domenica 14 ottobre 2012

Nell'allegra fattoria OGM

Davide Zaccaria
L'allegra fattoria degli OGM sta festeggiando una nuova nascita: la mucca senza beta-lattoglobulina, una proteina che può provocare reazioni allergiche e quindi diarrea e vomito ai bimbi che bevono il latte. La nuova mucca è nata in Nuova Zelanda ed è stata presentata al mondo il 2 ottobre, con un articolo sulla rivista PNAS.
Non è stato un parto semplice, ci sono voluti 100 tentativi per produrre un embrione senza la pericolosa proteina....

Non sappiamo bene quanto sia buono questo latte ipo-allergenico, perché ufficialmente nessuno lo ha mai assaggiato: le leggi della Nuova Zelanda vietano di bere il latte delle mucche OGM, anche se sono quasi certo che non abbiano resistito alla tentazione di assaggiarlo.
Lo stesso giorno, con un altro articolo su PNAS, si festeggia anche la nascita di un maialetto senza i recettori delle LDL, le lipoproteine a bassa densità che trasportano il colesterolo. In questo caso il maiale non è buono da mangiare, perché senza quel recettore il colesterolo si concentra nel sangue, quindi si tratta di un animale non particolarmente sano. Il triste destino di questo ungulato è di servire come modello sperimentale per lo studio delle malattie da colesterolo alto, come l'aterosclerosi.
Mentre nell'allegra fattoria le nuove creazioni crescono più o meno felici, continuano le polemiche intorno all'articolo del gruppo italo-francese sul mais Monsanto NK603, dopo le immagini con i ratti colpiti dai tumori che hanno fatto il giro del mondo e suscitato allarmi e preoccupazioni anche a livello politico. Si criticano i protocolli, la scelta e il numero degli animali da esperimento, il valore statistico dei risultati, senza fermarsi a riflettere sul fatto che i protocolli, gli animali e il loro numero sono paragonabili a quelli usati dalla Monsanto per testare lo stesso prodotto ed ottenere l'autorizzazione al commercio; di fatto sono stati ripetuti i test per un periodo più lungo e con più analisi, dimostrando che basta cambiare qualche variabile per ottenere dei risultati diversi.
Il punto è se si può davvero dimostrare la tossicità o l'innocuità di una tecnologia facendo dei test su qualche ratto in condizioni controllate, quando poi i prodotti sono usati in campi aperti in condizioni imprevedibili e incontrollabili, per finire nella pancia di animali che non sono ratti e hanno diete decisamente più variabili.

In realtà l'impatto delle tecnologie OGM sull'ecosistema, sugli animali e sulle persone è difficilmente prevedibile. La mia sensazione è che i test sui ratti siano solo una foglia di fico per dire che sono stati fatti dei test che consentono la messa in commercio. Magicamente, appena esce un test che confuta i risultati di qualche società biotech, ecco che la credibilità dei protocolli viene messa in dubbio, senza però prendersi la briga di fare un confronto con quelli usati per chiedere le autorizzazioni.
L'uso della genetica per generare piante o animali con caratteristiche particolari non è una novità della nostra epoca, fin dai tempi antichi si cerca di migliorare la resa dei raccolti e degli animali da allevamento forzando un po' la mano alla natura, ricorrendo agli incroci selettivi. Il grano, le mucche da latte, le pecore dalle zampe corte, non li abbiamo trovati così come sono, li abbiamo realizzati. Tuttavia è la prima volta che si avverte la necessità di testare il cibo sui ratti, come se fosse un farmaco, per capire se un alimento è tossico oppure no; segno che non ci fidiamo del cibo che produciamo,  che stiamo introducendo nella dieta qualcosa di quanto meno sospetto ed estraneo agli equilibri un tempo consolidati tra l'Uomo e ciò che esso coltiva.
Teste Libere

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