mercoledì 3 ottobre 2012

Di troppa cultura si può anche morire, direbbe oggi Pasolini

Marinella Andrizzi Sinibaldi
Un uomo strano. Uno che è riuscito ad essere malvisto persino dal suo stesso partito, in un periodo in cui il PCI altro non faceva se non cercare di accaparrarsi pseudo intellettuali d’ogni genere e tipologia settoriale.
Ma forse, il problema fu che lui non era uno pseudo. Bensì, intellettuale lo era davvero.
Si rese conto immediatamente dove, con
la farsa popolare inneggiante ai lavoratori, il PCI, quale moderno Caronte, stesse traghettando l’enorme massa dei  suoi stessi elettori e sostenitori.
E, soprattutto, comprese e riconobbe il volto celato del vero potere, verso il quale,  quel suo vecchio partito, si era prostrato ed asservito.....

Riconoscimento che, in quegli anni, non era ammissibile.  Poiché, a livello popolare, come si ostinano ancora oggi, “non era dato sapere”!
Nessuno doveva comprendere il grande imbuto già perfettamente allestito.
Imbuto entro il quale, con malata mente criminale, far freddamente e lucidamente precipitare, come in un immenso tritatutto, le classi lavoratrici, portandole ad interpretare la parte protagonista della farsa, in cui avrebbero rappresentato gli eterni compratori, i consumatori.
Insomma, non più lavorare per vivere, ma lavorare per consumare. Ovviamente, indebitandosi.
La regia, fu affidata ai sindacati.
Una farsa facile da far recitare agli ignari attori, i quali furono ben felici di poter imitare quei “signori”, da sempre invidiati per il loro benessere dorato e si agognava imitarli più di ogni altra cosa. E una “seicento”, pur non essendo una Rolls o una Jaguar, anche senza autista, rendeva bene l’illusione che il “grande teatro del capitalismo”, si apprestava a mandare in scena.
Ma Pasolini non era, come già scritto, uno pseudo intellettuale come quelli cui il PCI ci aveva assuefatti.
Non era né miope né presbite. Ci vedeva bene, troppo bene!  E ben sapeva destreggiarsi nell’immenso labirinto di partiti e partitini creati dal potere con l’unico scopo di depistare, confondere e dividere.
Riconobbe, per nulla accecato dai tanti bagliori di facciata, quei volti dei poteri forti, volutamente oscurati ai più, per ciò che erano nella realtà: crimine allo stato puro.
La cultura illumina la vita. A Pasolini la tolse! E noi, ignari fino all’ultimo, continuiamo a recitare una parte suicida imposta, magari correndo a fare la fila per acquistare l’ultimo IPhone.
O … convinti che Monti sia un tecnico.

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