnerle, facendo, insomma, unicamente per loro interesse personale e per ragioni di carriera, il gioco della segreteria o dell’alta direzione nazionale. Questi soggetti sono colpevoli quasi quanto i loro capoccia nazionali, ed operano in malafede. Non di rado, millantano anche loro, come gli illusi (che invece sono sinceri e ci credono) di voler “cambiare le cose stando all’interno”, ma lo fanno unicamente per trattenere le tessere e i consensi, sui quali comodamente campano. Perciò, se da un lato pubblicamente criticano le misure strangolanti di Monti, dietro le quinte lavorano, esattamente come fa la loro segreteria nazionale, per ingannare militanti, iscritti, votanti e sostenitori. Sono anche loro, nei fatti, sostenitori di Monti e del massacro sociale che l’”untore” neoliberista riserva all’Italia.

La breve e sommaria analisi fin qui presentata, dovrebbe spiegare in modo sufficientemente esaustivo perché, nonostante il fatto che Pd e la CGIL supportano Monti e la strage sociale, il consenso (e il tesseramento) nei confronti di questi subagenti-leccapiedi del grande capitale finanziario non accenna a crollare di schianto.
Un consenso di massa idiotizzato, drogato, nutrito di menzogne e illusioni, che, pur potendo ridursi di qualche punto (e di qualche tessera), non crollerà di schianto neppure dopo la micidiale «Spending review» di Monti e Bondi, destinata a colpire indiscriminatamente, nei loro bisogni essenziali, molti milioni di italiani.

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