venerdì 19 ottobre 2012

Grecia, manifestazioni e scontri per dire no agli squali dell’alta finanza

Fabio Polese
Decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza ad Atene per lo sciopero convocato dai maggiori sindacati greci nel giorno del vertice dell’Unione europea. Nei violenti scontri scoppiati, a piazza Syntagma, davanti al Parlamento, c’è stato anche un morto: un uomo di sessantasette anni ha perso la vita a causa di un infarto dopo il lancio dei lacrimogeni da parte della polizia.....

Il bilancio della guerriglia di ieri è di oltre cinquanta persone fermate, tre manifestati feriti e diversi agenti contusi.
La manifestazione era stata indetta dai due maggiori sindacati del Paese, Gsee e Adedy, contro il nuovo pacchetto di austerità richiesto dagli squali dell’alta finanza in cambio della tranche di aiuti da 31,5 miliardi di euro.
Alle proteste di ieri, che si sono svolte anche a Salonicco, hanno aderito sia i dipendenti del settore pubblico sia di quello privato. «Accettare queste misure catastrofiche significa portare la società alla disperazione e le proteste andranno avanti all’infinito», così ha dichiarato il presidente del sindacato Gsee criticando la politica del governo.
Della stessa opinione anche il sindacato Adedy: «Il nuovo, doloroso pacchetto non deve essere approvato. Le nuove richieste – della troika, ndr – serviranno soltanto a cancellare definitivamente ciò che ancora è rimasto dei nostri salari, delle nostre pensioni e dei nostri diritti sociali».
Secondo un recente rapporto dell’Unicef, sarebbero 439 mila i bambini greci che vivono sotto la soglia di povertà, denutriti e costretti a vivere in ambienti malsani. Secondo le stime ufficiali, un greco su cinque è povero, ma stando agli ultimi rilevamenti, si sta viaggiando velocemente verso una soglia di povertà che ingoia un terzo dei cittadini greci. Infatti su 11,2 milioni di abitanti, ben due milioni e 800 mila, non hanno abbastanza per vivere.
Il popolo greco unito contro i loro carnefici, anche ieri, ha dimostrato di non essere d’accordo con diktat provenienti dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale. 

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