giovedì 31 maggio 2012

L'insostenibile pesantezza del terremoto

Monia Benini
Notte di riposo. 
Sembra quasi un altro mondo e invece sono ad appena 150 km da Ferrara. Nella pelle e nelle ossa, le vibrazioni del terremoto. Negli occhi, lo sguardo terrorizzato della gente che ieri mattina scappava in panico dagli uffici e dalle case, riversandosi in strada. Non ho percepito la scossa delle nove: stavo guidando e la strada era sconnessa. Un istante dopo però ho visto rivoli di persone con il volto sfigurato dalla paura e in alcuni casi dalle lacrime. "E' successo qualcosa", mi dice Nando. "Deve essere tirato forte, di nuovo". Scendiamo dall'auto. Una signora in lacrime conferma il nostro timore: "Ero in bagno, tutto l'edificio ha cominciato a tremare fortissimo. E' stato come l'altra notte". E subito il pensiero corre a mio figlio, lasciato da pochi minuti all'asilo. Prendo il telefono, ma non c'è segnale. Ogni mio tentativo di chiamare qualcuno va a vuoto.
Via. 
Prendiamo l'auto e corriamo verso l'asilo. Le persone sembrano frastornate, confuse... a piedi, in bicicletta, in auto. Il cuore in gola: il ricordo della scuola di San Giuliano affiora prepotente e toglie il respiro. Arriviamo. Insieme a noi ci sono tanti genitori: entriamo nel giardinetto e i bimbi sono tutti lì, con le loro maestre, allineati. Mi avvicino a mio figlio. Mi fa un sorrisone e mi dice che è suonato l'allarme perché c'era il terremoto e che hanno fatto le procedure d'emergenza. Lo abbraccio. Trema.....

mercoledì 23 maggio 2012

Il feudalesimo infinito

Massimo Mazzucco
Continua la penosa abitudine, da parte dei giornalisti italiani, di trattare le elezioni amministrative alla stregua di un torneo calcistico, con "vittorie" e "sconfitte" riportate numericamente sul tabellone elettronico. 
"Finisce 14 a 3 per il centrosinistra sul centrodestra (con 2 città al Terzo polo) la seconda tornata dei ballottaggi per le comunali" scriveva la Stampa nel suo articolo di ieri.
Quando poi si tratta di elencare nel dettaglio i capoluoghi interessati, si parla esplicitamente di città "strappate" e di città "tenute" dall'una e dall'altra fazione: "I candidati di centrosinistra sono riusciti a strappare al centrodestra 9 Comuni, vale a dire Parma, Palermo, Alessandria, Asti, Como, Isernia (dopo 10 anni dominio del centrodestra), Lucca, Monza e Rieti - prosegue l'articolo - Il centrodestra tiene invece a Trapani e Trani, riuscendo anche a strappare Frosinone al centrosinistra."
Sembra di essere ritornati ai tempi del feudalesimo, quando i Visconti di Milano persero alla Serenissima le città di Brescia e Bergamo, oppure quando i Borbone strapparono ai Farnese il granducato di Parma, Piacenza e Guastalla......

Terremoto a Ferrara. La mia personalissima sfida.

Monia Benini
Me lo riprometto da due giorni, da quando la notte è stata squarciata dal terremoto. Mentre faccio ancora i conti con la mia paura e con il bisogno di ritornare alla normalità, ho pensato di scrivere una nota molto personale. 
 Notte inquieta. Mi addormento presto, ma alle 23 e 15 mi sveglio, agitata. Faccio su e giù dal letto continuamente, non c’è posizione adatta che possa conciliare il sonno. La giornata è trascorsa serena e proprio non capisco la mia inquietudine. Vado a vedere mio figlio nel suo lettino e gli sistemo le coperte. Mi rassegno e verso le 3 e 40 guardo la radio sveglia per l’ultima volta: finalmente riesco a dormire.
 Arriva come il tuono. Un fulmine che si schianta a pochi metri da me. E’ come un treno nella camera da letto. Apro gli occhi mentre comincio ad essere sobbalzata verso l’alto: un pesantissimo armadio di legno massiccio davanti a me sta oscillando paurosamente, mentre il boato cupo diventa frastuono. Mio marito si sveglia una frazione di secondo dopo di me e mi chiede: “Cos’è?”. Mentre un flash mi attraversa la mente “Impossibile qui!”, urlo “E’ il terremoto! Scappiamo! Vai da Ricky!!!” Mi puntello con mani e gomiti sul letto e cerco di correre in stanza del bambino, ma il terremoto mi sbatte da una parte all’altra. Arrivo in cameretta quasi a carponi. Mio marito è sopra di lui: vuole proteggerlo dalla caduta degli oggetti che fuoriescono dagli armadi che la furia del terremoto apre e sbatte violentemente....

lunedì 21 maggio 2012

Ricapitoliamo questi ultimi giorni non solo a Brindisi, ma ovunque

Marinella Andrizzi Sinibaldi
Per prima cosa, "bomba"!
Unica foto che vorrebbe dimostrare l'esplosione di tre bombole, è la foto, presa chissà dove, di una bombola con uno squarcio, ma senza alcuna bruciatura.
Stessa cosa sul luogo della cosiddetta "esplosione". E ora, c'è anche il colpevole preso con le mani nel sacco. Pardon, con le mani sul detonatore. Che però non si vede. Ma ... l'intelligence che ci starebbe a fare? Quelli capiscono sempre tutto!
Da notare che tutti gli italiani sono a conoscenza che quasi tutte le vie hanno telecamere di sorveglianza. Meno a Brindisi.
I brindisini sono particolarmente rincoglioniti. Sarà l'aria di mare?
Oppure, non è l'aria di mare e il rincoglionito è uno solo, quello che usa il detonatore.
E perché poi dovrebbe essere un detonatore? Magari, si stava semplicemente guardando la giacca perché si era macchiato di sugo e non se n'era accorto prima!
No! Hanno deciso, per farci un favore, che era un detonatore ... al tonno! O alle cime di rape.
Il crimine di Stato, più idiota in assoluto, fu "l'attentato" alle torri gemelle. Sputtanato nel medesimo istante che questo avveniva!
Ma qui, a Brindisi, è ancora peggio. Intelligence o ... deficiens?......

martedì 15 maggio 2012

Quei suicidi che non possono lasciare indifferenti. Mentre la “cura Monti” non funziona.

Fabio Polese
Mentre molte persone scelgono il suicidio come unica soluzione ai problemi economici, la politica e le istituzioni lanciano l’allarme terrorismo. E’ di ieri la notizia che per “difendere” gli obiettivi sensibili (che sarebbero Equitalia, i cantieri della Tav, le banche e le grandi aziende…) non si esclude l’impiego dei soldati. La proposta è arrivata dal ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri.
In realtà, però, la repressione è già iniziata da tempo. Prima era toccato nei presidi del “Movimento dei forconi” o di quelli contro il Treno ad Alta Velocità in Val di Susa e, ultimamente, al presidio di protesta contro Equitalia che si è tenuto a Napoli. Per chi ancora non l’avesse capito, è vietato alzare la voce. Ed è vietato farlo anche in maniera pacifica perché, comunque, spunterebbero fuori i “black bloc” di turno.
Intanto, sui giornali mainstream, i numerosi suicidi di lavoratori italiani passano in sordina e fanno spazio agli attentati e presunti tali. E’ così che per rivolgere l’attenzione delle masse sulla violenza e non sul reale problema di tutti gli italiani, anche una scritta muraria diventa pericolosa. Questo, negli anni ‘70, si chiamava “strategia della tensione”. Ed è pericoloso, molto pericoloso.....